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Il Brasile vince la Confederations Cup, Spagna batuta 3 - 0

Il Brasile vince la Confederations Cup, Spagna batuta 3 - 0

Di Fabrizio Landolfi

Il Brasile di Felipe Scolari ha vinto la Confederations Cup 2013, battendo la Spagna per 3-0 nella finale giocata domenica sera al Maracanà di Rio de Janeiro. I padroni di casa sono andati in vantaggio già dopo due minuti di gioco, con la rete del centravanti Fred. Al 44’ è arrivato il raddoppio, firmato Neymar, mentre al 47’ lo stesso Fred ha di fatto chiuso i giochi, mettendo a segno il gol del 3-0 che ha spianato completamente la strada al trionfo dei brasiliani sulla Spagna.

IL TABELLINO

BRASILE: J. Cesar; D. Alves, T. Silva, D. Luiz, Marcelo; Paulinho (87' Hernanes), L. Gustavo; Hulk (72' Jedson), Oscar, Neymar; Fred (79' Jo). A disp.: Jefferson, Cavalieri, Rever, F.Luis, Dante, Bernard, Jean, F.Lucas, L.Moura, Hernanes, Damiao. All: Scolari.

SPAGNA: Casillas; Arbeloa (46' Azpilicueta), Piquè, S. Ramos, J. Alba; Xavi, Busquets, Iniesta; Pedro, F. Torres (59' Villa), Mata (52' Navas). A disp.: Reina, Valdes, J.Martinez, Monreal, Albiol, Cazorla, Fabregas, D.Silva, Soldado. All: Del Bosque.

Marcatori: 2' e 47' Fred, 44' Neymar (B)

Al Maracanà abbiamo visto una gara quasi a senso unico, in cui la Spagna di Del Bosque, campione d’Europa e del Mondo in carica, non è riuscita a tenere testa al Brasile. Alla vigilia di questa Confederations Cup i verdeoro avevano molto da dimostrare, mentre quella spagnola era per tutti la squadra da battere. Ora la Selecao si è guadagnata il ruolo di favorita per i Mondiali della prossima estate, che avrà anche il vantaggio di giocare in casa propria.

A proposito di questa finale, la prima cosa che viene da domandarsi è cosa sia successo alla Spagna, che stavolta non ha giocato da Spagna nemmeno a tratti. Niente tiki-taka, niente possesso palla e poca precisione negli scambi tra i singoli. Per la verità, già nella semifinale vinta contro l’Italia le Furie Rosse erano apparse lontane dall’essere la squadra formidabile e spettacolare che conosciamo, ma se non altro erano riuscite a non subire gol. Contro il Brasile invece, la Spagna sembrava semplicemente una squadra qualsiasi, nonostante Xavi, Iniesta, Sergio Ramos, Piquè, Torres e gli altri titolari fossero in campo. Conoscendo il mondo del calcio, che spesso finisce per confinare con quello dei gossip, già sappiamo che qualcuno punterà il dito contro le notti un po’ troppo “mondane” che gli uomini di Del Bosque hanno trascorso. Eppure, stando a quello che ci hanno detto le indiscrezioni, serate di quel tipo hanno avuto luogo anche prima di Spagna-Nigeria, partita che la Roja ha vinto 3-0 giocando il suo solito calcio. Prima della Confederations Cup, qualcuno ipotizzava che il ciclo della Spagna con questi giocatori potesse essere finito. Tuttavia, nelle gare del girone gli spagnoli sembravano aver smentito questa tesi, con i risultati e col gioco mostrato; quelli contro Tahiti e Nigeria non saranno stati dei test molto probanti, ma la partita contro l’Uruguay, vinta 2-1 dalle Furie Rosse, lo era eccome. Ma dalla semifinale in poi, i Campioni del Mondo sono calati vistosamente. Forse per colpa della stanchezza fisica e del clima umidissimo che di certo non aiuta una squadra già in affanno. Forse tutto è dipeso da uno scarso entusiasmo dei giocatori spagnoli nei confronti della Confederations Cup. Oppure avrà ragione chi crede che questa Spagna sia ormai arrivata al capolinea del suo ciclo straordinario di vittorie? Spesso nel calcio, quando un gruppo ha vinto tantissimo subentra la cosiddetta “sindrome della pancia piena”, ma solo il tempo potrà dirci se è il caso della Spagna oppure no.

 Al Brasile dobbiamo fare i complimenti per aver vinto questa Coppa con merito: si tratta di un Brasile “sperimentale”, che sta migliorando sempre di più in vista dell’appuntamento del 2014. Questa vittoria sarà un’iniezione di fiducia importante per i ragazzi di Scolari: quasi tutti ritenevamo (o riteniamo ancora) le Furie Rosse superiori a loro, a giudicare sulla carta. Eppure al Maracanà non c’è stata partita, i brasiliani sono scesi in campo con grande sicurezza ed hanno trovato il vantaggio dopo soli due minuti, giocando in maniera molto brillante ed aggressiva. La difesa con Thiago Silva e David Luiz si è dimostrata assai difficile da superare, Fred è un attaccante sempre pericoloso e spietato in area di rigore, mentre il neo-blaugrana Neymar segna e fa segnare gli altri, oltre ad avere grandi doti tecniche. Solo in un paio di occasioni i verdeoro hanno rischiato di veder riaprirsi una partita che stavano dominando. Verso la fine del primo tempo, in occasione di un contropiede spagnolo, il diagonale destro di Pedro poteva veramente cambiare il match, ma David Luiz ha compiuto una vera prodezza, salvando i suoi dal pareggio con quella scivolata sotto porta. Poi, nel secondo tempo, c’è stato il calcio di rigore per la Spagna, che Sergio Ramos ha sprecato clamorosamente calciando fuori: si era già sul 3-0, ma mancavano almeno 35 minuti da giocare. L’espulsione di Piquè al 68’, per doppio giallo, ha poi ufficializzato la serata-no della Roja e consegnato il meritato successo al Brasile. Al Mondiale manca un anno, ma questa Confederations Cup ha già dato delle indicazioni che possono essere utili per tutte le squadre che vi parteciperanno, compresa la nostra Italia. Innanzitutto, in questo periodo dell’anno in Brasile è inverno, ma il clima è comunque molto caldo e soprattutto molto umido. Si fatica molto dal punto di vista fisico a giocare a certi ritmi, quindi sarà necessario arrivare ai Mondiali nella migliore condizione atletica possibile. I padroni di casa sono cresciuti, stanno diventando sempre più squadra e sarà difficile per chiunque batterli davanti al loro pubblico, mentre della Spagna non dobbiamo dimenticare che è la squadra campione di tutto, ma non è imbattibile. 

Fabrizio Landolfi
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L'Italia è terza: Uruguay battuto ai rigori

L'Italia è terza: Uruguay battuto ai rigori

Di Fabrizio Landolfi

Ieri pomeriggio alle 18 italiane, allo stadio di Salvador de Bahìa, l’Italia ha conquistato il terzo posto della Confederations Cup 2013, battendo l’Uruguay di Oscar Tabarez ai calci di rigore. Gli azzurri sono andati in vantaggio al 23’ con Astori, ma la Celeste ha trovato il gol del pari al 57’ con Cavani. Al 73’ gli uomini di Prandelli sono andati di nuovo a segno, grazie ad una punizione di Diamanti, ma appena quattro minuti dopo il centravanti dell’Uruguay Edinson Cavani, sempre da calcio di punizione, ha firmato il 2-2 che ha portato le squadre ai tempi supplementari. Ai calci di rigore, degli azzurri ha sbagliato solo De Sciglio, mentre sono stati decisivi gli errori degli uruguayani Forlàn, Caceres e Gargano, per la vittoria dell’Italia.

IL TABELLINO

URUGUAY: Muslera; Maxi Pereira (81' Alvaro Pereira), Lugano, Godìn, Caceres; Gargano, Arevalo Rìos (106' Diego Perez), C. Rodriguez (55' Alvaro Gonzalez); Forlan; Cavani, Suarez. A disp.: Castillo, Silva, Coates, Aguirregaray, Eguren, Lodeiro, Ramirez, Scotti, Abel Hernandez. All.: Óscar Tabárez.

ITALIA: Buffon; Maggio, Astori (95' Bonucci), Chiellini, De Sciglio; Candreva, De Rossi (69' Aquilani), Montolivo; Diamanti (81' Giaccherini), El Shaarawy; Gilardino. A disp.: Sirigu, Marchetti, Barzagli, Pirlo, Marchisio, Cerci, Giovinco. All.: Prandelli.

Marcatori: 23' Astori (Italia), 57' Cavani (Uruguay), 73' Diamanti (Italia), 77' Cavani (Uruguay).

Sequenza rigori: Forlan parato (Uruguay), Aquilani gol (Italia), Cavani gol (Uruguay), El Shaarawy gol (Italia), Suarez gol (Uruguay), De Sciglio (parato), Caceres parato (Uruguay), Giaccherini gol (Italia), Gargano parato (Uruguay).

Stavolta la fatidica lotteria dei calci di rigore ci ha portati alla vittoria, appena tre giorni dopo l’errore di Leonardo Bonucci e la conseguente sconfitta con la Spagna. Vincere la “finalina” di questa Confederations Cup non era sicuramente la massima aspirazione dei calciatori italiani, ma non era neppure facile. A Salvador de Bahìa, contro una squadra dura a morire come l’Uruguay, sapevamo che ci sarebbe stato da soffrire e difatti l’Italia ha sofferto, ma alla fine ha portato a casa la vittoria e la medaglia di bronzo.

