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Napoli – Siena 2-1. Nessun miracolo Champions, bilancio stagionale e “grana” Pocho

Napoli – Siena 2-1. Nessun miracolo Champions, bilancio stagionale e “grana” Pocho

Di Paolo Esposito

NAPOLI – La partita del San Paolo regala meno emozioni del previsto. Tutto già scritto, nonostante un buon Siena, che si dimostra ancora una volta avversario ostico. La gara termina di fatto al 45’, grazie all’inedita doppietta di Dossena e dal gol del momentaneo pareggio di Mattia Destro, giovane talento del quale si sentirà parlare a grandi livelli nei prossimi anni. A Napoli hanno atteso spasmodicamente buone notizie provenienti da Roma e da Catania, ma alla fine tutto si è concluso com’era cominciato. Vincono tutte, tranne l’Inter. Udinese in Champions per il secondo anno consecutivo e Lazio quarta. 


TIRANDO LE SOMME – Quinto posto, dunque. Un risultato che è doveroso osservare con la proverbiale logica del bicchiere. Un ottimista direbbe che con le risorse limitate a disposizione di De Laurentiis è già tanto essersi confermati in lotta per la Champions, sfiorando nel frattempo i quarti in Europa e trovandosi con la Juve in lotta ancora per due trofei, la Coppa Italia e di conseguenza la Supercoppa. L’altra campana, al contrario, direbbe che molti degli investimenti di quest’anno sono stati puri e semplici ripieghi di ben altri uomini presenti sul mercato. Non stupisca che da ripieghi sono stati trattati da Mazzarri, a giusta ragione. Tra questi si ricordano i più onerosi Britos, Dzemaili e Inler, più di trentacinque milioni spesi per tre giocatori. Qualcosa di meglio, a quelle cifre, si poteva senz’altro fare. L’elenco si allunga se si aggiungono gli uomini presi a parametro zero, Donadel e Santana, per i quali la voce “costi per ingaggi” è stata alimentata in tutto per quattro milioni tra netto, imposte e contributi. Niente male in tempi di crisi. “Est modus in rebus” diceva Orazio, e la misura, in questo caso, risiede nella ricerca da parte della società di cosa si vuole essere l’anno prossimo. De Laurentiis e i suoi collaboratori prendano ad esempio gli errori commessi e capiscano che con l’improvvisazione nel calcio non si va da nessuna parte. Sbagliare un acquisto è naturale, fa parte del gioco. Una serie di cantonate prese per due anni di fila sarebbe meno perdonabile. 

LAVEZZI SPACCANAPOLI – Cinque anni di amore assoluto. Cinque anni ad urlare il suo nome. Cinque anni a mettere sempre tutti d’accordo, in un modo o nell’altro. Ezequiel Lavezzi rappresenta un capitolo importante nella storia recente del Napoli tornato tra i grandi. Fa specie vedere mezzo stadio che lo fischia mentre l’altra metà continua imperterrita ad osannarlo. Questo, sostanzialmente, è l’umore della città. Il Pocho tutto in una volta è eroe e mercenario, innamorato tradito e traditore. Sta a lui decidere se andare via, anzi spetta alla società pianificarne la vendita. Anzi, visto che se ne parla tanto, è atto di sincerità ammettere che della questione s’è capito ben poco, a maggior ragione se si pensa che qualsiasi mezzo di comunicazione crede di avere la verità in tasca, fornendo tuttavia versioni contrastanti. L’unico dato certo è che Lavezzi resta un giocatore del Napoli fino al momento della sua cessione e il suo destino non può essere svelato fino alla fine naturale di questa stagione, ossia nell’immediato dopogara della finale di Coppa contro la Juve. De Laurentiis, sotto questo punto di vista, non s’è mai lasciato scappare l’occasione per impossessarsi del palcoscenico e raccontare i fatti per quelli che sono. Almeno di questo gli va dato atto. Ma prima c’è una finale da giocare, e quella storia è ancora da scrivere.

 Paolo Esposito
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Napoli – Siena: va in archivio il campionato

Napoli – Siena: va in archivio il campionato

Di Paolo Esposito

NAPOLI – Al San Paolo è di scena l’ultimo atto di un campionato strano. La gioia per la Champions, la depressione per non essere stati competitivi su due fronti. La certezza di un gruppo solido, formato da tanti giocatori che vogliono continuare ad essere protagonisti con la maglia azzurra, l’attesa snervante per conoscere finalmente quale sarà il futuro di Ezequiel Lavezzi, che per molti tifosi potrebbe non essere una bella scoperta. Tante facce di una stessa medaglia, che per l’immediato futuro regalano qualche certezza ma lasciano tanti interrogativi. 


QUI NAPOLI – Nella conferenza stampa del sabato Walter Mazzarri ribadisce di non aver mai parlato di terzo posto. La quarta piazza sarebbe già tanto nell’anno della Champions, e se da un lato l’intento del tecnico livornese è quello di rispettare il contratto che lo lega a De Laurentiis fino al 2013, dall’altro c’è la profonda sua convinzione che senza rinforzi l’anno prossimo sarà ancor più difficile fare miracoli. Per l’ultima partita di campionato non ci saranno per squalifica Aronica, Dzemaili e Cavani, oltre a Campagnaro in via di pieno recupero in vista della finale di Coppa Italia. In attacco ritorna dal primo minuto Lavezzi, che farà coppia con Pandev. 


QUI SIENA – Sannino è stato autore di un grande campionato. Il suo Siena ha lottato per la salvezza, ma mai è stato veramente in pericolo. Nulla sarà compromesso in termini di considerazione per l’allenatore napoletano se la procura federale dovesse infliggere una penalizzazione ai bianconeri. La fama di ottimo tecnico Sannino se l’è guadagnata sul campo, ed è anche giusto che l’anno prossimo si candidi a pieno titolo per una panchina più ambiziosa, come quella del Palermo. A Napoli non ci saranno Pesoli, Calaiò, Angelo e Rossettini, tutti ai box per infortunio. Anche diversi titolari, come D’Agostino e Bogdani, dovrebbero accomodarsi in panchina per lasciare spazio a chi durante l’anno ha giocato meno. 

PROBABILI FORMAZIONI 


NAPOLI (3-5-2): De Sanctis; Grava, Cannavaro, Britos; Maggio, Gargano, Inler, Hamsik, Zuniga; Pandev, Lavezzi. A disposizione: Rosati, Fernandez, Fideleff, Ammendola, Dossena, Dezi, Vargas. Allenatore: Mazzarri 


SIENA (3-5-2): Farelli; Belmonte, Contini, Terzi; Vitiello, Vergassola, Gazzi, Brienza, Del Grosso; Destro, Larrondo. A disposizione: Brkic, Sestu, Rossi, D'Agostino, Bolzoni, Grossi, Bogdani. Allenatore: Sannino 


ARBITRO: Domenico Celi di Campobassso (Iannello – Bianchi; Gervasoni) Paolo Esposito

 Paolo Esposito
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Bologna – Napoli 2-0: gli azzurri dicono addio alla Champions

Bologna – Napoli 2-0: gli azzurri dicono addio alla Champions

Di Paolo Esposito

BOLOGNA – Una vittoria sofferta, strappata via nell’arco dei novanta minuti, ma alla fine meritata ed anche stretta. Peccato per il Napoli che i protagonisti della storia siano i suoi avversari e che i festeggiamenti alla fine siano tutti per Marco Di Vaio. Diamanti e Rubin fissano il risultato sul due a zero finale e nel breve volgere di un pomeriggio ribaltano la stagione del Napoli, ormai quasi sicuramente condannato alla coppa che De Laurentiis non vuole disputare.

LA CRONACA – Napoli brutto, ma anche sfortunato. Gli uomini di Mazzarri nel primo tempo colpiscono per tre volte la traversa, di cui una per gentile concessione di Cherubin, che rischia un clamoroso autogol. I felsinei di fronte a tanta veemenza non si perdono d’animo, e con Diamanti vanno in vantaggio. L’ex livornese sfrutta una fase difensiva partenopea approssimativa e dalle maglie alquanto larghe, ha tutto il tempo di stoppare al meglio un cross dalla sinistra e girare a rete, infilando nell’angolo a lui più congeniale. Nella ripresa il Napoli pian piano si sgretola, così il Bologna prende definitivamente il sopravvento e con il neo entrato Rubin mette a segno il raddoppio. Brutto finale di partita e di campionato, con tanto di rissa da tutti contro tutti per la quale pagano con il rosso Dzemaili e Morleo. Ma il tutto parte da un fallaccio di Zuniga.

