Visualizzazione post con etichetta Amarcord As Roma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Amarcord As Roma. Mostra tutti i post

Agostino Di Bartolomei: Auguri Capitano nostro! Oggi avrebbe compiuto 53 anni.

UNA CANDELINA PER AGOSTINO

Auguri Capitano di Coppa Campioni

Oggi Ago avrebbe compiuto gli anni e caricato la squadra per Manchester.Ha tirato il rigore più importante per noi, ci ha portato dove nessun altro è mai arrivato.Per sempre

MASSIMO IZZI
Quell’8 aprile del 1955, intorno
alle 21, il telefono
suonò in un appartamento
del Tuscolano.
Franco Di Bartolomei, a
casa con la primogenita
Daniela, di quattro anni,
apprese con gioia che suo
figlio era venuto al mondo.
Il nome era già deciso da tempo,
si sarebbe chiamato Agostino,
come il nonno materno, venuto
da poco a mancare. L’indomani
papà Franco si presentò in clinica
con il primo regalo per il piccolo
Agostino, un pallone adocchiato
in un negozio di articoli sportivi e
subito acquistato per obbedire ad
un’ispirazione arrivata chissà da
dove. SEGUE DALLA PRIMA
Franco Di Bartolomei era romanista,
aveva iniziato a seguire la squadra giallo-
rossa sin dai tempi di Testaccio, gli
sembrò naturale fare dono a suo figlio
di quel balocco così particolare, una
sfera di cuoio dentro cui erano stipati
ricordi, sentimento, speranze e, cosa
più importante, amore. Anche oggi, se
Ago fosse ancora tra noi, quel pallone lo
avrebbe avuto sempre accanto, sarebbe
magari stato pronto a denunciarne le
smagliature, i buchi che qua e là si trasformano
in voragini, ma non si sarebbe
stancato mai di vederlo rimbalzare.
Di un’altra cosa si può essere sicuri,
Agostino avrebbe viaggiato e girato il
mondo come cronista se ne avesse avuto
l’occasione, e si sarebbe divertito un
mondo a seguire la Roma in questo suo
viaggio della speranza a Manchester.
Amava scoprire nuovi luoghi, diverse
culture, gli piaceva anche quando da
atleta, candidamente ammetteva:
«Quando gioco in una città che non conosco,
cerco di assimilarne gli aspetti
più importanti e caratteristici, anche se
il tempo a disposizione è poco. Credo
che uno dei vantaggi migliori per un
giovane calciatore sia quello di poter
viaggiare. Così passo il tempo libero
guardandomi attorno, leggendo e studiando.
Ecco, credo che potrei stare
senza mangiare ma non senza leggere
».
Per questa sua diversità, Di Bartolomei
colpiva subito, persino un uomo
dal vissuto di Enzo Tortora, quando nel
febbraio del 1977 ebbe modo di conoscerlo,
ne rimase sorpreso, al punto di
scrivere: «Un ragazzo strano questo Di
Bartolomei, fuori dagli schemi soliti
del giovane arrivato prima alla popolarità
e poi alla maturità. Per esempio se
ne va in giro con una “126”, quando i
calciatori della sua età, con i primi guadagni,
si comprano fuoriserie». In
quella breve chiacchierata, a guardar
bene, c’è tutta l’intuizione, lo splendore
e il malessere di due uomini, Tortora
e Di Bartolomei irripetibili. Quando il
giornalista gli chiede: «Dunque Di Bartolomei
ha paura del suo mito, dell’astro
nascente che sta sorgendo con
lei?», Ago risponde secco: «Sì. In questo
mondo sì (…)».
Amava il campo il nostro capitano,
anche perché lì, su quel perimetro verde,
poteva liberarsi di tutte le paure, farle
saltare con le sue bordate. Non avrebbe
avuto paura di giocare a Manchester,
come non ebbe paura, il 25 aprile del
1984, quando la Roma fu chiamata a recuperare
due reti al Dundee United per
accedere alla finale di Coppa dei Campioni.
Aveva tanta rabbia in corpo Agostino,
nella vigilia di quella gara, Il Barone
Liedholm, lo aveva lasciato in tribuna
nell’importantissima gara contro la Juventus
del 15 aprile. La classifica, quel
giorno, vedeva i bianconeri in testa al
campionato con 37 punti e la Lupa inseguire
a tre lunghezze. Battere i bianconeri,
quando al termine del torneo
mancavano ancora quattro giornate,
avrebbe voluto dire rimettere in bilico
assoluto l’assegnazione del titolo. Il record
d’incasso fatto registrare all’Olimpico
(1.163.190.000 lire), dimostrò
quanto i tifosi tenessero a quella gara,
ma a mettere paura alla Juventus, pensò
solo una traversa di Roberto Pruzzo.
Quel giorno, come detto, Liedholm preferì
puntare sulla coppia centrale Bonetti
– Righetti e per il capitano fu un
autentico dolore. A ventinove anni da
poco compiuti si era sentito abbandonato,
non tanto dal suo maestro svedese,
quanto dalla Società, che aveva accompagnato
quell’esclusione con un
distacco che assomigliava ad un addio.
Di Bartolomei capì proprio allora
che la storia con la Roma volgeva verso
il passo d’addio. Rilasciò un’intervista
al Messaggero, carica di segnali trasversali,
giocando con l’arma dell’ironia.
Su una cosa, però, fu di una chiarezza
deflagrante: «Contro il Dundee
giocherò con più rabbia». Quella rabbia,
viene trasformata in intelligenza
quando l’arbitro Vautrot rilevò un cristallino
calcio di rigore in seguito all’abbattimento
in area di Roberto Pruzzo.
Di Bartolomei studiò il gigantesco
McAlpine e lo spiazzò senza lasciargli la
benché minima possibilità di abbozzare
la parata. Candido Cannavò, non certo
un cantore delle imprese della squadra
giallo-rossa, scrisse sulle pagine
della Gazzetta dello Sport: «La Roma è
stata talmente grande da dare la sensazione
che il suo capolavoro fosse in
realtà una semplice operazione aritmetica
da scuola elementare». Quattro
giorni più ardi, nel match contro la Fiorentina,
la Curva Sud accolse il proprio
capitano con questo striscione: «AGOSTINO
E’ LA ROMA, NON PUO’ ANDARE
VIA».
Andò via invece, “Ago”, e una volta
appese le scarpette bullonate al chiodo
iniziò a scrivere. Qualcuno ha detto e
scritto che per i tempi dilatati e la scarsa
propensione agli entusiasmi a saldo,
Di Bartolomei non fosse adatto ai salotti
televisivi. Può darsi, ma di certo era
una “penna” di prim’ordine, come dimostrato
nella collaborazione per Paese
Sera. Tanti quotidiani, ci sembra
scontato, oggi, gli avrebbero chiesto di
inquadrare il match e rivolgere un invito
alla squadra. Cosa avrebbe scritto il
capitano non possiamo proprio saperlo,
piace credere che almeno una cosa
non avrebbe evitato di dirla: «Impresa
possibile? Impossibile? Nel dubbio, ragazzi
tirate più forte e i conti facciamoli
dopo».