Prandelli all’Arena Fonte Nova ha dovuto mandare in campo una squadra in condizioni fisiche quantomeno precarie: oltre agli infortunati Balotelli ed Abate, non erano disponibili Barzagli, Pirlo e Marchisio, ma più in generale nessun giocatore era al meglio dal punto di vista atletico. Il c.t. ha abbandonato la difesa a tre, passando al 4-3-1-2 con Diamanti alle spalle di Gilardino ed El Shaarawy. Il biondo trequartista del Bologna si è rivelato decisivo, dato che le due reti dell’Italia sono arrivate grazie a due calci di punizione da lui battuti. Curiosa la dinamica del primo gol, in cui la palla calciata da Diamanti ha colpito il palo, per poi rimbalzare sulla testa di Muslera ed essere toccata da Davide Astori, marcatore “ufficiale”. Per i più maligni Astori ha dunque scippato il gol al compagno, ma poco importa, anche perchè in quegli episodi un calciatore ha poco tempo per ragionare, quindi se c’è un pallone che viaggia sulla linea di porta, è meglio accompagnarlo dentro che restare a guardarlo. Alberto Gilardino si è visto ben poco: l’attaccante, compagno di Diamanti nel Bologna, è rimasto in campo per centoventi minuti, nonostante fosse già uscito malconcio dalla partita di giovedì contro la Spagna. Al di là della condizione atletica di Gilardino, è chiaro che questa nazionale abbia bisogno di Balotelli: si può giocare anche senza quest’ultimo, ma la differenza è netta. C’è da augurarsi che per gli impegni futuri siano a disposizione anche altri centravanti che Prandelli non ha potuto portare in Confederations Cup, su tutti Giampaolo Pazzini. Di El Shaarawy c’è da dire che non ha fatto la differenza come si sperava, restando troppo spesso fuori dal gioco. Tuttavia, il Faraone ha fatto guadagnare ai suoi il calcio di punizione da cui è venuto il secondo gol, e non ha fallito dal dischetto davanti a Muslera. E’ evidente che il giovane attaccante del Milan stia vivendo un momento delicato, ma resta comunque difficile condividere la scelta che Prandelli ha fatto durante la semifinale con la Spagna, ovvero quella di preferirgli Giovinco. 

Come scritto in precedenza, l’Italia ha sofferto contro il solito Uruguay ostico, abile a chiudere gli spazi in difesa e molto pericoloso in attacco, con le ripartenze di Cavani e Suarez e i loro tiri dalla distanza. Nell’ultima parte dei supplementari poi, in dieci per l’espulsione di Montolivo, gli azzurri hanno rischiato seriamente, ma hanno comunque retto, dimostrando di essere innanzitutto una squadra dal grande carattere. Stavolta ha fatto la differenza in positivo anche Gigi Buffon, autore di alcuni interventi decisivi nei centoventi minuti. Il portiere e Capitano degli azzurri non ha deluso nemmeno sui calci di rigore: la prima parata è arrivata più che altro grazie all’errore di Forlàn, che ha calciato decisamente male, ma sulle altre due Buffon ha i suoi meriti. Degli azzurri ha sbagliato solo De Sciglio, ma c’è da dire che il giovane terzino non è certo uno specialista dei tiri dal dischetto: a tal proposito, è curioso che sia stato incaricato di calciare lui, anzichè Candreva, ma tutto è bene ciò che finisce bene. Possiamo dire che in questo torneo la squadra azzurra ha fatto una buona figura, pur non avendo vinto la Coppa. Chiunque segua il calcio, sa che nei confronti della nostra nazionale c’è sempre un certo scetticismo da parte del pubblico. La tendenza ad essere esterofili ed anche un po’ autolesionisti, è ben diffusa tra gli italiani. Eppure dal 2006, anno della vittoria del Mondiale, fino ad oggi, l’Italia ha ottenuto quasi sempre risultati egregi nelle manifestazioni a cui ha partecipato, con l’eccezione della disfatta del 2010 in Sudafrica. Agli Europei del 2008 uscì ai quarti di finale, per mano della Spagna, solo dopo i calci di rigore, mentre in quelli di un anno fa si è piazzata al secondo posto. La Confederations Cup del 2009 andò male, così come il Mondiale sudafricano che precedeva, ma stavolta è stata un’altra storia: gli azzurri hanno perso solo dopo i calci di rigore contro la Spagna campione del Mondo, per poi conquistare il terzo posto battendo l’Uruguay, sempre ai calci di rigore. Il bilancio tutto sommato è positivo e ci permette di sperare bene in vista dei Mondiali della prossima estate. I giocatori italiani dovranno arrivare all’evento in una forma fisica migliore di quella con cui hanno affrontato la Confederations Cup, anche tenendo presente che, come ora sanno bene, in questo periodo dell’anno in Brasile il clima è molto umido e pesante. 

Fabrizio Landolfi
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El Shaarawy non gioca, beffata ai rigori l'Italia dei centrocampisti

El Shaarawy non gioca, beffata ai rigori l'Italia dei centrocampisti

Di Fabrizio Landolfi

Giovedì sera l’Italia è stata battuta ai calci di rigore dalla Spagna di Del Bosque, nella semifinale di Confederations Cup giocata a Fortaleza. Dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari e supplementari, è stato decisivo l’errore del difensore azzurro Bonucci sul settimo rigore calciato. La Spagna accede quindi alla finale del torneo, nella quale affronterà il Brasile di Scolari, mentre l’Italia si dovrà accontentare della finale per il terzo posto, da giocare contro l’Uruguay. 
 

 IL TABELLINO 

Spagna: Casillas; Arbeloa, Piqué, Sergio Ramos, Jordi Alba; Xavi, Busquets, Iniesta; Silva (53' Navas), Torres (4' pts Martinez), Pedro (78' Mata). All.: Del Bosque. 

Italia: Buffon; Barzagli (46' Montolivo), Bonucci, Chiellini; Maggio, De Rossi, Pirlo, Giaccherini; Candreva, Marchisio (79' Aquilani); Gilardino (1' pts Giovinco). All.: Prandelli. 

Rigori: Candreva gol (I), Xavi gol (S), Aquilani gol (I), Iniesta gol (S) De Rossi gol (I), Piqué gol (S), Giovinco gol (I), Sergio Ramos gol (S), Pirlo gol (I), Mata gol (S), Montolivo gol (I), Busquets gol (S), Bonucci sbagliato (I). 


L’avventura dell’Italia in questa Confederations Cup 2013 è finita in modo amaro. Da oggi, alla storia della nostra nazionale si aggiunge un altro capitolo sui fatidici calci di rigore. Perchè è vero che abbiamo conquistato una Coppa del Mondo battendo la Francia proprio grazie alla cosiddetta “lotteria”, ma la stessa ci è stata più volte fatale. Con l’Argentina di Maradona nel ’90, con il Brasile nella finale di Usa ’94 (la prima, nella storia, a decidersi ai rigori), con la Francia nel ’98, con la stessa Spagna all’Europeo del 2008. Fino ad arrivare a Fortaleza, dove gli azzurri hanno tenuto testa alle Furie Rosse, perdendo solo dopo sette calci di rigore. D’accordo, non siamo ai Mondiali, nè agli Europei, ma chiunque abbia a cuore la maglia della nazionale, ieri sera vedendo la partita ha avvertito l’emozione delle grandi occasioni. Gli azzurri in questa semifinale erano nettamente sfavoriti dai pronostici: un po’ tutti, compreso il sottoscritto, gli davamo poche speranze di giocarsela contro i Campioni d’Europa e del Mondo, soprattutto per via dell’assenza di un giocatore fondamentale come Mario Balotelli. Ma a volte il campo, quando parla, smentisce anche le disamine che sembrano più logiche. Gli azzurri hanno lottato alla pari contro l’avversario che un anno fa li aveva battuti per 4-0, a tratti hanno giocato addirittura meglio. Una Spagna spenta come non mai, lenta e probabilmente in affanno dal punto di vista fisico, ha avuto qualche occasione da gol, ma l’Italia ne ha avute altrettante. Gli uomini di Del Bosque per lunghe fasi del match hanno avuto un atteggiamento attendista, cosa assolutamente insolita ed imprevedibile, mentre gli azzurri cercavano di attaccare con un gioco corale e tanti scambi. In campo, sembrava quasi che le cose si fossero invertite: ognuna delle due formazioni giocava come ci saremmo aspettati che giocasse l’altra. Sui calci di rigore c’è poco da dire: quando dopo i primi cinque tiri si è ancora sul pari, andare sul dischetto diventa sempre più difficile a livello psicologico. Chiunque può sbagliare, ed è capitato a Leonardo Bonucci, che tra l’altro non è certo uno specialista. Nei primi novanta minuti e nei supplementari l’Italia ha fatto bene, ma purtroppo è mancato il tocco decisivo in avanti: nella formazione scelta da Cesare Prandelli (la stessa che si riteneva probabile alla vigilia), non c’era un attaccante che facesse la differenza in modo netto, per estro e qualità. C’erano tanti bravi centrocampisti: sei nel modulo iniziale, addirittura sette nel secondo tempo, con lo spostamento di Daniele De Rossi in difesa, dovuto all’infortunio di Barzagli (sostituito da Montolivo). Perchè a prescindere dallo schema tattico, nè Candreva nè Giaccherini, tantomeno Marchisio, possono essere considerati dei veri attaccanti. Alberto Gilardino, che al contrario è un vero attaccante, ha cercato di darsi da fare, ma non è riuscito a giocare tanti palloni, per poi fermarsi completamente negli ultimi minuti regolamentari. Il centravanti del Bologna ha stretto i denti, restando in campo nonostante evidenti problemi fisici che lo costringevano a zoppicare, poi è stato sostituito da Sebastian Giovinco in vista dei supplementari. Probabilmente Prandelli avrebbe dovuto effettuare il cambio leggermente prima, viste le condizioni di Gilardino, ma il punto non è solo questo. Più che altro viene da domandarsi: perchè Giovinco e non El Shaarawy? Si era detto che quest’ultimo non fosse in buone condizioni fisiche, eppure contro il Brasile ha giocato per venti minuti. A rigor di logica, contro la Spagna il Faraone del Milan doveva essere in grado di giocare almeno i supplementari, anche perchè gli altri uomini in campo, di entrambe le squadre, non erano certo freschi. Forse non è così, forse Prandelli ha ritenuto che El Shaarawy non potesse giocare nemmeno uno spezzone, ma allora non si capisce perchè lo abbia portato in panchina (in realtà non solo contro la Spagna, ma dall’inizio della Confederations Cup). Il vero motivo della scelta del c.t. non si conosce, anche perchè leggendo i giornali e le interviste, sembra che nessun cronista abbia indagato più di tanto. Ma questa nazionale aveva proprio bisogno di un attaccante veloce, bravo tecnicamente e con un ottimo tiro, come Stephan El Shaarawy. Con un giocatore di questo tipo c’erano più possibilità di superare la difesa spagnola e trovare il gol, piuttosto che puntare sui cross dei vari Maggio, Candreva e Giaccherini (giocatori che vanno comunque elogiati per la prova contro la Spagna). E’ anche possibile che il mancato utilizzo di El Shaarawy sia dipeso da una semplice scelta tecnica: magari Prandelli, a differenza di chi scrive, tra Giovinco e l’italoegiziano preferisce il primo. In ogni caso, questa Italia ha bisogno di un attaccante di fantasia, che possa saltare l’uomo, dribblare e creare dai 16 metri in poi, anche in vista del Mondiale che si giocherà tra un anno. Al di là di tutto ciò, vanno fatti i complimenti agli azzurri per la prestazione fornita in questa semifinale, per il coraggio e l’impegno: la Spagna ha giocato al di sotto delle sue possibilità, ma se in centoventi minuti non è riuscita a piegare l’Italia, non è solo per suo demerito. Ora ci resta la possibilità di conquistare il terzo posto, nella sfida con l’Uruguay di Tabarez, che è una squadra ostica e tenace, ma i nostri non sono da meno. 