DOPOPARTITA – Ora come ora verrebbe da pensare che la stagione non è ancora finita. A parte l’inutile ultimo turno interno contro il Siena ci sarebbe da giocare la finale di Coppa Italia contro la Juve il 20 maggio. Ma i giocatori oggi hanno dimostrato di essere già in vacanza. Non c’è occasione migliore di questa per iniziare a programmare il futuro. Tanto per cominciare, chi vuole andare, vada, è giusto il ragionamento del presidente De Laurentiis, che si chiami Lavezzi, Gargano o Cavani. Poi inizia il difficile, ovvero cosa serve a questo Napoli per continuare il suo processo di crescita. Lotta per il terzo posto a parte, questa squadra rispetto all’anno scorso ha fatto dodici punti in meno, e se è vero che Mazzarri alla Champions ha attribuito già ad inizio anno sei o sette di questi, anche ai bambini balza agli occhi che i conti non tornano. Posto che l’attacco è il settore che meno necessita d’interventi, se non una conferma per Pandev ed un eventuale sostituto di Lavezzi, la dirigenza deve intervenire in modo massiccio negli altri settori del campo. In difesa serve gente d’esperienza, che ben si adatta alla difesa a tre e dalle caratteristiche fisiche ben delineate, una sorta di nuovi Campagnaro. A centrocampo urge un centrale con la C maiuscola, sarebbe imperdonabile soltanto immaginare un nuovo caso Donadel. Infine gli esterni. Maggio e Zuniga si sono dimostrati all’altezza della situazione, ma sono soli. Dossena ormai non offre più le dovute garanzie e pensare di riabilitare Vitale non ha senso. Anche qui va fatto un ragionamento di sostanza, non di portafoglio. Ovviamente per ora circolano solo nomi, non vere trattative. Quelle si profilano quando la squadra che tratta ha concretamente qualcosa da offrire, oltre ai soldi dell’ingaggio. L’anno scorso si chiamava Champions League, quest’anno bisognerà inventarsi qualcosa. Un fatto è certo, a Napoli lo sanno da secoli: il risparmio non è mai guadagno.

Paolo Esposito  

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Bologna – Napoli: non c’è due senza tre

Bologna – Napoli: non c’è due senza tre

Di Paolo Esposito

BOLOGNA – 22 aprile 1990, Bologna – Napoli 2-4. Gli azzurri chiamano il sarto per farsi cucire per la seconda volta il tricolore sulle maglie. 10 aprile 2011, Bologna – Napoli 0-2. Mazzarri e i suoi coltivano un sogno chiamato scudetto, ed anche se alla fine la posizione in classifica sarà quella più bassa del podio è proprio a Bologna che matura la convinzione di essere all’altezza dell’Europa dei grandi. Il detto ricorda che non c’è due senza tre, e alla penultima di questo campionato la speranza dei tifosi è quella di posare il mattone decisivo per completare la costruzione del secondo piazzamento consecutivo che vale la Champions.

QUI BOLOGNA – Tempo di arrivederci in casa felsinea. Marco Di Vaio annuncia il suo passaggio per la prossima stagione ai Montreal Impact, squadra canadese che partecipa alla Major League Soccer. Dopo quattro anni in terra emiliana conditi da altrettante salvezze conquistate e scanditi da 66 gol, i gradi di capitano portati con pieno merito e un “Nettuno d’oro” consegnato dall’allora commissario straordinario della società Annamaria Cancellieri, attuale Ministro dell’Interno, l’attaccante romano si prende un anno tutto per sé. Continuerà a giocare con continuità ancora per una stagione, in prestito, per tornare a giugno 2013 e far valere la parte del suo contratto che prevede un ruolo da dirigente fino al 2017. Ci terrà a salutare nel migliore dei modi i suoi tifosi Marco Di Vaio, nonostante le tante assenze a cui Stefano Pioli dovrà fronteggiare. Squalificati Portanova, Ramirez e Konè, infortunati Gimenez, Pulzetti, Gillet, Casarini e Khrin, il mister rossoblu avrà in compenso le certezze dello stesso Di Vaio e della sua spalla ideale, Alessandro Diamanti.

QUI NAPOLI – In conferenza stampa Mazzarri sembra un equilibrista per la sua capacità di scansare i temi caldi. Due sono i concetti fondamentali espressi dal mister azzurro. Il primo: “parlare di Champions porta male”. E poi: “l’Udinese è favorita perché ha il calendario più facile”. Pretattica a parte, le certezze in formazione partono dalla mini rivoluzione in difesa. Indisponibile Campagnaro, squalificato Fernandez, Cannavaro si sposta a destra, Aronica al centro e l’ex Britos ritrova il posto da titolare sulla sinistra. Tutto confermato a centrocampo, con i tre centrali e i due sugli esterni. In attacco ancora una conferma dal primo minuto per Pandev al fianco di Cavani, che vuol dire panchina per Lavezzi.

PROBABILI FORMAZIONI

BOLOGNA (3-4-2-1): Agliardi; Sorensen, Loria, Antonsson; Garics, Mudingayi, Perez, Morleo; Taider, Diamanti; Di Vaio. A disposizione: Stojanovic, Cherubin, Rubin, Crespo, Casini, Acquafresca, Belfodil. Allenatore: Pioli

NAPOLI (3-5-2): De Sanctis; Cannavaro, Aronica, Britos; Maggio, Gargano, Inler, Hamsik, Zuniga; Pandev, Cavani. A disposizione: Colombo, Grava, Fideleff, Dossena, Dzemaili, Lavezzi, Vargas. Allenatore: Mazzarri 

ARBITRO: Bergonzi (Barbirati-Maggiani; De Marco)

Paolo Esposito

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Napoli – Palermo 2-0: prove di fuga

Napoli – Palermo 2-0: prove di fuga

Di Paolo Esposito

NAPOLI – Partita emozionante al San Paolo. Il Napoli fa fatica, ma alla fine riesce ad avere ragione di un Palermo mai rassegnato. Prova autoritaria di Hamsik, prestazione sopra le righe per Pandev. Il macedone è sempre nel vivo dell’azione provocando prima il rigore, trasformato da Cavani, poi servendo un assist al bacio per lo slovacco, che ringrazia e raddoppia. Gli azzurri ora si sganciano dal gruppone e in attesa del resto delle partite guardano tutti dall’alto di tre punti di vantaggio.

LA CRONACA – Primo tempo bello e vibrante. Entrambi gli attacchi sembrano in grado di creare azioni pericolose. Ci prova prima Inler, che da fuori area manda il pallone all’incrocio dei pali. Poi è la volta di Ilicic ed Hernandez, che nella stessa azione esaltano i riflessi di De Sanctis. Il Napoli passa al quarto d’ora, con un’incursione di Pandev il quale, nel tentativo di crossare, si fa deviare il pallone con un braccio da Milanovic, che in scivolata tentava di fermarlo. A ben vedere il pallone sbatte prima sulla gamba del difensore rosanero, poi sull’avambraccio, ma De Marco è irremovibile e concede il rigore. Sul dischetto ci va Cavani, che con un destro potente e preciso batte Viviano, realizzando il gol numero ventitre in campionato, il trentaduesimo totale, a meno uno dal suo record dell’anno scorso. Passa un quarto d’ora e il Napoli raddoppia. Pandev stoppa un pallone alla trequarti, vede inserirsi Hamsik, gli serve un assist morbido e preciso, che lo slovacco non fa fatica a controllare di petto. Battere Viviano in uscita è un gioco da ragazzi. Nella ripresa la squadra di Mazzarri controlla bene le iniziative degli avversari, non è un caso che De Sanctis effettui un solo intervento degno di nota, peraltro su tiro da fuori area.

NESSUNO TOCCHI LAVEZZI – Pandev, dunque. Il macedone, quando è in forma, dimostra di essere “tanta roba”, come dicevano in quel di Milano i suoi vecchi tifosi. Rigore provocato, assist per il raddoppio, almeno altre due occasioni d’oro in cui c’è il suo zampino. Domanda: basta questo per dimenticare Lavezzi, pensando che se qualcuno paga la famigerata clausola rescissoria in fondo fa un piacere al Napoli? Risposta: assolutamente no. Non è questione di simboli o, peggio, di bandiere. Nel calcio non ce ne sono più da tempo, tranne rarissimi esemplari. Il discorso è di abitudine a ragionare da grande squadra. L’attacco, ad oggi, è l’unico reparto che può contare insieme su elementi di grande affidamento, dalle caratteristiche diverse, per ogni occasione nell’arco di una stagione lunga e difficile. Rinunciare oggi a Lavezzi non significa in sé smantellare una squadra, o un progetto, per dirla alla De Laurentiis, ma sicuramente vuol dire ricominciare daccapo. Al contrario, considerare l’attacco un reparto completo e lavorare per rendere tali anche gli altri settori del campo sarebbe un segnale di un deciso salto di qualità, almeno di mentalità, da parte della dirigenza. Nel frattempo però il campionato non è finito. La prima di tre finali è stata vinta, ne mancano ancora due. E nell’universo della lotta al terzo posto il Napoli, purtroppo, non è solo.