Fabrizio Landolfi
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Italia - Spagna: Azzurri senza Balotelli, l'impresa è difficile

Italia - Spagna: Azzurri senza Balotelli, l'impresa è difficile

Di Fabrizio Landolfi

Giovedì sera la nazionale italiana, guidata da Cesare Prandelli, giocherà la semifinale di Confederations Cup contro la Spagna campione d’Europa e del mondo, allo stadio Castelao di Fortaleza.


Gli azzurri sono chiamati a compiere un’impresa davvero difficile, di fronte agli stessi avversari con cui un anno fa persero 4-0, nella finale di Euro 2012. Quella spagnola è ancora la nazionale più forte del mondo, come sta dimostrando anche in questa Confederations Cup: tralasciando il 10-0 rifilato a Tahiti, un avversario che oggettivamente non poteva competere a tali livelli, gli uomini di Del Bosque hanno superato piuttosto agevolmente una squadra ostica come l’Uruguay, per poi vincere 3-0 contro la Nigeria di Stephen Keshi. Giocare contro questa Spagna è difficile a priori, ma l’Italia di Prandelli ha anche avuto la sfortuna di perdere Mario Balotelli, un suo punto di riferimento fondamentale. L’attaccante si è fermato a causa di un infortunio alla coscia, che non gli consentirà di giocare nemmeno la partita successiva, ovvero la finale in caso di vittoria sulla Spagna, o la finale per il terzo posto in caso di sconfitta, da disputare contro la perdente tra Brasile ed Uruguay. Balotelli verrà sostituito da Gilardino, un giocatore di cui il c.t. ha grande considerazione: fu proprio lui a lanciarlo, quando era alla guida del Parma, e lo allenò anche nella Fiorentina. Gilardino è un centravanti esperto, opportunista ed abile di testa, ma ha caratteristiche ben diverse da quelle di Balotelli: ad esempio non può reggere l’attacco da solo, facendo a sportellate con la difesa avversaria come fa il SuperMario del Milan. Tuttavia, l’utilizzo di Gila è ora l’unica alternativa per Prandelli, che non ha portato in Brasile il romanista Osvaldo per via del famoso codice etico (il giocatore ha avuto un pesante screzio col suo allenatore Andreazzoli), ha dovuto rinunciare agli indisponibili Pazzini e Giuseppe Rossi, ed ha scartato Di Natale e Matri dopo aver tolto dal giro della nazionale Antonio Cassano. Quest’ultima è stata una scelta molto discutibile, ma seppure il giocatore fosse ancora in azzurro, non essendo una prima punta non potrebbe comunque prendere il posto di Balotelli. 


E’ evidente che l’Italia parta sfavorita in questa semifinale contro le Furie Rosse, ma non può e non deve darsi per vinta prima del tempo. La formazione con cui gli azzurri scenderanno in campo a Fortaleza, per il momento è un vero rebus; Cesare Prandelli dovrà fare a meno anche di Ignazio Abate, infortunatosi a causa di un fallo del brasiliano Neymar, mentre Pirlo e Montolivo dovrebbero essere pronti per giocare. Meno chiara è la situazione di Stephan El Shaarawy, che ha già giocato per venti minuti contro il Brasile, nonostante prima della gara venisse dato per indisponibile. Per contrastare la Spagna, il c.t. potrebbe passare alla difesa a tre “made in Juventus”, con Barzagli, Bonucci e Chiellini in linea davanti a Gianluigi Buffon, schierando poi un centrocampo a quattro con Maggio, Pirlo, De Rossi e Giaccherini, e la coppia Candreva-Marchisio sulla trequarti alle spalle di Alberto Gilardino. Sembra essere questa, la soluzione che ha più probabilità di essere scelta. Tuttavia, sarebbe interessante anche vedere un’Italia più spregiudicata e tendente all’attacco: se El Shaarawy è in grado di giocare dall’inizio merita fiducia, viste le ottime qualità tecniche del giovane milanista. Ad esempio, Prandelli potrebbe confermare la difesa a quattro davanti a Buffon, con Maggio, Barzagli (o Bonucci), Chiellini e De Sciglio, lasciare in panchina uno tra Montolivo e Marchisio, mettendo l’altro a centrocampo insieme a De Rossi e Pirlo, e schierare sulle fasce Giaccherini ed El Shaarawy, in veste di esterni offensivi, con Gilardino prima punta. Un’altra possibilità da valutare è quella del 4-2-3-1, con gli stessi quattro giocatori in difesa, Pirlo e De Rossi in mezzo al campo ed un trio inedito formato da Giaccherini, Marchisio ed El Shaarawy sulla trequarti, alle spalle di Gilardino. Tutto dipenderà da quanto vorrà scoprirsi e rischiare Cesare Prandelli, di fronte ad un avversario pericoloso come la Spagna di Del Bosque. Per quanto riguarda le Furie Rosse, anche Del Bosque ha dei dubbi: Fabregas e Soldado hanno accusato problemi fisici dopo la gara vinta contro la Nigeria, quindi difficilmente li vedremo in campo dall’inizio, mentre per il ruolo di prima punta sono in lizza Fernando Torres e David Villa. Probabilmente il c.t. spagnolo schiererà Victor Valdes tra i pali, Arbeloa, Sergio Ramos, Piquè e Jordi Alba in difesa, il trio del Barcellona Xavi-Busquets-Iniesta a centrocampo, Pedro e David Silva sugli esterni e Fernando Torres, favorito su Villa, al centro dell’attacco. 

Fabrizio Landolfi
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Le sorprese non arrivano, la Spagna fa ancora paura

Le sorprese non arrivano, la Spagna fa ancora paura 

Di Fabrizio Landolfi 

Come ci aspettavamo, attorno alla Confederations Cup l’entusiasmo è piuttosto tiepido. In Italia le vicissitudini della nazionale non hanno rubato la scena al calciomercato nazionale ed estero. Si continua a parlare più di Cavani, di Tevez, di Ancelotti al Real, o di chi è incedibile per Juve e Milan, che non di cosa accade in Brasile. Eppure per i patiti delle competizioni per nazionali (come il sottoscritto), la Confederations Cup è un valido aiuto per combattere l’astinenza da Mondiali e/o Europei che si presenta nelle estati in cui non ci sono queste grandi manifestazioni. La fase a gironi è appena terminata, senza grosse sorprese dal punto di vista dei risultati: per le semifinali, infatti, si sono qualificate Brasile, Italia, Spagna ed Uruguay, le quattro squadre più accreditate alla vigilia. Per noi tifosi italiani ci sono, sostanzialmente, una notizia buona ed una meno buona. La prima è che l’Italia ha superato il girone, pur trovando qualche difficoltà di troppo contro il Giappone. La seconda è che in semifinale gli Azzurri dovranno affrontare la Spagna, con la quale un anno fa persero per 4-0 nella finale di Euro 2012. A proposito delle Furie Rosse, si poteva ipotizzare un declino rispetto al rendimento degli anni passati, viste le debacle di Barcellona e Real Madrid in Coppa dei Campioni. Invece la Spagna di Del Bosque ha dimostrato di essere quella di sempre, vincendo senza troppo sforzo tutte e tre le gare del suo girone. Per chi affronta questa squadra, c’è solo da sperare in una serata storta di Xavi, Iniesta e compagni, e in un pizzico di fortuna che aiuti nei singoli episodi. Se invece la cosiddetta Spagna pigliatutto gioca come sa giocare, non ha rivali. Non fa eccezione nemmeno il Brasile: quella di Felipe Scolari è una squadra di qualità, formata da tanti calciatori talentuosi, ma non raggiunge il livello degli iberici, almeno sulla carta. La Selecao ha comunque dalla sua il vantaggio di giocare in casa, ed ha vinto tutte e tre le gare del suo girone con almeno 2 gol di scarto. La stella Neymar non sta tradendo le aspettative, ha segnato 3 gol in 3 gare giocate, risultando decisivo nel gioco del Brasile, anche se paragonarlo a Leo Messi continua ad essere fuori luogo. Il 21enne del Santos ha talento, tecnica e personalità, oltre ad una certa astuzia nel “tuffarsi” e guadagnare calci di punizione, come abbiamo visto nella gara contro l’Italia e in parte anche in quella contro il Messico. Ma Messi è di un altro pianeta, anche perchè non ha bisogno di ricorrere a questi espedienti, con buona pace della stampa brasiliana. Tuttavia, nella Selecao di Scolari vi sono anche altri giocatori di spicco, su tutti Hulk ed Oscar, ma anche il centravanti Fred. Per quanto riguarda il gap con la Spagna, i brasiliani hanno comunque la certezza di poter incontrare i Campioni del mondo solo in finale, mentre l’Italia dovrà affrontarli già giovedì prossimo, in semifinale. Veniamo ai nostri: la squadra di Prandelli ha carattere e grinta, non si arrende fino al fischio finale, ma ha subìto troppi gol, 8 in queste 3 gare. Il fatto che anche le reti segnate siano 8, ci dimostra che questa nazionale non è la classica Italia tutta difesa e pragmatismo. Piuttosto, è un’Italia che ricorda le squadre di Zeman, non nel gioco che pratica, bensì nei risultati. Il problema principale degli azzurri, contro il Brasile, è stata l’assenza di Pirlo, un punto di riferimento importantissimo per il centrocampo e per l’impostazione di gioco. Ma in generale, quindi non solo contro il Brasile, ha pesato anche l’assenza di una grande seconda punta da affiancare a Mario Balotelli: i vari Giaccherini, Diamanti, Cerci e Giovinco sono giocatori validi, ma questa squadra avrebbe bisogno di maggiore fantasia. Contro la Spagna Prandelli dovrebbe ritrovare Pirlo, e probabilmente avrà a disposizione anche El Shaarawy. Non male, ma nel frattempo è sorto un problema ancora più grande: il forfait di Balotelli. Il centravanti azzurro, infortunatosi alla coscia in uno scontro di gioco con David Luiz, non potrà proseguire la Confederations Cup, quindi in una semifinale già di per sè molto ostica, l’Italia dovrà rinunciare al più atteso dei suoi giocatori, che verrà sostituito da Alberto Gilardino. C’è da dire che quest’anno Cesare Prandelli è stato piuttosto sfortunato con gli attaccanti: prima non ha potuto portare in Brasile nè Giuseppe Rossi nè Pazzini, fermi per infortunio, poi ci sono stati i problemi fisici di El Shaarawy, ora è toccato a Balotelli. L’Uruguay, come da tradizione, è una squadra tenace e piena di cattiveria agonistica, che non ispira troppa simpatia per quell’atteggiamento falloso e a volte provocatorio, ma che ha dei punti di forza, tra cui una difesa molto solida e degli attaccanti pericolosissimi nelle ripartenze. Gli uomini di Tabarez non sono riusciti ad intrappolare la Spagna, che li ha liquidati segnando due gol già nel primo tempo, ma possono mettere in difficoltà qualunque altra squadra. In semifinale affronteranno il Brasile padrone di casa: sarà una grande sfida tra due nazionali tra le quali c’è un’antica rivalità molto sentita. Il Giappone di Alberto Zaccheroni è stato eliminato, con 3 sconfitte su 3, pur facendo tutto sommato una buona figura. I Campioni d’Asia hanno avuto sfortuna nella gara contro l’Italia, in cui numerosi episodi, tra cui un palo e due traverse, hanno impedito loro di portare a casa una vittoria che sembrava vicina. Probabilmente gli uomini di Zac meritavano qualcosa di più in questa Confederations Cup, ma hanno sbagliato nella prima partita, quando si sono arresi troppo facilmente al Brasile. Ci si aspettava di meglio dal Messico, altra squadra eliminata in questa fase a gironi: due sconfitte contro Italia e Selecao, poi l’inutile vittoria per 2-1 sul Giappone. Il c.t. De La Torre non è riuscito a dare un’identità precisa a questa squadra, di cui in 3 partite giocate l’unico ad andare a segno è stato El Chicharito Hernandez. Nel gruppo B la Nigeria ha fatto una figura discreta, malgrado la sconfitta per 3-0 subìta contro la Spagna: in quella gara si è notato il divario tecnico tra le due squadre, ma il punteggio è stato comunque troppo severo per gli africani, che avevano già perso di misura con l’Uruguay e vinto 6-1 contro la nazionale di Tahiti. Quest’ultima squadra, formata da giocatori non professionisti, non è riuscita a competere con le avversarie per l’evidente differenza di livello tecnico. Gli oceanici hanno subìto due goleade da record, 10-0 ed 8-0, contro Spagna ed Uruguay, ma sono tornati a casa con la soddisfazione di aver segnato almeno un gol, quello di Tehau contro la Nigeria, in questa loro prima Confederations Cup, che rappresenta già un traguardo per il calcio tahitiano. Ci sono ancora quattro partite da giocare: le semifinali Brasile-Uruguay ed Italia-Spagna, la finale per il terzo posto e poi la finale di Rio de Janeiro. Sfide comunque interessanti, tra quattro grandi squadre che il prossimo anno cercheranno di vincere il Mondiale. 

Fabrizio Landolfi
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Brasile - Italia 4 - 2: Poca fantasia negli Azzurri, Buffon impreciso

Brasile - Italia 4 - 2: Poca fantasia negli Azzurri, Buffon impreciso

Di Fabrizio Landolfi

All’Arena Fonte Nova di Salvador, l’Italia di Prandelli è stata sconfitta per 4-2 dai padroni di casa del Brasile, nella terza ed ultima gara del girone A della Confederations Cup. Durante il recupero del primo tempo il difensore brasiliano Bonfim Dante ha portato in vantaggio i suoi. Nella ripresa gli azzurri hanno pareggiato al 51’ con Giaccherini, ma la Selecao è tornata avanti quattro minuti dopo grazie ad una punizione di Neymar, per poi portarsi sul 3-1 con Fred al 67’. Per l’Italia ha accorciato le distanze Giorgio Chiellini al 71’, mentre all’89’ è arrivato il quarto gol del Brasile, firmato dallo stesso Fred. I ragazzi di Prandelli sono dunque i secondi classificati del girone, e con molta probabilità in semifinale incontreranno la Spagna. 


IL TABELLINO 

Brasile: Julio Cesar; Dani Alves, Thiago Silva, David Luiz (33' Dante), Marcelo; Hernanes, Luiz Gustavo; Hulk (76' Fernando), Oscar, Neymar (69' Bernard); Fred. A disp.: Jefferson, Cavalieri, Filipe Luis, Jean, Rever, Jadson, Lucas, Jo. All.: Scolari. 

Italia: Buffon; Abate (30' Maggio), Bonucci, Chiellini, De Sciglio; Marchisio, Montolivo (26' Giaccherini), Aquilani; Diamanti (72' El Shaarawy), Candreva; Balotelli. A disp.: Sirigu, Marchetti, Astori, Barzagli, Giovinco, Gilardino, Cerci. All.: Prandelli. 

 Marcatori: 46' Dante (B), 51' Giaccherini (I), 55' Neymar, 67' Fred (B), 71' Chiellini (I), 89' Fred (B) 

C’è un dato difficile da trascurare, ovvero che questa Italia subisce troppi gol: addirittura 8 nelle tre gare disputate finora in Brasile, di cui 7 nelle ultime due. La difesa non riesce a rendersi impenetrabile, contrariamente alla tradizione della nostra nazionale. A Salvador ci ha messo del suo anche Gigi Buffon, portiere e capitano della squadra di Prandelli, come era già capitato anche nella gara rocambolesca vinta contro il Giappone. Gli azzurri poi hanno pagato molto l’assenza di Andrea Pirlo a centrocampo, un giocatore capace di dare qualità e geometrie alla manovra come nessun altro compagno. In questa sfida per il primo posto del girone, c’era bisogno di imporre un gioco e tenere palla più possibile; l’Italia invece ha lasciato troppa iniziativa a questo Brasile, che peraltro non è la squadra irresistibile che siamo abituati ad immaginare quando pensiamo alla nazionale carioca. Non è il Brasile di Romario e Ronaldo, nè quello di Zico e Falcao, tantomeno quello di Pelè. Ma è un buon Brasile, con tanti giocatori di qualità, compreso il giovane Neymar, che contro l’Italia ha dimostrato di essere piuttosto lesto a cadere a terra nei contrasti, anche quando gli avversari non lo toccano, risultando a tratti irritante. In questo modo si è procurato il calcio di punizione con cui ha messo a segno il secondo gol per i suoi, di cui va comunque riconosciuta la bellezza. Una punizione dalla distanza, precisa e velenosa, con il pallone che è finito dritto in rete. Giustificabile il mancato intervento di Gigi Buffon, che però poteva fare molto meglio in occasione del 3-1 e del 4-1, entrambi messi a segno da Fred, ma anche sulla rete del vantaggio siglata da Dante. Probabilmente poteva far meglio anche Cesare Prandelli: il c.t. azzurro ha confermato questo modulo 4-3-2-1, stavolta con Diamanti e Candreva alle spalle di Balotelli. Il trequartista del Bologna è apparso ben poco ispirato, così come Claudio Marchisio a centrocampo, mentre il laziale Candreva si è fatto vedere di più, pur non riuscendo a creare molte azioni pericolose. Mario Balotelli è rimasto fuori dal gioco per tutto il primo tempo, se si esclude un tiro di sinistro finito a lato. 


Nella ripresa SuperMario si è comunque messo in evidenza, con uno splendido colpo di tacco al volo con cui ha eluso la marcatura di un avversario e servito la palla per il gol di Emanuele Giaccherini, inizialmente tenuto a riposo da Prandelli. C’è da dire che il c.t. azzurro non è stato nemmeno fortunato, dato che dopo mezz’ora di partita era stato costretto a fare già due cambi, per sostituire Abate e Montolivo, entrambi alle prese con problemi fisici, con Maggio e lo stesso Giaccherini. Se a questo sommiamo le assenze di due titolarissimi come Pirlo e De Rossi, appaiono evidenti le difficoltà nella gestione della squadra. Non è ancora ben chiaro quale sia la situazione dell’infortunio di Stephan El Shaarawy, dato per indisponibile prima della gara, ma entrato in campo negli ultimi venti minuti. Sarà forse un caso, ma da quando il giovane milanista ha preso il posto dello spento Diamanti, l’Italia ha iniziato a premere con continuità, costringendo il Brasile a difendersi fino al secondo gol del centravanti Fred, che ha chiuso i giochi. In questa partita gli azzurri avevano bisogno di giocare più possibile nella metà campo avversaria, per tenere impegnati gli uomini di Felipe Scolari e costruire pericoli. Purtroppo sono mancate la fantasia e la qualità necessarie per riuscirci; volendo fare qualche esempio esplicito, è mancato un Baggio, un Totti, un Cassano, forse un Giuseppe Rossi, da mettere al fianco di Mario Balotelli. Da questo punto di vista, El Shaarawy potrebbe essere una soluzione, quindi ci si augura di poterlo vedere in campo nella prossima gara. Una nota positiva è legata al carattere che l’Italia ha dimostrato, segnando due gol in due momenti di difficoltà, prima con Giaccherini, appena sei minuti dopo la fine di un intervallo reso ostile dalla rete di Dante, poi con Chiellini su un’azione insistita, durante la quale Irmatov aveva anche fischiato un calcio di rigore per un fallo su Balotelli (il fatto che l’arbitro abbia poi modificato la decisione, visto che la palla era finita in rete, ha provocato le proteste dei brasiliani). Ora gli azzurri hanno cinque giorni di tempo per prepararsi alla semifinale: contro gli spagnoli, campioni del mondo e d’Europa, sarà veramente dura. Il recupero di Andrea Pirlo è di vitale importanza per l’Italia, così come l’esigenza di migliorare la fase difensiva. 