Paolo Esposito  

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Napoli – Palermo: inizia il finale di campionato

Napoli – Palermo: inizia il finale di campionato

Di Paolo Esposito

NAPOLI – Punti importanti in palio al San Paolo, ma solo per il Napoli. Gli azzurri inseguono un terzo posto conteso da altre tre squadre, Inter, Lazio e Udinese, e tutte sono a pari merito a tre gare dal termine. I rosanero sono invece virtualmente salvi, ma sperano almeno di disputare una partita dignitosa, sapendo però di avere molte defezioni. Da qualsiasi prospettiva si guardi la classifica, i verdetti saranno inequivocabilmente emanati tra poco più di dieci giorni.

QUI NAPOLI – Mazzarri ha tutti gli uomini a sua disposizione, fatta eccezione per Campagnaro, che sarà sostituito da Fernandez, e Dzemaili squalificato. La scelta del tecnico per quel che concerne Lavezzi è ancora orientata al minutaggio limitato. Era sotto gli occhi di tutti la condizione del pocho nei pochi minuti di Roma, ragion per cui meglio non rischiare adesso che si può contare su un Pandev in buona condizione, piuttosto che avere grossi rimpianti nelle prossime due partite e, peggio ancora, nella finale di Coppa Italia del 20 maggio.

 QUI PALERMO – Bortolo Mutti deve fare di necessità virtù. La salvezza è quasi acquisita perché solo un suicidio di massa manderebbe in B una squadra che ha sette punti di vantaggio sulla terz’ultima a tre giornate dalla fine. Le rogne però non mancano. A Napoli non ci saranno Miccoli, Balzaretti, Della Rocca e Mantovani, tutti per problemi fisici. Tatticamente lo schieramento sarà speculare rispetto a quello di Mazzarri, con tanto di difesa a tre e folta mediana a cinque. In attacco il posto del capitano sarà preso da Ilicic, mentre un ritrovato Abel Hernandez è confermato nel ruolo di prima punta.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (3-5-2): De Sanctis; Fernandez, Cannavaro, Aronica; Maggio, Gargano, Inler, Hamsik, Zuniga; Pandev, Cavani. A disposizione: Colombo, Grava, Britos, Dossena, Ammendola, Lavezzi, Vargas. Allenatore: Mazzarri

PALERMO (3-5-1-1): Viviano; Munoz, Silvestre, Milanovic; Bertolo, Donati, Migliaccio, Barreto, Pisano; Ilicic; Hernandez. A disposizione: Tzorvas, Aguirregaray, Labrin, Acquah, Vazquez, , Zahavi, Budan. Allenatore: Mutti

ARBITRO: Andrea De Marco di Chiavari (Viazzi – Liberti; Peruzzo)

Paolo Esposito  

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Roma – Napoli 2-2: dall’inferno al paradiso e ritorno

Roma – Napoli 2-2: dall’inferno al paradiso e ritorno

Di Paolo Esposito

ROMA – All’Olimpico accade di tutto. Domina la Roma nel primo tempo, risorge il Napoli nella ripresa, ma ai giallorossi basta l’ultimo respiro per strappare un punto. Apre Marquinho, poi Zuniga e Cavani segnano due gol meravigliosi, che illudono il Napoli fino all’ingresso in campo di Simplicio. Il brasiliano negli ultimi secondi segna e corre in tribuna a ringraziare la sua famiglia.

LA CRONACA – In novanta minuti c’è tutto il campionato delle due squadre. Una Roma maestosa nel primo tempo, che in un’ipotetica avventura europea non avrebbe niente da temere, contrapposta ad un Napoli smarrito. Poi il ribaltone, nel secondo tempo, dove si rivede a tratti il Napoli formato Champions, quello delle grandi occasioni. Ma è pur sempre il Napoli di quest’anno, quello sfortunato e sprecone, che a dieci metri dal traguardo si piega sulle ginocchia e si ritira dalla gara. Marquinho porta in vantaggio gli uomini di Luis Enrique, ma nel primo tempo la Roma potrebbe segnare in almeno tre occasioni, su tutte Gago, che si mangia un gol praticamente già fatto. Nella ripresa i capitolini si allungano, non riescono a contenere la reazione del Napoli, a tratti spariscono dal campo. Zuniga riesce a trovare il gol con un tiro a giro da quasi trenta metri dopo pochi minuti, ma è solo dopo che Mazzarri indovina la mossa vincente. L’ingresso di Pandev si rivela più che azzeccato e i frutti si vedono nell’azione del raddoppio. Una Roma piazzata male su una ripartenza azzurra concede al macedone di fare qualche metro palla al piede, quanto basta per osservare il movimento di Cavani. Il Matador fa la sua solita serpentina, riceve il pallone al limite dell’area e lascia partire una parabola meravigliosa, che si spegne all’angolo lontano, alla sinistra dell’incolpevole Lobont. La Roma è frastornata e non sembra riuscire ad imbastire una reazione convinta. Le due ultime cartucce sparate dal tecnico spagnolo si rivelano però determinanti. Il giovane Tallo e il veterano Simplicio, sono loro a confezionare il pareggio, con scena finale inedita che vede il brasiliano correre in tribuna e scambiarsi effusioni con la moglie e gesti d’affetto con il figlioletto. Tanti rimpianti in casa azzurra per l’ennesima occasione mancata, grande sollievo per i romanisti, che per la quindicesima volta in questa stagione stavano per ingoiare il boccone amaro della sconfitta. Ma per tutto ciò non c’è tempo, tra poche ore si torna in campo.

RUSH FINALE – Tutti in fila. Inizia un altro campionato. Un mini torneo di tre giornate, a quattro squadre, che assegnerà il terzo posto finale. Ricapitolando, Napoli, Udinese, Inter e Lazio sono a pari merito a quota 55. Classifiche avulse, scontri diretti e differenza reti sono variabili che è inutile guardare adesso. Il Napoli, da ora in poi, non deve fare più calcoli ma solo rincorrere la vittoria finale. Il calendario lo permette. Le due partite su tre in casa e il calendario forse migliore rispetto alle rivali non concede alibi agli uomini di Mazzarri. Se c’è voglia di andare in Champions questo è il momento di comportarsi di conseguenza.

Paolo Esposito  

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Roma – Napoli: la Champions passa dall’Olimpico

Roma – Napoli: la Champions passa dall’Olimpico

Di Paolo Esposito


ROMA – Nel sabato sera della quart’ultima di serie A, Roma e Napoli danno vita ad un duello che può valere il terzo posto, ultimo biglietto disponibile per la prossima Champions League. Definire lo stato di salute delle due squadre alla vigilia è quanto mai difficile. I giallorossi sono reduci da due sconfitte consecutive, quattordici in totale, mentre il Napoli ha un rendimento che per metà fa urlare allo scandalo e per l’altra metà al miracolo.

QUI ROMA – Oltre agli aspetti generali riguardanti il rendimento, Luis Enrique sembra aver perso di nuovo la bussola ultimamente. Sconfitte pesanti quelle di Torino contro la Juve e interna contro la Fiorentina. L’allenatore spagnolo prima dice che questi sono giorni in meno dal suo addio, poi qualche ora dopo confessa di non essersi mai pentito di aver accettato la Roma. Segnali di contrazione e distensione che non si sa fino a che punto giovino all’ambiente. Lo spogliatoio non scoppia certo di salute, visto che tra acciacchi e squalifiche il tecnico di Gijon deve rinunciare a Burdisso, Juan, Stekelenburg, Lamela, Osvaldo e De Rossi. Gli uomini sono quelli che sono, ragion per cui in panchina è forzata la scelta di portare i giovani Greco, Viviani, Tallo e Piscitella.