Fabrizio Landolfi
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Brasile - Italia: Sfida per il primo posto, ma mancano Pirlo e De Rossi

Brasile - Italia: Sfida per il primo posto, ma mancano Pirlo e De Rossi

Di Fabrizio Landolfi

Sabato sera l’Italia giocherà la terza gara del girone di Confederations Cup, contro il Brasile padrone di casa guidato da Felipe Scolari. Le due squadre al momento sono a pari punti, avendo battuto entrambe sia il Giappone che il Messico, quindi la gara da giocare a Salvador sarà decisiva per assegnare il primo posto del girone; in caso di pareggio, il Brasile si troverebbe comunque sopra all’Italia in classifica, per via della migliore differenza reti nelle tre gare giocate. I ragazzi di Prandelli hanno tanti buoni motivi per inseguire la vittoria all’Arena Fonte Nova, anzichè accontentarsi di passare alle semifinali da secondi. Innanzitutto, con il primo posto si eviterebbe di incontrare la Spagna in semifinale (le Furie Rosse di Del Bosque, a meno di clamorose sorprese, passeranno con il primo posto). Secondo poi, è importante fare una buona figura a livello internazionale, per i giocatori che vanno in campo ma anche per l’immagine del nostro calcio: arrendersi al Brasile e tenersi stretto il secondo posto, non sarebbe certo un atteggiamento da grande squadra. Ma soprattutto, uno dei motivi per cui gli azzurri devono andare in campo per giocarsela fino in fondo, è che questa Italia può battere questo Brasile. Pochi mesi fa c’è stata un’amichevole, vibrante e spettacolare, tra gli uomini di Prandelli e la Selecao, finita col punteggio di 2-2. Di sicuro, per pensare di battere il Brasile bisogna fare meglio di come ha fatto l’Italia mercoledì notte, contro un Giappone sfortunato che l’aveva colta di sorpresa. Serve più attenzione e più intensità fin dai primi minuti di gioco, perchè Neymar, Hulk, Fred e gli altri non perdonano distrazioni. Ma c’è anche bisogno di fantasia in attacco e di giocare a viso aperto: a questo proposito, ci auguriamo che Prandelli non lasci Balotelli da solo nel reparto avanzato, col rischio di rimanere isolato. L’ideale sarebbe affiancargli El Shaarawy, suo compagno anche nel Milan, se le condizioni fisiche del Faraone lo permettono. Altrimenti, si può puntare su Giovinco e Giaccherini, purchè la squadra non rischi di farsi chiudere indietro dal Brasile. Cesare Prandelli però, ha qualche grattacapo da risolvere anche per quanto riguarda il centrocampo: De Rossi è squalificato per i due gialli rimediati in due partite, mentre Pirlo si è fermato per una distrazione muscolare alla gamba destra. L’assenza del regista di centrocampo è una tegola pesante per la squadra, ma bisogna essere in grado di dare qualità alla linea mediana anche senza di lui, che probabilmente non sarà a disposizione nemmeno per la semifinale. Tutti speriamo vivamente che Pirlo recuperi più in fretta possibile, specie nel caso in cui gli azzurri dovranno affrontare la Spagna, ma per ora bisogna pensare solo al Brasile. La probabile formazione dell’Italia vede il Capitano Buffon in porta, una linea difensiva a quattro con Abate (favorito su Maggio) sulla corsia destra, Bonucci e Chiellini al centro e De Sciglio sulla sinistra, un centrocampo a tre formato da Marchisio, Montolivo ed Aquilani, con Giaccherini e Giovinco nel ruolo di esterni offensivi e Balotelli centravanti. E’ meno probabile l’utilizzo di Stephan El Shaarawy, almeno nell’undici titolare, mentre ha delle chances di giocare dall’inizio anche il laziale Candreva. In difesa, è previsto un turno di riposo per Andrea Barzagli, che verrà sostituito dall’altro juventino Bonucci. Vi sono dubbi anche sulla formazione del Brasile: il c.t. Scolari potrebbe confermare gli undici che ha fatto giocare contro Giappone e Messico, e che non hanno affatto deluso, ma non possiamo escludere qualche ipotesi di turnover. A difendere i pali della Selecao ci sarà l’ex interista Julio Cesar, in difesa Dani Alves, Thiago Silva, David Luiz e probabilmente Felipe Luis, nel ruolo di terzino sinistro in cui solitamente gioca Marcelo. Tra i centrocampisti potrebbe restare a riposo Paulinho, lasciando spazio alla coppia centrale Luiz Gustavo-Hernanes, mentre sulla trequarti è sicuro del posto Neymar, che verrà affiancato da Oscar e da uno tra Hulk e Lucas, con il primo che resta comunque favorito sul secondo. Nel ruolo di punta centrale del 4-2-3-1 brasiliano, giocherà l’attaccante della Fluminense Fred. 

Fabrizio Landolfi
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Italia - Giappone 4 - 3: Vittoria soffertissima, gli Azzurri devono migliorare

Italia - Giappone 4 - 3: Vittoria soffertissima, gli Azzurri devono migliorare

Di Fabrizio Landolfi

Mercoledì sera l’Italia di Prandelli ha sconfitto il Giappone per 4-3, nella seconda gara del girone eliminatorio della Confederations Cup. La nazionale asiatica, allenata da Zaccheroni, è andata in vantaggio sugli azzurri al 21’, con un calcio di rigore trasformato da Honda, per poi trovare addirittura il raddoppio con Kagawa al 33’. A tre minuti dall’intervallo, un colpo di testa di De Rossi su calcio d’angolo ha permesso all’Italia di accorciare le distanze, mentre a pochi minuti dall’inizio della ripresa i ragazzi di Prandelli hanno ribaltato la situazione, pareggiando grazie ad un’autorete di Uchida e portandosi in vantaggio 3-2 con un rigore calciato da Balotelli. Ma non è finita lì: al 69’ un gol di Okazaki ha permesso al Giappone di agguantare il pari e rimettere tutto in discussione, almeno fino all’86’, quando Sebastian Giovinco ha messo a segno la rete del definitivo 4-3 per gli azzurri, che grazie a questi 3 punti sono matematicamente qualificati alle semifinali, mentre la squadra di Zaccheroni, avendo già perso due gare, è già eliminata. 

IL TABELLINO 

Italia: Buffon; Maggio (60' Abate), Barzagli, Chiellini, De Sciglio; De Rossi, Pirlo, Montolivo; Giaccherini (69' Marchisio), Aquilani (30' Giovinco); Balotelli. 
A disp.: Marchetti, Gilardinio, Bonucci, Astori, Candreva, Diamanti, Cerci, El Shaarawy, Sirigu. 
All.: Prandelli 

Giappone: Kawashima; Uchida (73' H. Sakai), Yoshida, Konno, Nagatomo; Hasebe, Endo; Okazaki, Honda, Kagawa; Maeda (79' Havenaar). 
A disp.: Gonda, Inoha, G. Sakai, Kurihara, Kiyokate, Hosogai, Nakamura, Inui, Takahashi, Nishikawa. 
All.: Zaccheroni 

Marcatori: 21' Honda (G), 33' Kagawa (G), 42' De Rossi (I), 50' (Uchida, G, aut.), 52' Balotelli (I), 69' Okazaki (G), 86' Giovinco (I). 