QUI NAPOLI – Mazzarri è un po’ più sereno rispetto alle settimane passate. L’aver ritrovato i suoi esterni e il poter contare su un uomo in più come Dzemaili per dare maggiore copertura al centrocampo sono i motivi principali delle ultime due vittorie consecutive. L’unico cambio obbligato è quello di Fernandez per Campagnaro, uscito malconcio da Lecce e out per una settimana. Resta il fatto che a questo punto della stagione, con una partita importante come quella di Roma, rinunciare a cuor leggero a Lavezzi per “non turbare gli equilibri” significa aver imboccato la strada giusta in termini di convinzione e spirito di gruppo. Non è eresia pensare che il traguardo può sfuggire solo per demeriti del Napoli.

PROBABILI FORMAZIONI

ROMA (4-3-1-2): Curci; Rosi, Kjaer, Heinze, Taddei; Pjanic, Gago, Marquinho; Totti, Borini, Bojan. A disposizione: Lobont, Josè Angel, Perrotta, Simplicio, Greco, Tallo, Piscitella.
Allenatore: Luis Enrique

NAPOLI (3-5-1-1): De Sanctis; Fernandez, Cannavaro, Aronica; Maggio, Gargano, Inler, Dzemaili, Zuniga; Hamsik, Cavani. A disposizione: Colombo, Britos, Dossena, Vargas, Ammendola, Pandev, Lavezzi.
Allenatore: Mazzarri

ARBITRO: Rizzoli di Bologna (Faverani - Stefani; Tagliavento)

Paolo Esposito  

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Lecce – Napoli 0-2: l’”ottava” di Hamsik e la “tripla” di Cavani stendono Cosmi

Lecce – Napoli 0-2: l’”ottava” di Hamsik e la “tripla” di Cavani stendono Cosmi

Di Paolo Esposito

LECCE – Un Napoli attento, umile e cinico espugna il Via del Mare. Prestazione maiuscola degli uomini di Mazzarri, che vanno in vantaggio, poi raddoppiano e in mezzo controllano con buona tranquillità la gara. Hamsik segna un gol fantastico, l’ottavo in campionato, Cavani sigla il suo centesimo sigillo da quando è in Italia. Due messaggi inequivocabili da spedire alla Roma.

LA CRONACA – Il Napoli segna nei momenti giusti. All’inizio dei due tempi, mettere il pallone dentro significa scompaginare l’assetto di partenza degli avversari. Su punizione dalla trequarti spunta così Hamsik, che spalle alla porta effettua una torsione e in mezza girata piazza il pallone nell’angolo. Ottava rete in campionato, e definirla sinfonia o meraviglia è solo una questione di immaginazione. All’inizio della ripresa è Cavani a marcare il cartellino, imbeccato da una verticalizzazione di Cannavaro, che bene aveva anticipato Muriel addirittura a centrocampo, finalizzando così il più classico dei contropiede. Il Matador azzurro farebbe impazzire uno statistico. Con questo sono 21 gol in campionato, che se sommati ai 9 segnati nelle coppe fanno 30, a sole tre marcature dal record dell’anno scorso. Da quando è in Italia ha già segnato 100 gol e nella classifica “all time” dei cannonieri del Napoli la top five, composta per la cronaca da gente che si chiama Maradona, Sallustro, Vojak, Altafini e Careca, non è poi così lontana. Nel finale di gara il Napoli si limita a contenere la reazione rabbiosa ma poco lucida dei salentini, ai quali non resta che aggrapparsi ad un Genoa in caduta libera per la corsa alla salvezza.

DOPOPARTITA – Qualcuno urla che è tornato il “vero” Napoli. Ma cos’è il Napoli, ammesso che ce ne sia uno vero e uno “pezzottato”, come si suol dire a Fuorigrotta? E’ quello che riesce a prendere nove gol in modo imbarazzante da Juve, Lazio e Atalanta o quello che s’impone contro squadre con l’acqua alla gola come il Novara e il Lecce, dando peraltro prova di crescita fisica e mentale? Non è facile spiegare questa evoluzione, ma un dato di fatto c’è, ed è la visita di De Laurentiis a Castelvolturno della settimana scorsa, proprio alla vigilia della trasferta di Lecce, poi rinviata per la morte di Morosini. Deve essere successo qualcosa in quella sede, perché al termine dell’incontro nessuno ha storto il muso, sono stati tutti entusiasti, insomma, delle parole del presidente. E’ fin troppo evidente che De Laurentiis si sarà ispirato di più al Briatore parodiato da Panariello piuttosto che ad Al Pacino versione Tony D’Amato in “Ogni maledetta domenica”, ma tant’è, a volte per ottenere i risultati ci vuole anche la carota, oltre che il bastone. Questa mini serie di due vittorie consecutive, ad ogni modo, è un ottimo volano per affrontare l’ultimo grande ostacolo di questa stagione, una Roma che sembra allo sbando ma che rappresenta una mina vagante dall’inizio del campionato. All’Olimpico, oltre che proseguire la rincorsa al terzo posto, l’obiettivo sarà vendicare la sconfitta interna dell’andata.

Paolo Esposito  

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Lecce – Napoli: al Via del Mare si gioca per salvezza e terzo posto

Lecce – Napoli: al Via del Mare si gioca per salvezza e terzo posto

Di Paolo Esposito

LECCE – Destini incrociati in Salento, dopo l’interruzione per la morte di Morosini si riparte. La rincorsa alla Champions e quella alla permanenza in massima serie, in entrambi i casi, rappresenta un inseguimento. A questo punto della stagione vince chi ne ha più fame, oltre che energie.

QUI LECCE – Era inesperto quel Lecce di Eusebio Di Francesco, troppo una scommessa per pretendere in campo un branco di cagnacci in grado di lottare per la salvezza. Ma mentre è certo che “il ragazzo si farà”, per citare uno che di leva calcistica ne sa qualcosa, la famiglia Semeraro a dicembre scorso ha deciso di affidarsi all’uomo del fiume, quel Serse Cosmi che in più di una circostanza ha dimostrato le sue capacità e che solo la sua ferrea volontà di non rientrare in un “certo giro” gli ha precluso la possibilità di ambire a grandissimi palcoscenici. Da allora è partita una lenta, lunga ma inesorabile rincorsa verso la permanenza in serie A, che adesso è lì, ad un punto, con tanta birra ancora nelle gambe e un Genoa che davanti sembra aver mollato, oltre le maglie, tutto il resto. La salvezza giallorossa è quasi certezza, e se i fatti dovessero togliere quel “quasi”, nemmeno la squallida vicenda delle scommesse potrebbe scalfire una tale impresa. Cosmi avrà a disposizione tutti per la sfida al Napoli, e ad un certo punto della gara potrà persino guardare verso la propria panchina, in cerca di qualcuno lì seduto, pronto a dare il meglio negli ultimi minuti.


QUI NAPOLI – De Laurentiis è intervenuto dalla Cina, annunciando grandi cose per il futuro. Hamsik ha rinnovato, Cavani resterà a Napoli nonostante le ultime dichiarazioni, mentre per Lavezzi si parla di futuro a tinte più fosche. Intanto qualcosa si muove tra i dirigenti. Bigon ha rinnovato la sua fiducia con il patron azzurro per altri quattro anni, mentre Fassone è sicuro dell’addio, ufficialmente perché a De Laurentiis “non serve un direttore generale”, con buona pace del licenziatario Lo Monaco. Sul piano più strettamente attuale, Mazzarri manderà in campo gli stessi undici che sabato scorso hanno battuto il Novara. In assenza di Lavezzi e Pandev si giocherà di nuovo con tre mediani, Dzemaili, Inler e Gargano, con Hamsik più avanti a supporto di Cavani.

PROBABILI FORMAZIONI

LECCE (3-5-2): Benassi; Oddo, Miglionico, Tomovic; Cuadrado, Delvecchio, Giacomazzi, Blasi, Brivio; Muriel, Di Michele. A disposizione: Petrachi, Esposito, Carrozzieri, Giandonato, Bertolacci, Bojinov, Corvia. Allenatore: Cosmi

NAPOLI (3-5-1-1): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Aronica; Maggio, Gargano, Inler, Dzemaili, Zuniga; Hamsik, Cavani. A disposizione: Colombo, Fideleff, Fernandez, Britos, Dossena, Vargas, Ammendola. Allenatore: Mazzarri

ARBITRO: Paolo Tagliavento di Terni (Manganelli – Padovan; Rizzoli)

Paolo Esposito

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Napoli – Novara 2-0: Cavani e Cannavaro regalano i tre punti

Napoli – Novara 2-0: Cavani e Cannavaro regalano i tre punti

Di Paolo Esposito

NAPOLI – Zero gol al passivo, una vittoria, due gol fatti e tre punti. Ma ancora tanta paura. Il Napoli liquida la pratica Novara nel primo tempo, grazie a due regali degli ospiti che fruttano i gol di Cavani e Cannavaro. Prestazione sufficiente per gli uomini di Mazzarri, che compiono la missione di vincere ma che non possono considerare questa partita come un’iniezione di fiducia per la lotta al terzo posto. Il Novara non rappresenta un test probante.

LA CRONACA – Ci mette poco il Napoli a far sua la partita. Senza le accelerazioni di Lavezzi e la fantasia di Pandev, tocca a Dzemaili affiancare un ottimo Hamsik dietro Cavani. Al ventesimo Radovanovic combina un pasticcio con un retropassaggio da centrocampo, che rimbalza pericolosamente davanti a Fontana. L’estremo difensore piemontese tenta maldestramente un rinvio al volo, ma finisce con il regalare la sfera a Dzemaili al limite dell’area. Quest’ultimo intelligentemente serve Cavani, che praticamente a porta vuota mette dentro per il vantaggio azzurro. Dopo meno di un quarto d’ora il Napoli va ancora in rete, stavolta con Cannavaro, che approfitta di un mancato rinvio della difesa di Tesser, a seguito di un tiro di Cavani respinto da Fontana. Poi ben poco. Il Novara non attacca, già rassegnato nella testa e nelle gambe. Il Napoli, davanti a tanta pochezza, fa girare continuamente il pallone e di tanto in tanto si fa vedere in area. Sembra un paradosso, ma al novantesimo l’unica notizia buona sono i tre punti.

DOPOPARTITA – Mazzarri, il guru della prestazione, stavolta ammette che l’importante era vincere, e vittoria è stata. Il futuro, però, preoccupa non poco il tecnico toscano, il quale fa molta fatica a celare i suoi timori. La squadra ha dato tutto, fisicamente è in riserva, ma di forze fresche in campo non se ne parla. Vargas entra a dieci dal termine, anche se ad onor del vero stavolta il cileno scalcia con più convinzione. Di Britos e Fernandez non se ne parla nemmeno, mentre fare domande su Fideleff e Donadel potrebbe risultare finanche offensivo. Chiosa finale per il “giovane” Ammendola. Esordio in serie A, al posto di Hamsik che lo abbraccia affettuosamente dopo che un gesto di benvenuto arriva niente meno che dal Capitano, Paolo Cannavaro. Cosa c’è che non va in questa romantica storia? Massimiliano Ammendola è nato nel 1990, fra poche settimane spegnerà ventidue candeline. In estate era stato ceduto in prestito all’Aversa Normanna, in Lega Pro Seconda Divisione, senza mai scendere in campo, ragion per cui a gennaio è stato rispedito alla base. Dando per scontato che la crescita dei giovani calciatori non è un processo agevole e che di fenomeni a quell’età se ne vede uno ogni dieci anni, la domanda è semplice: cosa significa l’esordio di Ammendola al novantunesimo di una partita già vinta contro una squadra già retrocessa? La risposta potrebbe risolvere molti dubbi a De Laurentiis, amante dei giovani per antonomasia.

Paolo Esposito  

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Napoli – Novara: profumo di “clasico”

Napoli – Novara: profumo di “clasico”

Di Paolo Esposito

NAPOLI – Sabato sera si gioca Napoli – Novara. Sabato sera si gioca Barcellona – Real Madrid. Qualcuno, chiamasi Walter Mazzarri, deve aver confuso le due cose.

QUI NAPOLI – Mazzarri, dunque. In conferenza stampa il mister azzurro sembra leggere un bollettino di guerra. La dichiarazione di resa per questo campionato è fin troppo evidente per fare finta di niente, anche per le orecchie più dure. La sostanza è semplice. I suoi uomini di fiducia giocano tutti, ma sono stanchi, hanno già dato tutto per dirla testualmente. Lavezzi è infortunato, Pandev squalificato, ma Vargas non gioca lo stesso. Il (presunto) talento cileno, pagato undici milioni a gennaio, non è nelle gerarchie del mister, quindi appare patetica la scusa che i giovani vanno lanciati in “circostanze positive”. I giovani sono come i topi, che devono poter ballare quando i più esperti, i gatti, non ci sono. Il Novara verrà a fare la partita della vita al San Paolo, questo è fuor di dubbio, dal basso del suo penultimo posto in classifica e dell’annunciato 5-3-2 iniziale. Ma tant’è, per l’allenatore livornese questa è la partita più difficile del suo triennio napoletano, ragion per cui gioca Zuniga in attacco.

QUI NOVARA – Tesser, con tutto il rispetto, ormai ha poco da chiedere a questo campionato. Undici punti dalla quart’ultima sembrano, ad oggi, un’istanza di fallimento, da depositare in tribunale appena la matematica darà la certezza della retrocessione. E’ obbligatorio onorare il campionato, nel frattempo, ma anche sotto il punto di vista della formazione il fato non sorride certo agli azzurri piemontesi. Garcia è squalificato, Da Silva, Ludi, Jeda, Marianini, Ujkani, Rigoni e Radovanovic sono ai box per infortunio. Attilio Tesser, buon terzino sinistro di un Napoli agli albori degli anni ’80, deve per forza inventarsi qualcosa. Una delle poche note liete nella serata del San Paolo sarà il gradito ritorno di Mascara, ex mai troppo rimpianto per le doti agonistiche e umane. Mascara andò via proprio a gennaio, per far posto a Vargas. Sarà un caso?

PROBABILI FORMAZIONI 

NAPOLI (3-4-1-2): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Aronica; Maggio, Gargano, Inler, Dossena; Zuniga, Hamsik, Cavani. A disposizione: Colombo, Fernandez, Fideleff, Britos, Dzemaili, Dezi, Vargas. All. Mazzarri 

NOVARA (5-3-2): Fontana; Morganella, Lisuzzo, Centurioni, Paci, Gemiti; Pesce, Porcari, Jensen; Mascara, Caracciolo. A disposizione: Coser, Dellafiore, Rinaudo, Mazzarani, Radovanovic, Rubino, Morimoto. All. Tesser 

ARBITRO: Daniele Doveri di Roma 

Paolo Esposito

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Lecce – Napoli: speranze di salvezza e desiderio di non affondare

Lecce – Napoli: speranze di salvezza e desiderio di non affondare

Di Paolo Esposito

LECCE – Parliamoci chiaro. Non ci fosse stata l’appassionante lotta per la salvezza, Lecce – Napoli sarebbe stata una partita buona solo per le statistiche. E invece no. I giallorossi di Cosmi stanno dando prova di grande tenacia e in queste ultime gare hanno letteralmente ribaltato gli equilibri nella lotta per non finire in B. A maggior ragione, basti pensare che nella bagarre si ritrovano Genoa e Fiorentina, che ad inizio anno avevano ben altri obiettivi e quindi non sono abituate, così come il Lecce, ad affrontare partite del genere. Dall’altra parte c’è il Napoli, squadra spenta e senza forze, fiaccata da un’Europa dei grandi rivelatasi troppo grande per i ragazzi di Mazzarri. Il morale qui non conta, in casa azzurra è solo importante trovare una condizione di forma almeno decente in vista della finale di Coppa Italia del 20 maggio.


QUI LECCE – Serse Cosmi appare lanciatissimo e sulle ali dell’entusiasmo, lo stesso entusiasmo che dimostrano i suoi in mezzo al campo. Gli unici assenti per la sfida contro il Napoli saranno l’ex di turno Blasi per squalifica e Bojinov, per problemi familiari. Il resto della truppa è confermato in blocco, compresi i due gioiellini di proprietà dell’Udinese, Cuadrado e Muriel, nel mirino di tante squadre in Europa e in Italia, compreso il Napoli.

QUI NAPOLI – In settimana è successo di tutto a Castelvolturno. Dopo varie interviste incrociate, dalle quali sembrava ad un orecchio anche attento che De Laurentiis e Mazzarri lavorassero per due società diverse, sembra che siano tornate la calma e l’unità d’intenti. Di contro, però, c’è da registrare una sibillina intervista a Salvatore Bagni, il quale dice che prima di parlare del suo futuro aspetta la finale di Coppa Italia. Tutto ciò mentre Bigon, in linea teorica un dirigente di pari rango dell’ex numero quattro dei tempi di Maradona, annuncia che il suo rapporto con De Laurentiis continuerà anche nei prossimi anni. La formazione iniziale per la sfida al Via del Mare prevede il ritorno degli uomini di fiducia di Mazzarri, escluso Maggio, fermo ancora per qualche settimana. A centrocampo tornano Zuniga a destra e Inler al centro. Con la squalifica di Pandev è probabile che ci sia qualche possibilità in più per il giovane Vargas, che da quando è arrivato, in campo s’è visto poco e male.