Ieri sera a Recife abbiamo visto una gara strana ed imprevedibile, sicuramente rocambolesca ma non abbastanza convincente dal punto di vista dell’Italia, messa in seria difficoltà da un Giappone che non meritava l’eliminazione dal torneo. Senza pensare alla storica semifinale con la Germania del ’70, che ogni 4-3 richiama sempre alla memoria del pubblico italiano, oggi è il caso di affermare che quando in campo si vedono tanti gol, non significa necessariamente che una partita è stata ben giocata. A Recife l’Italia aveva bisogno di vincere. Non era un bisogno assoluto, dato che c’è ancora una terza gara da disputare e la prima era stata vinta dagli azzurri, ma ci si aspettava di vedere una squadra pronta ad imporsi dall’inizio sul Giappone, come aveva fatto pochi giorni fa il Brasile, senza eccessiva difficoltà. Invece abbiamo assistito ad una partenza imbarazzante degli azzurri, messi alle corde dai giapponesi per più di mezz’ora. Gli uomini di Zaccheroni sono andati in vantaggio con un rigore inesistente, fischiato dall’arbitro Abal per un presunto fallo di Buffon, ma ciò non toglie che l’Italia non era ancora pervenuta, non a caso 12 minuti dopo ha subìto anche il gol del raddoppio, segnato dall’esterno Kagawa. Il Giappone ha immobilizzato gli azzurri con un pressing costante, impedendogli di costruire gioco, ed ha colpito in fase offensiva attaccando con tanti uomini e con una certa vivacità. Solo dopo il pesante uno-due degli asiatici, l’Italia si è svegliata ed ha iniziato a reagire. Ancora prima del gol di Kagawa, il c.t. Prandelli aveva messo dentro Sebastian Giovinco al posto di Alberto Aquilani, “bocciando” di fatto la soluzione del 4-3-2-1 con Balotelli unica punta, peraltro già adottata contro il Messico. In verità, Giovinco non ha inciso molto nel gioco, se non per il gol siglato nel finale, ma dopo essersi trovati sotto di due reti i ragazzi di Prandelli hanno iniziato a spingere, trovando il gol al 42’ con un potente colpo di testa di De Rossi, su calcio d’angolo battuto dal solito, imprescindibile, Andrea Pirlo. Nei minuti seguenti, cioè gli ultimissimi del primo tempo, un’Italia arrembante ha costretto gli avversari a chiudersi indietro, sfiorando addirittura un insperato pareggio, con il tiro di Giaccherini che si è stampato sul palo. Ad inizio ripresa per fortuna gli azzurri hanno continuato a giocare come bisognava giocare dall’inizio, Balotelli ha ricevuto molti più palloni e la difesa giapponese è andata in difficoltà. Bravo e caparbio lo juventino Giaccherini, nel rubar palla e mettere in mezzo in occasione del 2-2: il difensore Uchida, nel tentativo di anticipare Balotelli, ha mandato la palla nella propria porta. Appena due minuti dopo, il direttore di gara ha pareggiato i conti in fatto di rigori regalati, fischiandone uno in favore dell’Italia, per un presunto tocco di mano che in realtà non c’era. Mario Balotelli ha confermato la sua infallibilità dal dischetto, spiazzando il portiere Kawashima e portando in vantaggio l’Italia. A quel punto, gli uomini di Prandelli avevano la partita in pugno, sembravano un’altra squadra rispetto a quella vista nel primo tempo, almeno fino al gol di De Rossi, ed hanno avuto alcune occasioni per incrementare il vantaggio. Ma poco più tardi l’Italia è calata di nuovo, in maniera quasi inspiegabile, permettendo al Giappone di rendersi pericoloso più volte. I Campioni d’Asia hanno inseguito con decisione il pareggio, raggiungendolo al 69’ con la rete di Okazaki e riprendendo a dominare la partita. L’Italia è andata di nuovo in affanno, di fronte ad un avversario veloce ed aggressivo che obiettivamente avrebbe meritato di segnare un quarto gol, ma un palo e ben due traverse hanno salvato Buffon e i suoi compagni, piuttosto fortunati in quegli episodi. Alla fine, al di là della sorte, che comunque ha avuto il suo peso, ha prevalso la maggiore esperienza degli italiani, che hanno trovato il 4-3 all’86’, in occasione di una delle poche ripartenze. La difesa giapponese si è fatta cogliere in castagna da De Rossi, che ha servito Marchisio in posizione regolare sulla destra; lo juventino ha crossato verso il suo compagno Sebastian Giovinco e quest’ultimo, vistosi ben poco fino ad allora, ha battuto Kawashima senza difficoltà. Tutto è bene ciò che finisce bene, l’Italia finora ha ottenuto due vittorie su due in questa Confederations Cup, ma gli appunti da fare a Prandelli e ai suoi non mancano. Innanzitutto, è un peccato che in questa nazionale non abbia spazio un giocatore talentuoso e veloce come Stephan El Shaarawy, che probabilmente non è al meglio della condizione fisica, ma poteva essere utile alla squadra se il c.t. lo avesse mandato in campo almeno nel secondo tempo, magari a venti minuti dalla fine, visto come si stavano mettendo le cose per gli azzurri. Ma soprattutto, a Recife abbiamo visto un’Italia a due facce, in alcune fasi troppo in affanno. Il discorso legato al clima, molto umido e pesante, regge fino ad un certo punto, se non altro perchè vale per entrambe le squadre che hanno giocato, eppure il Giappone non è mai apparso senza fiato come l’Italia in alcune fasi della partita. Quello che abbiamo capito con questa gara è che la nazionale azzurra, per poter fare bene, ha bisogno di mantenere alta l’intensità di gioco e di fare la partita: non appena si rallenta e si cerca di limitarsi a contenere gli avversari, le difficoltà aumentano. Anche per questo, c’è bisogno di un altro giocatore offensivo ed abile nella costruzione del gioco, da affiancare a Balotelli. Sui singoli, c’è da dire che Daniele De Rossi ha vissuto una serata importante, segnando il gol che ha dato il via alla rimonta azzurra, il quindicesimo per lui con la maglia della nazionale (record assoluto per un centrocampista), ma ha rimediato un’ammonizione che gli costerà la squalifica. Nella sfida contro il Brasile, Prandelli dovrà quindi fare a meno del romanista, titolare indiscusso di questa squadra. Gigi Buffon poteva intervenire meglio su almeno due delle reti subìte, ma è stata soprattutto la difesa a traballare più volte, prestando il fianco al dinamismo dei giapponesi. A proposito della prossima gara, nonostante l’Italia sia già qualificata per le semifinali, sarebbe importante riuscire a battere il Brasile per aggiudicarsi il primo posto del girone, ed evitare di conseguenza una semifinale contro la Spagna, che con molta probabilità vincerà il suo girone. Gli azzurri non devono accontentarsi di passare e basta, anche perchè il Brasile padrone di casa è un avversario temibile ma non insuperabile. A patto che l’Italia mantenga la stessa intensità di gioco per tutta la partita, cercando di non concedere niente, perchè un avvio di partita come quello visto contro il Giappone di Zaccheroni, potrebbe essere fatale contro la Selecao. 

Fabrizio Landolfi
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Italia - Giappone: Prandelli passa alle due punte?

Italia - Giappone: Prandelli passa alle due punte?

Di Fabrizio Landolfi

Nella notte tra mercoledì e giovedì l’Italia giocherà la seconda gara del girone eliminatorio della Confederations Cup. Gli azzurri affronteranno il Giappone a mezzanotte (ora italiana), nell’Arena Pernambuco di Recife. Dopo l’esordio positivo contro il Messico, battuto 2-1 grazie alle reti di Pirlo e Balotelli, la nazionale italiana si troverà di fronte i Campioni d’Asia allenati dal nostro connazionale Alberto Zaccheroni, che in passato ha guidato squadre come Udinese, Milan, Lazio, Inter e Juve, vincendo anche uno Scudetto con i rossoneri. Nella prima gara i giapponesi sono stati battuti dal Brasile con un netto 3-0, senza riuscire a dare abbastanza filo da torcere ai padroni di casa. Quindi a Recife giocheranno una partita da dentro o fuori, in cui una seconda sconfitta significherebbe l’eliminazione dal torneo. I ragazzi di Prandelli dovranno fare attenzione a non concedere niente al Giappone, una squadra che ha qualità, soprattutto in alcuni elementi come l’attaccante Honda ed il centrocampista Hasebe, ma anche nei due esterni difensivi Uchida e Nagatomo, sebbene contro il Brasile non sia riuscita a tenere botta, lasciando evidenziare il divario tecnico. Domenica sera contro il Messico abbiamo visto un’Italia positiva che fa ben sperare, ma è possibile fare altri passi in avanti per migliorare il gioco degli azzurri. Mario Balotelli, al di là del carattere esuberante e dell’ammonizione che ha rimediato ingenuamente, è una garanzia per questa squadra. Considerando il lavoro che svolge nel reparto d’attacco, in questo momento è veramente difficile immaginare un’Italia senza di lui. Anche a centrocampo, i titolari non sono in discussione, eccetto Marchisio, che non è apparso abbastanza brillante contro il Messico, probabilmente anche a causa di una collocazione tattica difficile. I maggiori dubbi sull’Italia che affronterà il Giappone sono legati proprio all’aspetto tattico; Prandelli potrebbe abbandonare l’idea di giocare con Balotelli unica punta ed inserire in formazione El Shaarawy. Nel caso in cui fosse proprio Marchisio a restare in panchina, il Faraone e Giaccherini potrebbero giocare sugli esterni a supporto del centravanti Balotelli, in un classico 4-3-3. Se invece giocasse Marchisio e restasse fuori Giaccherini, presumibilmente Prandelli schiererebbe un centrocampo a rombo alle spalle di Balotelli ed El Shaarawy. La scelta del c.t. dipenderà principalmente dallo stato di forma dei singoli, che verrà verificato solo il giorno antecedente alla partita. Il Giappone è un avversario che ha nella corsa il suo punto di forza principale, quindi sarebbe rischioso affrontarlo con giocatori in condizione non ottimale. Per quanto riguarda la difesa, è previsto che Cesare Prandelli confermi la coppia centrale Barzagli-Chiellini, malgrado qualche incertezza commessa dal primo nella gara precedente, mentre sulla fascia destra Christian Maggio potrebbe prendere il posto di Ignazio Abate. L’esterno del Napoli, dopo il romanista De Rossi, sarebbe il secondo calciatore non appartenente a Juve o Milan a giocare da titolare in questa nazionale. Infine, non è da escludere del tutto l’ipotesi che Prandelli inserisca nella formazione iniziale un attaccante “a sorpresa”. Nel caso in cui il tecnico azzurro avesse in mente di cambiare modulo, ma El Shaarawy non fosse pronto per giocare dall’inizio, è possibile l’impiego di uno tra Cerci e Diamanti. Per il Giappone, è prevedibile che Zaccheroni faccia qualche modifica, rispetto alla formazione che è stata sconfitta dal Brasile. I nipponici dovrebbero giocare con Kawashima in porta, una difesa a quattro con Uchida, Yoshida, Konno e Nagatomo, il capitano Hasebe a centrocampo affiancato da Endo, Okazaki spostato sulla fascia destra con Kagawa su quella opposta ed Honda nella posizione di trequartista, alle spalle di una prima punta che Zaccheroni sceglierà tra Maeda ed Havenaar. 

Fabrizio Landolfi
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Italia - Messico 2 - 1: Buona prova degli Azzurri, decisivi Pirlo e Balotelli

Italia - Messico 2 - 1: Buona prova degli Azzurri, decisivi Pirlo e Balotelli

Di Fabrizio Landolfi

Domenica sera l’Italia di Cesare Prandelli ha fatto il suo esordio nella Confederations Cup, vincendo 2-1 contro il Messico al Maracanà di Rio de Janeiro. Gli azzurri sono andati in vantaggio al 27’ grazie all’ennesima prodezza su punizione di uno straordinario Andrea Pirlo, per poi subire il pareggio dopo sette minuti, siglato dal messicano Hernandez su calcio di rigore. Nel secondo tempo, dopo aver attaccato a lungo, l’Italia ha trovato il gol del 2-1 con Balotelli al ’78. 

IL TABELLINO 

Messico: Corona; Flores, Rodriguez, Moreno, Salcido; Zavala (85' Jimenez), Torrano; Aquino (53' Mier), Dos Santos, Guardado; Hernandez. 
A disp: Talavera, Reyes, Molina, Barrera, De Nigris, Meza, Herrera, Torres, Ochoa. 
All. De La Torre 

Italia: Buffon; Abate, Barzagli, Chiellini, De Sciglio; Montolivo, Pirlo, De Rossi; Marchisio (68' Cerci), Giaccherini (87' Aquilani); Balotelli (85' Gilardino). 
A disp: Diamanti, Marchetti, Maggio, Astori, Candreva, Giovinco, El Shaarawy, Bonucci, Sirigu. 
All. Prandelli 

Marcatori: 27' Pirlo (I), 34' Hernandez (M), 78' Balotelli (I) 

Un esordio positivo per la nostra nazionale: nella cornice di uno stadio suggestivo come il Maracanà, gli azzurri hanno fatto una buona figura, allontanando il sospetto che avevamo alla vigilia, cioè quello di vedere in questa Confederations Cup un’Italia molle e fuori condizione. I sospetti in realtà erano leciti, viste le prove incolori contro Rep.Ceca ed Haiti di pochi giorni fa, ma ha avuto ragione la tesi secondo cui in quelle due partite agli azzurri mancavano più gli stimoli, che non la forma fisica. Contro il Messico abbiamo visto una squadra motivata e vogliosa di fare bene, che non si è certo risparmiata. Prandelli ha scelto il modulo con Balotelli da solo in attacco e i due juventini Marchisio e Giaccherini alle sue spalle. Più che un 4-3-2-1 ad albero di Natale, si tratta di un 4-5-1 in cui l’attaccante del Milan lotta per tenere impegnata la difesa avversaria, mentre i centrocampisti cercano di inserirsi più possibile nelle azioni d’attacco. Sulle fasce l’Italia non ha sofferto, pur avendo il solo Giaccherini come punto di riferimento (oltre ai terzini), quindi in fase di copertura la soluzione studiata dal c.t. si è dimostrata valida. Tuttavia, c’è l’impressione che con un attaccante in più in campo, gli azzurri sarebbero arrivati più facilmente al tiro in porta. El Shaarawy merita di giocare, ha talento, tecnica e velocità che servono a questa nazionale, quindi nelle prossime gare si spera di vederlo in campo, sempre se la sua condizione fisica sarà buona. Al Maracanà sono stati decisivi più di tutti i due giocatori più talentuosi, Pirlo e Balotelli. Il primo ha confermato ancora una volta la sua precisione formidabile nei calci piazzati: sulla punizione che ha portato in vantaggio gli azzurri, il portiere messicano sarebbe potuto intervenire meglio, ma resta il fatto che Pirlo inquadra quasi sempre la porta, con traiettorie non semplici, quando calcia da fermo. Il centrocampista della Juve, inoltre, è stato sempre presente nella costruzione delle azioni dell’Italia, confermandosi un punto di riferimento irrinunciabile per Prandelli. Nel primo tempo Pirlo si sarebbe anche guadagnato un calcio di rigore, negato dall’arbitro Osses ma in realtà netto. Mario Balotelli ha giocato un’ottima gara, ha retto il reparto da solo ed ha tenuto in apprensione la difesa del Messico, grazie anche alle sue doti fisiche che gli hanno permesso di costringere spesso gli avversari al fallo. Le stesse doti fisiche, oltre a quelle tecniche, sono emerse anche nell’azione del gol del 2-1, nella quale Balotelli ha vinto un contrasto con un avversario, per poi metter dentro la palla. Peccato per quell’esultanza con tanto di maglietta sfilata, che a SuperMario è costata un’ammonizione da parte dell’arbitro, ma anche un rimprovero da parte di Prandelli. Il c.t. italiano, pur soddisfatto della prestazione del suo centravanti, non ha nascosto di essere seccato da quell’ammonizione evitabile, che potrebbe creare problemi alla squadra, qualora Balotelli rimediasse un altro giallo in questa Confederations Cup. Purtroppo il carattere e l’esuberanza di questo giocatore, le cui qualità tecniche non sono in discussione, continuano a preoccupare i suoi allenatori. Abbiamo visto delle buone prestazioni anche da parte di De Rossi e Montolivo, mentre Claudio Marchisio è rimasto un po’ in ombra e poco attivo in fase offensiva, al contrario di Giaccherini, che ha corso molto, accompagnando spesso Balotelli in avanti e tornando a difendere ogni volta che il Messico ripartiva. Nella ripresa Prandelli ha sostituito Marchisio con un Cerci piuttosto inconcludente, veloce come sempre sulla fascia ma poco ispirato. Dopo il 2-1 sono entrati anche Aquilani e Gilardino, al posto di Giaccherini e Balotelli, ma nessuno dei due ha avuto il tempo per mettersi in evidenza più di tanto. Bene anche la difesa, soprattutto il giovane De Sciglio che si è inserito benissimo senza soffrire la poca esperienza: in occasione del pareggio dei messicani, Barzagli ha peccato d’ingenuità, lasciandosi scappare Giovani Dos Santos e poi commettendo fallo in area sullo stesso avversario. Per il resto però, la difesa italiana ha controllato bene la situazione, di fronte ad un Messico non certo irresistibile. La squadra di Josè De La Torre sta vivendo un periodo difficile in cui fa fatica a trovare il gol, come si è visto anche contro l’Italia. El Chicharito Hernandez, a parte il gol su rigore si è visto poco, Giovani Dos Santos è stato più attivo, creando qualche apprensione nelle ripartenze, ma in generale il Messico non ha saputo tenere testa all’Italia, giocando quasi sempre chiuso nella sua metà campo e non reagendo dopo la rete di Balotelli. Mercoledì a mezzanotte (ora italiana), si torna in campo per la seconda gara, quella contro il Giappone allenato dal connazionale Zaccheroni. I ragazzi di Prandelli possono migliorare, ma sembrano sulla strada giusta per giocarsi bene questa Confederations Cup, che finora nessuna delle cosiddette grandi ha snobbato.

Fabrizio Landolfi
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Italia - Messico: L'esordio al Maracanà

Italia - Messico: L'esordio al Maracanà

Di Fabrizio Landolfi

Domenica sera l’Italia di Prandelli farà il suo esordio nella Confederations Cup 2013, giocando contro il Messico la prima delle tre gare del girone, nel leggendario stadio di Rio de Janeiro, ribattezzato Estadio Jornalista Mario Filho dopo la ristrutturazione, ma ancora noto con il vecchio nome Maracanà. In questo momento, non c’è grande entusiasmo attorno alla nazionale e alla stessa Confederations Cup. L’Italia calcistica è concentrata sul mercato delle squadre di club, su offerte, indiscrezioni, tormentoni, allenatori che vanno ed altri che vengono, più che sulle sorti dei ragazzi di Prandelli. La Confederations, del resto, è un torneo che non ha mai attirato l’attenzione quanto un Mondiale o un Campionato Europeo, non solo in Italia ma neppure negli altri paesi. Probabilmente questo succede anche perchè la Coppa delle Confederazioni è una competizione giovane, quindi con poca storia e tradizione alle spalle, dunque viene considerata alla stregua di un torneo amichevole, sebbene sia a tutti gli effetti una competizione ufficiale. La nazionale azzurra, nella sua storia, ha quasi sempre dato il meglio di sè quando sente la pressione dei grandi appuntamenti, quando ci sono in palio vittorie prestigiose che rimangono nella storia. Al contrario, quando la posta in gioco è più bassa, l’Italia appare spesso svogliata, stanca e priva della fantasia necessaria per appassionare il pubblico. Si ricordano tante prestazioni incolori della nostra nazionale, nelle gare amichevoli o di qualificazione, soprattutto in quelle giocate appena dopo la fine della stagione delle squadre di club. Anche nella Confederations Cup di quattro anni fa, l’Italia guidata da Marcello Lippi combinò ben poco. In Sudafrica, gli azzurri riuscirono a vincere contro gli Stati Uniti, ma vennero surclassati dal Brasile con un netto 3-0, dopo aver perso anche contro il modesto Egitto. Ci si augura che questa volta Prandelli e i suoi sappiano invertire la tendenza, visto che un anno fa nell’Europeo di Polonia ed Ucraina hanno raggiunto il secondo posto, dimostrando di avere qualità. Ma le deludenti prestazioni di pochi giorni fa, contro Repubblica Ceca ed Haiti, rendono leciti dei dubbi: gli azzurri sono apparsi spenti e in affanno dal punto di vista atletico. In particolare a centrocampo, i vari De Rossi, Pirlo e Marchisio hanno dato l’impressione di non essere in una condizione adatta per giocare partite importanti, mentre Balotelli ed El Shaarawy, i due giocatori più attesi di questa nazionale, hanno accusato qualche problema fisico negli ultimi giorni. I due attaccanti milanisti, tuttavia, dovrebbero essere a disposizione per la gara contro il Messico, avversario piuttosto ostico e difficile da arginare. La squadra campione del Centro e Nord America gioca un calcio molto offensivo e veloce, attaccando con tanti uomini insieme. Il ct De La Torre ha a disposizione giocatori di qualità, magari poco conosciuti a livello internazionale (eccetto Hernandez e Giovani dos Santos), ma piuttosto abili dal punto di vista tecnico. Quindi, per vincere al Maracanà in questa gara d’esordio, servirà un’Italia attenta, in forma e ben concentrata. Prandelli dovrebbe poter contare sia su Balotelli che su El Shaarawy, ma c’è comunque qualche dubbio sulla formazione che sceglierà. Il ct in allenamento ha provato “l’albero di Natale”, una soluzione diversa da quelle adottate nelle ultime gare giocate. Buffon in porta, una difesa a quattro con Abate, Bonucci, Barzagli e Chiellini, un trio di centrocampo con Pirlo in mezzo, affiancato da De Rossi e Marchsio, e Giaccherini e Montolivo sulla trequarti, a supporto di Balotelli. Questa formazione non convince del tutto, per diversi motivi. I due uomini che andrebbero sulla trequarti, pur avendo buone doti offensive, non sono veri attaccanti: Balotelli si troverebbe quindi a fare reparto da solo, cosa che è nelle sue capacità, ma sarebbe più vantaggioso per lui avere accanto un giocatore come El Shaarawy. In più, con questa disposizione l’Italia rischia di trovarsi in difficoltà sulle fasce laterali, sulle quali il Messico è abituato a spingere molto. L’alternativa sarebbe quella di confermare il modulo più utilizzato finora da Cesare Prandelli, ovvero il 4-4-2 a rombo, considerabile anche 4-3-1-2, con gli stessi uomini in difesa ma con Montolivo a centrocampo ed il solo Marchisio sulla trequarti dietro a due punte, che dovrebbero essere appunto El Shaarawy e Balotelli, condizioni fisiche permettendo. C’è poi la possibilità che in difesa venga inserito De Sciglio sulla sinistra, con lo spostamento di Chiellini al centro al posto di Bonucci. Per il Messico, Josè De La Torre dovrebbe scegliere un 4-4-2 con il portiere De Jesus Corona tra i pali (preferito ad Ochoa), Meza, Reyes, Rodriguez e Salcido in difesa, centrocampo con Barrera e Guardado sugli esterni, Torrado e Zavala al centro. In attacco, El Chicharito Hernandez è sicuro del posto da titolare, mentre Giovani dos Santos è in ballottaggio con Aldo De Nigris per l’altro posto disponibile.