PROBABILI FORMAZIONI

LECCE (3-5-2): Benassi; Oddo, Miglionico, Tomovic; Cuadrado, Delvecchio, Giacomazzi, Bertolacci, Brivio; Muriel, Di Michele. A disposizione: Petrachi, Di Matteo, Carrozzieri, Giandonato, Obodo, Seferovic, Corvia. Allenatore: Cosmi

NAPOLI (3-4-1-2): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Aronica; Zuniga, Gargano, Inler, Dossena; Hamsik, Lavezzi, Cavani. A disposizione: Colombo, Fernandez, Britos, Dezi, Dzemaili, Ammendola, Vargas. Allenatore: Mazzarri

ARBITRO: Bergonzi (Manganelli – Padovan; De Marco)

Paolo Esposito

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Napoli – Atalanta 1-3: giù il sipario

Napoli – Atalanta 1-3: giù il sipario

Di Paolo Esposito

NAPOLI – L’Atalanta umilia il Napoli a domicilio. Bonaventura, Bellini e Carmona spengono le speranze di Lavezzi, che pure aveva agguantato il momentaneo pari. La squadra azzurra dura di fatto solo un tempo, per poi calare e spegnersi definitivamente nella ripresa. Escono tutti tra i fischi, meritatamente, e in curva c’è chi ha capito davvero dove sta il problema.

LA RIFLESSIONE – Parlare di questa partita dal punto di vista del Napoli è come fare un riassunto del manuale del perfetto suicida. La squadra intera non è mai in partita, molti sono fuori ruolo, altri non hanno evidentemente il passo per giocare in serie A. Campagnaro crede di avere il dono divino che fu di tale Diego M. Fernandez è costantemente anticipato da Denis, Grava, onore al merito, ma adesso basta. Dossena non scende mai. Hamsik fa l’Hamsik nella partita in cui dovrebbe fare l’Inler, che non c’è, ma quando entra se ne accorgono in pochi. Gargano recupera il pallone e sistematicamente lo perde. Lavezzi e Cavani sono due ectoplasmi, mentre Pandev unisce ad una prova incolore l’ulteriore macchia di un gesto inqualificabile, che gli costa il rosso diretto. Mazzarri si difende come può. E’ un allenatore che non riesce ad applicare sistemi di gioco diversi rispetto al suo classico e stantio 3-4-2-1, ormai lento e prevedibile. Preferisce schierare gli uomini nel posto sbagliato piuttosto che dire cose diverse ai suoi in campo. Ma attenzione a parlare di crollo, perché la sconfitta interna contro l’Atalanta non lo è affatto. E’ solo la naturale evoluzione di una situazione che si trascina dal mercato estivo e che a gennaio ha trovato il giusto trionfo in un’ottusa perseveranza. Che i soldi provenienti dalle floride casse azzurre siano stati insindacabilmente gettati al vento è fin troppo evidente. Fernandez, Britos, Fideleff, Inler, Dzemaili, Donadel, Santana, Pandev e da ultimo Vargas, per un totale di quasi cinquanta milioni. Tutto inutile, o meglio, poco incisivo. E la rabbia maggiore è che per un pugno di Euro si è persa la possibilità di prendere giocatori che ad occhi chiusi avrebbero fatto meglio di questi, Criscito, Vidal e Vucinic, tanto per fare tre nomi a caso. La colpa più evidente di questa società è stata proprio il non voler fare il salto di qualità, e di questo oggi paga le conseguenze. L’artefice del miracolo non può che essere il padrone di casa. Un lato positivo in questo scempio c’è, ed è che la gente, i tifosi, quelli che pagano il biglietto per andare allo stadio riempiendolo ancora una volta nonostante il freddo mercoledì e l’avversario non proprio blasonato, hanno capito che la colpa è solo di De Laurentiis. Lui che parla tanto di azienda, di profitti, di bilanci in ordine, ha tirato troppo la cordicella del cuore degli appassionati. Cuore che non ha prezzo, non deve essere annualmente sottoposto al giudizio dei revisori contabili e, ciò che più importa, non gliene frega niente di tutto ciò. Se l’immagini, il presidente, un ragionamento tra due tifosi uscendo dallo stadio dopo aver preso tre gol in casa ed essere stati in balia completa dell’Atalanta. Sicuramente avranno parlato del fair play finanziario.

Paolo Esposito

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Napoli – Atalanta: uno sguardo al passato, una vittoria per il futuro

Napoli – Atalanta: uno sguardo al passato, una vittoria per il futuro

Di Paolo Esposito

NAPOLI – Pierpaolo Marino, Luca Cigarini e German Denis. Il passato del Napoli, uomini più o meno rappresentativi senza i quali oggi il team azzurro non sarebbe quel che è. Il passato che ritorna, ma anche passato con cui confrontarsi per rilanciarsi in ottica futura. Non è detto che sia finita per il terzo posto, sicuramente non è finita la stagione, se si pensa alla finale di Coppa Italia di Roma. Abbattersi adesso significa tuffarsi in un tritacarne.

QUI NAPOLI – Gli azzurri non arrivano in ottima salute alla sfida contro gli orobici. Due sconfitte consecutive in altrettante sfide importanti tagliano le gambe e il fiato a chiunque, ma stando ai commenti dei protagonisti, da Mazzarri a De Laurentiis, ad Hamsik, passando per Gargano, gli animi sembrano sereni e tutto l’ambiente appare determinato. Mancano all’appello Britos, Cannavaro e Zuniga per squalifica, mentre Maggio non è ancora in grado di giocare ed Aronica sarà mandato inizialmente in panchina. In difesa ci saranno Grava e Fernandez, mentre Campagnaro dovrà sacrificarsi sul lato sinistro della linea a tre di retroguardia. A centrocampo, con il ritorno di Gargano, Mazzarri propone di nuovo Dzemaili esterno destro e concede un turno di riposo ad Inler, schierando Hamsik al suo posto. In attacco c’è per la seconda volta consecutiva Pandev al fianco di Lavezzi e Cavani.

QUI ATALANTA – Colantuono deve rinunciare a Brighi, Marilungo e Capelli per infortunio e a Manfredini per squalifica. E allora il cerchio si chiude con Guglielmo Stendardo, prodotto del vivaio napoletano, che esordì in maglia azzurra il 16 maggio del 1998, poco prima della retrocessione che sancì l’inizio della fine del “vecchio” Napoli. Al suo fianco Lucchini e ai lati Raimondi e Peluso, terzino sinistro che lo staff azzurrò terrà d’occhio in modo particolare, perché le vie del mercato sono infinite. Mediana completa sotto il profilo tecnico tattico quella nerazzurra, con Schelotto e Moralez sulle fasce e Cigarini con Carmona a fare e disfare in mezzo. In avanti l’ex tanque azzurro farà coppia con Manolo Gabbiadini, un altro ragazzo più volte annotato sul taccuino di Bigon.

PROBABILI FORMAZIONI

NAPOLI (3-4-3) De Sanctis; Grava, Fernandez, Campagnaro; Dzemaili, Gargano, Hamsik, Dossena; Pandev; Lavezzi, Cavani. A disposizione: Colombo, Fideleff, Aronica, Inler, Ammendola, Dezi, Vargas. Allenatore: Mazzarri

ATALANTA (4-4-2): Consigli; Raimondi, Stendardo, Lucchini, Peluso; Schelotto, Cigarini, Carmona, Moralez; Gabbiadini, Denis. A disposizione: Frezzolini, Ferri, Cazzola, Carrozza, Bonaventura, Ferreira Pinto, Tiribocchi. Allenatore: Colantuono

ARBITRO: Giannoccaro di Lecce (Musolino – Alessandroni; Cervellera)

Paolo Esposito

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Lazio – Napoli 3-1: disfatta azzurra, addio Champions

Lazio – Napoli 3-1: disfatta azzurra, addio Champions

Di Paolo Esposito

ROMA – Giù il sipario. Termina anticipatamente la rincorsa del Napoli al terzo posto utile per la prossima Champions League. Il Napoli per la seconda volta consecutiva prende tre gol e per la seconda volta consecutiva, per giunta in partite contro squadre che stanno davanti in classifica, dà una disarmante sensazione d’impotenza. Al gol iniziale di Candreva risponde Pandev, mentre nella ripresa si scatena Mauri, autore di una rete strepitosa, e Ledesma, che chiude i conti su un rigore regalato da Britos.

LA CRONACA – Il primo tempo è tutto sommato equilibrato, ma la Lazio è fortunata a trovare subito il gol del vantaggio. Bella azione corale che si conclude con un tiro dal vertice destro dell’area napoletana ad opera di Candreva, sul quale De Sanctis si fa passare in modo grossolanamente colpevole il pallone sotto la pancia. Il Napoli reagisce in modo veemente ma disunito, con iniziative personali che partono per lo più dai piedi di Lavezzi e Pandev. Proprio dall’asse argentino-macedone arriva il gol del pareggio. Il pocho ha un’intuizione superba nell’attirare gli uomini su di sé al limite dell’area avversaria e a smarcare con un tacco in profondità Pandev, il quale di sinistro piazza il pallone tra palo e Marchetti. Nella ripresa il Napoli di fatto regala i tre punti agli avversari. Da un cross dalla sinistra Mauri è bravissimo a coordinarsi e a battere De Sanctis con una spettacolare rovesciata, ma nel posizionamento in area si vede chiaramente che i difensori azzurri sono tutti fermi e nessuno va sull’attaccante biancoceleste, né in marcatura né in anticipo. Ma il pasticcio definitivo la difesa di Mazzarri lo combina qualche minuto dopo. Parte un’azione apparentemente tranquilla, nella quale Inler serve un pallone agghiacciante all’indietro per Britos, il quale, ormai scavalcato dall’accorrente Rocchi, non può far altro che stenderlo nel goffo tentativo di anticiparlo, procurando il rigore. Ledesma segna ed inizia la festa per i suoi. La Lazio si proietta in piena lotta per il terzo posto, in un testa a testa con l’Udinese che presumibilmente le vedrà protagoniste fino a fine campionato. Campionato che i tifosi del Napoli devono augurarsi finisca il più presto possibile, perché dal sogno di riagguantare la massima competizione europea, questo scorcio finale di torneo si sta trasformando inesorabilmente in un incubo.

DOPOPARTITA – La squadra, come a Torino una settimana fa, è apparsa stanca, confusa, approssimativa e tremendamente sbadata in fase difensiva. E’ solo un problema di fortuna, come dice Mazzarri, oppure i giocatori hanno mollato definitivamente in attesa di fine anno? Ma poi, a fine anno, cambierà davvero qualcosa? Una cosa è certa, Mazzarri non ha più in mano lo spogliatoio, non riesce più ad ottimizzare, come ama dire De Laurentiis. E’ giusto che faccia le valigie e lasci il posto a qualcuno più in gamba e motivato. Chi? Montella, Spalletti, Sannino, chiunque abbia una levatura tecnica e un’elasticità mentale adeguata per rilanciare quello che un tempo il presidente chiamava “il progetto”. Se poi De Laurentiis in questi anni ha solo cavalcato l’onda emotiva della piazza, vendendo fumo ai tifosi laddove un progetto non c’è mai stato, questo è un altro paio di maniche.

Paolo Esposito

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Lazio – Napoli: una vittoria per la Champions e tanti ricordi all’Olimpico

Lazio – Napoli: una vittoria per la Champions e tanti ricordi all’Olimpico

Di Paolo Esposito

ROMA – Nel “posticipo dell’anticipo pasquale” a Roma si affrontano Lazio e Napoli. Volendo mandare il classico nastro all’indietro, si scopre che la partita tra azzurri e biancocelesti negli anni ha raccontato tantissimi episodi storici. Nel gennaio del 1928, il giovane Napoli di Ascarelli vinse per la prima volta in trasferta proprio contro la Lazio, due a zero con gol di Ghisi e Innocenti. Si giocava al campo “Rondinella”. Al 1975 risale forse il ricordo più romantico, legato a quel gol di Boccolini che diede la vittoria ai partenopei e fece cantare per la prima volta allo stadio ‘O surdat nnammurat. Sul finire del 1989, un secco tre a zero per i capitolini, con doppietta di Amarildo e gol di Pin, fece capire a Maradona e compagni che se volevano vincere il secondo scudetto quella era una strada da evitare. Chiedere a Marco Baroni come andò al ritorno. Nel 2012 si racconta ancora un’altra storia. La Champions da conquistare o da ri-conquistare, a seconda dei punti di vista, spogliatoi falcidiati da infortuni e squalifiche ed allenatori perennemente sulla graticola.


QUI LAZIO – Edy Reja deve fare i conti con un vero e proprio bollettino di guerra. Dias, Klose, Stankevicius, Matuzalem, Radu, Brocchi e Lulic non saranno della partita. Biava non scoppia certo di salute, ma contro il Napoli stringerà i denti per affiancare Diakitè al centro della difesa, con ai fianchi l’inedito Konko terzino sinistro e Scaloni sul lato opposto. Parte dal primo minuto l’albanese Lorik Cana, che farà coppia con Ledesma in mediana. Digerite a fatica da Lotito le notizie provenienti dalla Germania, secondo cui Klose probabilmente non metterà più piede a Roma fino al termine della stagione, Tommaso Rocchi è pronto a prendersi il destino dei suoi sulle spalle, ritrovando il posto al centro dell’attacco. Sarà supportato da Hernanes, Mauri e Gonzalez.

QUI NAPOLI – Se Sparta piange, Atene di certo non ride. Walter Mazzarri deve rinunciare a Maggio e Dossena per problemi fisici ed a Gargano e Zuniga per squalifica. Sarebbe il caso di passare alla difesa a quattro, con Campagnaro ed Aronica terzini e Cannavaro e Britos centrali. A centrocampo Inler ritroverebbe il suo vecchio ruolo di centrale basso, con ai suoi fianchi Dzemaili e Hamsik. Ciò libererebbe in avanti quello che da molti è definito il “super-attacco”, con Lavezzi, Pandev e Cavani insieme dal primo minuto.

PROBABILI FORMAZIONI

LAZIO (4-2-3-1): Marchetti; Scaloni, Biava, Diakité, Konko; Ledesma, Cana; Gonzalez, Hernanes, Mauri; Rocchi. A disposizione: Bizzarri, Zauri, Garrido, Zampa, Candreva, Kozak, Alfaro. Allenatore: Reja

NAPOLI (4-3-2-1): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Britos, Aronica; Dzemaili, Inler, Hamsik; Pandev, Lavezzi; Cavani. A disposizione: Colombo, Grava, Fernandez, Fideleff, Dezi, Ammendola, Vargas. Allenatore: Mazzarri

ARBITRO: Paolo Silvio Mazzoleni di Bergamo (Niccolai – Marzaloni; Gervasoni)

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Juventus – Napoli 3-0: lezioni di calcio allo Stadium

Juventus – Napoli 3-0: lezioni di calcio allo Stadium

Di Paolo Esposito

TORINO – La Juve sommerge un Napoli non pervenuto e si porta a meno due dal Milan, riaprendo in grande stile la lotta per lo scudetto. Di Bonucci, Vidal e Quagliarella i gol per i padroni di casa. Tra gli azzurri si apre una profonda riflessione sul finale di campionato che li attende, tra le ambizioni di una Champions ancora abbondantemente alla portata, almeno i numeri dicono così, e il rischio di finire nel limbo dell’anonimato.

LA CRONACA – C’è veramente poco da raccontare. La Juve fa tre gol, ma se ne avesse fatti cinque o sei nessuno avrebbe urlato allo scandalo. Tutte nel secondo tempo le marcature. Bonucci in mischia approfitta del solito errore di marcatura sui calci da fermo e devia in rete un tiro sporco di Borriello. Poi è la volta di Vidal, che si beve Campagnaro e Zuniga e piazza un diagonale preciso ad incrociare, che s’insacca sotto l’incrocio dei pali. Infine c’è gloria per Quagliarella, autore di un destro in corsa che trova De Sanctis impreparato sul suo palo.

LEZIONI DI CALCIO – Conte batte Mazzarri tre a zero. Al tecnico bianconero basta sfoggiare il tanto odiato 3-5-2. Tanto gli basta per non far vedere il pallone agli avversari per novanta minuti. Buffon è inoperoso e il primo tiro in porta del Napoli, se così può definirsi, è una conclusione di Cavani a dieci minuti dalla fine, con il risultato già ampiamente definito. Agnelli batte De Laurentiis tre a zero. Lo stadio di proprietà, il tetto ingaggi di un certo livello, gli investimenti corposi per rinforzare una squadra già buona di suo, Vidal un nome su tutti. Chi pensava che la Juve dopo due settimi posti consecutivi fosse moribonda è costretto a ricredersi. Chi pensava che il Napoli dopo un terzo posto potesse spiccare il volo faccia altrettanto.