Fabrizio Landolfi
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Confederations Cup: Inizia Sabato l'antipasto del Mondiale

Confederations Cup: Inizia Sabato l'antipasto del Mondiale

Di Fabrizio Landolfi

Da sabato 15, in Brasile, andrà in scena la Confederations Cup, torneo che si disputa ogni quattro anni, più precisamente l’anno precedente a quello del Campionato Mondiale, nello stesso paese che ospiterà l’evento iridato. Vi partecipano le squadre che hanno vinto le ultime edizioni di ogni campionato continentale, oltre alla squadra campione del mondo in carica e a quella della nazione ospitante, in questo caso appunto il Brasile. L’Italia di Cesare Prandelli partecipa a questa Confederations Cup come seconda classificata del Campionato Europeo, dato che la prima è stata la Spagna di Del Bosque, che era già qualificata in qualità di campione del mondo. 

I GIRONI 

Al torneo prenderanno parte 8 squadre, divise in due gruppi nei quali si affronteranno con la consueta formula del girone all’italiana. Le prime due classificate di ogni girone accederanno alle semifinali; successivamente, si giocheranno prima la finale per il terzo e quarto posto, e poi la finale per il primo e secondo posto. Quattro anni fa, in Sudafrica, fu il Brasile a vincere la Confederations Cup, battendo in finale gli Stati Uniti per 3-2. Nella Confederations Cup di quest’anno, l’Italia è capitata nel girone A, di cui fanno parte anche i padroni di casa del Brasile, i Campioni d’Asia del Giappone, ed il Messico, vincitore dell’ultima Coppa del Nordamerica, Centroamerica e Caraibi. Nel girone B invece, si affronteranno la Spagna Campione d’Europa e del Mondo, l’Uruguay che ha vinto la Coppa America lo scorso anno, la Nigeria Campione d’Africa e la nazionale di Tahiti, che nel 2012 si è aggiudicata la Coppa delle Nazioni Oceaniane. 

CHE TORNEO SARA’? 

Per introdurre la Confederations Cup, è necessario ricordare che non si tratta di un torneo che galvanizza il pubblico quanto il Campionato Mondiale, o quello Europeo, probabilmente anche perchè ha una storia piuttosto “giovane” (la prima edizione considerata ufficiale risale appena al 1997). Tuttavia, sarà comunque interessante, per gli appassionati di calcio, vedere le nazionali che hanno vinto tutte le competizioni più importanti negli ultimi anni affrontarsi una con l’altra in una competizione ufficiale. La Spagna di Del Bosque parte inevitabilmente favorita, avendo già dimostrato ampiamente di essere una squadra formidabile, capace di vincere due Europei consecutivi ed un Mondiale. Secondo un giudizio pressochè unanime, si tratta di una delle nazionali più forti della storia del calcio, sicuramente la migliore tra quelle attuali, almeno sulla carta. Se la Spagna gioca come ha giocato negli anni scorsi, non avrà rivali. Ma nell’ultima Champions League le due big spagnole, Real Madrid e Barcellona, sono state surclassate dalle tedesche Borussia e Bayern: in particolare il Barca, per la prima volta dopo tanti anni, ha perso malamente. La squadra di Messi e degli spagnoli Xavi, Iniesta, Busquets e Fabregas, non è riuscita a tenere testa ai bavaresi, anche dal punto di vista atletico. C’è quindi il sospetto che la nazionale spagnola possa subire la stessa flessione che ha avuto il Barcellona, essendo formata in gran parte da campioni del club blaugrana e del Real Madrid, altra squadra che nell’ultima stagione non ha brillato al massimo. In questo caso, le altre pretendenti della Confederations potrebbero ben sperare, ma la presunta fine dello straordinario ciclo spagnolo è ancora tutt’altro che scontata. Il Brasile di Luiz Scolari, dal punto di vista della qualità ha sicuramente qualcosa in meno della Spagna, come testimoniano anche i risultati che la Selecao ha ottenuto negli ultimi anni. Non è certo il Brasile dei tempi di Pelè, nè quello di Romario e Ronaldo, ma è pur sempre una nazionale difficile da affrontare, con tanti giovani talenti che stanno crescendo, di cui Neymar è solo il più noto. In più, i brasiliani avranno il vantaggio di giocare in casa, fattore che nelle competizioni per nazionali ha sempre avuto molto peso. Scolari e i suoi potranno contare sul sostegno del loro pubblico, sempre numeroso ed appassionato come pochi altri al mondo. In caso di defaillance della Spagna, la squadra verdeoro è senz’altro la candidata principale per la vittoria finale. Ma anche l’Italia di Cesare Prandelli ha tutte le carte in tavola per essere tra le favorite. Il pubblico italiano è memore della pesante sconfitta subìta un anno fa contro la Spagna, nella finale di un Europeo che gli azzurri avevano giocato benissimo, battendo Inghilterra e Germania e fermando sul pari la stessa Spagna, durante la fase a gironi. Questa Italia ha qualità, se i suoi giocatori sono in forma può giocarsela con tutti e non è inferiore al Brasile, con cui recentemente ha pareggiato 2-2 in amichevole. Tutte le squadre dovranno fare molta attenzione anche all’Uruguay, vincitore dell’ultima Coppa America, in cui ha superato in finale il Paraguay. Quella guidata da Oscar Tabarez è una nazionale ostica, che riesce a chiudersi molto bene in difesa, rendendo la vita difficile anche agli avversari tecnicamente superiori, per poi colpire in contropiede con attaccanti come Cavani, Forlan e Suarez. Carattere, solidità difensiva e cattiveria agonistica sono le armi più pericolose dell’Uruguay, che sicuramente punterà ad arrivare in finale. Non bisogna affatto sottovalutare il Messico, altra squadra storicamente ostica per l’Italia, che ha giocatori molto veloci ed abili tecnicamente, capaci di mettere in difficoltà anche squadre più blasonate. Lo stesso Giappone, guidato da Alberto Zaccheroni, pur non essendo una delle big ha buone qualità e può creare diversi problemi alle sue avversarie. Nigeria e Tahiti partono invece con meno favore da parte dei pronostici, ma daranno sicuramente il massimo in una competizione come questa, che per entrambe rappresenta un traguardo assai prestigioso. Gli africani e gli oceanici ce la metteranno tutta per imporsi come rivelazioni del torneo: del resto, anche gli Stati Uniti quattro anni fa partirono con poco credito, eppure vinsero contro la Spagna ed arrivarono in finale, rischiando seriamente di battere anche il Brasile, che poi ribaltò il risultato grazie alla maggiore esperienza. 

COSA ASPETTARSI DALL’ITALIA? 

Gli azzurri esordiranno domenica 16 a Rio de Janeiro, affrontando il Messico di Josè De La Torre. Tre giorni più tardi scenderanno in campo a Recife, contro i giapponesi guidati dall’italiano Zaccheroni, per poi vedersela con il Brasile padrone di casa, il 22 di giugno a Salvador de Bahia. Obiettivamente, il girone è abbordabile. Prandelli e i suoi hanno come obiettivo minimo quello di arrivare alle semifinali, che si raggiungono anche con il secondo posto. Senza dubbio non bisogna commettere l’errore di pensare che la Selecao brasiliana sia l’unico ostacolo reale; anche Messico e Giappone sono due squadre da affrontare con molta attenzione. Se l’Italia giocherà come ha saputo giocare un anno fa agli Europei (escludendo la finale, alla quale gli azzurri arrivarono troppo in affanno), può puntare tranquillamente anche al primo posto del girone. Tutto dipende da come arriveranno Balotelli e compagni a questa Confederations Cup. Le prestazioni che abbiamo visto contro la Repubblica Ceca, nella gara valida per le qualificazioni al Mondiale, e contro la nazionale di Haiti in amichevole, hanno acceso qualche campanello di allarme. Due pareggi scialbi, 0-0 contro i cechi e 2-2 contro gli haitiani, ma soprattutto due partite tutt’altro che ben giocate. Un’Italia spenta, fuori condizione fisica e con poco dinamismo, ben diversa da quella che fece sognare i suoi tifosi un anno fa. Per la gara contro Haiti, organizzata per raccogliere fondi per le popolazioni colpite dal terremoto, possiamo concedere delle attenuanti agli azzurri: in campo c’era davvero poco agonismo, e Prandelli ha schierato dal primo minuto tanti giocatori che non saranno titolari, nell’undici che il ct ha in mente. Ma contro la Repubblica Ceca ci si aspettava una prova più vivace, dato che il risultato aveva una sua valenza. Tradizionalmente, quella italiana è sempre stata una nazionale che non dà il meglio di sè nelle gare amichevoli e nelle qualificazioni, per poi trasformarsi quando arrivano i grandi appuntamenti. A questo proposito, bisogna capire con quale ottica gli azzurri inquadrano la Confederations Cup. L’auspicio è quello di vedere in Brasile un’Italia che gioca con entusiasmo, ben preparata e concentrata su questa competizione, anche perchè sarebbe un peccato snobbare un torneo in cui gli azzurri hanno le carte in tavola per vincere, o quantomeno per fare una buona figura davanti a tutto il mondo calcistico. 

Fabrizio Landolfi
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Nazionali: Video Gol USA - Brasile 2 - 3 (Confederations Cup)



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Nazionali: Video Gol Spagna - Sud Africa 3 - 2 AET (Confederations Cup)



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Nazionali: Video Gol Brasile - Sud Africa 1 - 0 (Confederations Cup)

1-0 Daniel Alves 88'



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Nazionali: Video Gol Spagna - USA 0 - 2 (Confederations Cup)

0-1 Altidore 27'



0-2 Dempsey 74'



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Nazionali: Video Gol Italia - Brasile 0 - 3 (Confederations Cup)

0-1 Luis Fabiano 37'



0-2 Luis Fabiano 43'



0-3 Dossena (OG) 43'



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Nazionali: Video Gol Egitto - USA 0 - 3 (Confederations Cup)

0-1 Davies 22'



0-2 Bradley 63'



0-3 Dempsey 71'



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