LA FILOSOFIA DI DE LAURENTIIS – A Napoli si dice che quando l’asino non vuole bere, è inutile insistere. Allora perché continuare a rivolgere sempre le solite domande al presidente? Perché insistere chiedendogli di fantomatici grandi acquisti quando la sua filosofia è spendere poco e sperare nel massimo rendimento? L’anno prossimo sarà ancora così, per sua ammissione. Un solo legittimo ammonimento va fatto al patron azzurro, quello di evitare di prendere in giro i tifosi. Andare in televisione a dire che la “mission” del Napoli è crescere giovani talenti è puro delirio. Quest’anno la società ha investito poco e male sui giovani, Fernandez, Fideleff e Vargas, e nessuno di essi si è dimostrato all’altezza di competere nella serie A italiana, almeno per il momento. Di contro, si viaggia verso un progressivo invecchiamento della rosa titolare e nella società si manifesta palesemente l’incapacità di sostituire taluni elementi ritenuti fondamentali. Non si spiegherebbero altrimenti le proposte di rinnovo biennale fatte ad Aronica e De Sanctis, trentacinque primavere cadauno. Non si spiegherebbe il mancato acquisto a gennaio di un centrale di centrocampo in grado di sopperire alla mancanza di Donadel, preso in estate come ripiego di Vidal, e di un esterno in grado di dare il cambio al povero Zuniga, ambidestro per minaccia più che per vocazione. A Roma contro la Lazio, secondo scontro diretto consecutivo, mancherà l’intera catena di destra. E’ esagerato, dopo l’umiliazione di Canossa, parlare di sacrificio pasquale?

Paolo Esposito

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Juve – Napoli: il calcio più bello è allo “Stadium”

Juve – Napoli: il calcio più bello è allo “Stadium”

Di Paolo Esposito

TORINO - Secondo di tre round a Torino. Sul ring salgono i protagonisti per eccellenza di quest’anno, le due squadre, le due realtà, i due tecnici, che per acclamazione popolare si sono meritati il titolo di belle d’Italia. Del 3-3 dell’andata, dei miracoli sul campo da parte di Conte e Mazzarri, dello stadio di proprietà e dei bilanci sani se ne parla dappertutto e in continuazione, tanto che nessuno ha storto il naso quando, leggendo il tabellone di Coppa Italia, ha appreso che la finale sarebbe stata tra azzurri e bianconeri. Ma prima c’è il campionato, la lotta per il titolo e quella per il terzo posto che vale la Champions, in una sfida in più atti che vedrà tutte le protagoniste giocare scontri diretti nel prossimo mese. Ma andiamo con ordine.


QUI JUVE – A Torino temono la sfida. Da Conte a Chiellini, passando da Andrea Agnelli, è tutto un proliferare di complimenti al Napoli. Ciò che i partenopei hanno fatto in Champions non è indifferente agli occhi della piazza bianconera, che addirittura indica quella tracciata dai napoletani come la strada da seguire nell’immediato futuro. Le scelte del mister bianconero sembrano essere orientate verso la conferma di quel 3-5-2 che all’andata strappò un punto in rimonta e tanti applausi. L’unico dubbio è nella scelta del partner di Vucinic in attacco, con Matri leggermente favorito sulla concorrenza, composta in ordine di preferenza da Borriello, Del Piero e Quagliarella.

QUI NAPOLI – De Laurentiis a volte ricorda di essere un uomo di spettacolo, da lui prima o poi bisogna aspettarsi lo show. In occasione di Juve – Napoli l’esibizione non s’è fatta attendere, ed ecco il corteggiamento a Del Piero, il suo possibile approdo al Napoli l’anno prossimo nell’ambito di un progetto da futuro dirigente e tanti complimenti, anche lui, al lavoro svolto dai bianconeri quest’anno. Cavani, più sobrio sotto questo punto di vista, carica di significato la sfida ricordando la sua tripletta alla Juve dell’anno scorso e il rammarico per la sua assenza all’andata. Il Matador azzurro mette nel mirino il terzo posto e la Coppa Italia, poco importa se a sbarrare la strada c’è una squadra che si chiama Juventus. Per Torino è pronto anche Maggio, ma pare che il suo impiego sia funzionale al recupero della migliore forma fisica, quindi solo per l’ultimo scorcio di gara.

PROBABILI FORMAZIONI

JUVENTUS: Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Caceres, Vidal, Pirlo, Marchisio, De Ceglie; Vucinic, Matri. A disposizione: Storari, Lichtsteiner, Giaccherini, Padoin, Quagliarella, Del Piero, Borriello. Allenatore: Conte.

NAPOLI (3-4-2-1): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Aronica; Zuniga, Inler, Gargano, Dossena; Hamsik, Lavezzi; Cavani. A disposizione: Rosati, Fernandez, Britos, Maggio, Dzemaili, Pandev, Vargas. Allenatore: Mazzarri.

ARBITRO: Daniele Orsato di Schio (Di Liberatore – Tonolini; Brighi)

Paolo Esposito

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Napoli – Catania 2-2: gli azzurri gettano al vento la vittoria

Napoli – Catania 2-2: gli azzurri gettano al vento la vittoria

Di Paolo Esposito

NAPOLI – Mazzarri si arrende a Montella. I partenopei vanno sopra due a zero e in meno di un quarto d’ora si fanno rimontare su due azioni di calcio d’angolo. Apre un gran gol di Dzemaili, raddoppia Cavani, poi svariate occasioni sciupate per realizzare il terzo gol. Il Catania accorcia con Spolli, poi pareggia con Lanzafame per il 2-2 finale. Il terzo posto per il Napoli si allontana, mentre l’Europa League ormai per i siciliani non è più solo un sogno.

LA CRONACA – Primo tempo da sbadigli. Gli occhi si aprono un po’ solo in occasione di un tiro dalla distanza di Gargano, ben parato da Carrizo in presa plastica, e una velenosa conclusione di Hamsik dal limite, deviata dal portiere argentino in angolo. Nel secondo tempo, al contrario, ci sono tre partite diverse. La prima dura sette minuti, quanti ce ne mettono Dzemaili e Cavani a mettere dentro due volte, tanto da dare l’impressione che i tre punti siano per essere sigillati in cassaforte. La mossa apparentemente decisiva per Mazzarri è l’ingresso di Pandev per Hamsik. Il macedone ha un impatto eccezionale sulla partita, innescando prima Cavani sullo 0-0, poi esercitando pressione in occasione del vantaggio azzurro, infine lanciando Cavani per il raddoppio dei suoi. Qui inizia la seconda partita, quella di contenimento per gli azzurri e di reazione per gli etnei. Il Napoli si spegne lentamente con il passare dei minuti, anche se il Catania non sembra avere la determinazione necessaria per ribaltare il doppio svantaggio. E’ così che inizia la fase tre, quella della rimonta. Come contro il Cagliari, come contro il Chelsea, anche contro il Catania i calci da fermo sono fatali per la difesa azzurra. Uno da destra, uno da sinistra, Spolli, Lanzafame, la sostanza è la stessa. I difensori sono completamente fermi e danno tutto il tempo agli attaccanti avversari di prendere la mira e insaccare il pallone. Finisce 2-2, e per il Napoli è una doppia beffa, perché la Lazio, con un successo ottenuto negli ultimi minuti, si consolida al terzo posto, che per gli azzurri si allontana.

DOPOPARTITA – A Mazzarri “girano le scatole”. Gli girano perché ha spiegato e rispiegato ai suoi difensori come si marca sui calci da fermo. A uomo, a zona, a castello, qualsiasi cosa ciò voglia dire. Il problema è che in partita, da un po’ di tempo a questa parte, i diretti interessati non rispondono alle direttive del mister. Perché? E’ colpa dell’allenatore che non riesce a farsi ascoltare, oppure i giocatori fanno finta di non sentire? C’è forse un problema strutturale? Mancanza di alternative valide, stanchezza, inconsistenza di alcuni elementi? Come in tutte le cose, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, a cominciare dalla società per finire ai magazzinieri. Ma se le parole di Cavani a fine partita hanno senso, nella misura in cui contro il Catania è mancata la voglia di vincere, c’è da pensare che da qui alla fine ci sarà più di una sorpresa, che prelude evidentemente ad un’estate molto calda. Nel frattempo è il caso di guardare solo un passo più in là, fra sette giorni per gli azzurri si apriranno le porte dello Juventus Stadium.

Paolo Esposito

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