(Fonte Il Romanista)

Iscriviti all'RSS per essere sempre aggiornato! Clicca sull'immagine sottostante per iscriverti!
Bookmark and Share

Montella: "I miei quattro gol alla Lazio qualcosa di indimenticabile"

Domani, giovedì 13 marzo, alle ore 21.00, torna su Sky Sport 1 “I signori del gol”, l’approfondimento dedicato ai più grandi goleador europei ancora in attività. Il sesto appuntamento sarà in compagnia di Vincenzo Montella, l’attaccante della Sampdoria, ma che per sette anni ha militato nella Roma; Montella è il terzo miglior marcatore di sempre ancora in attività, con 140 gol realizzati in Serie A. Nel corso dello speciale, i gol e un’intervista esclusiva al centravanti blucerchiato. Nei prossimi appuntamenti con “I signori del gol”, protagonisti altri cinque grandi bomber: Totti, Crespo, Vieri, Del Piero e Kakà.

Il ricordo più bello della tua carriera?
"C’è sempre qualcosa che ti ricordi con più piacere e che ti da’ più emozione, ma a me piace ricordare l’intera carriera perché credo che la continuità, negli anni, sia la cosa più importante. Riuscire a rimanere per tanti anni ad alti livelli è una grande soddisfazione. Se dovessi scegliere, la serata del derby romano e i miei 4 gol alla Lazio restano qualcosa di indimenticabile".
E il gol più bello?
"Quello in campionato contro il Chievo in rovesciata o il primo in Champions League contro il Barcellona, entrambi con la maglia della Roma. In Serie A non avevo mai segnato in rovesciata. Per un centravanti è sempre il massimo dell’emozione, ma un giocatore ricorda più l’importanza della partita che il gol. Il mio primo gol in Champions League col Barcellona fu bello ma se dovessi sceglierne un altro, direi il gol dell’1-0 contro la Fiorentina, alla prima di campionato, sempre con la Roma. Erano mesi che mi davano per finito e invece riuscii a fare gol".
Nella tua scala dei goleador, chi metti al primo posto?
"Da anni c’è un goleador vero, che è Trezeguet, riesce a segnare in tutti i modi ed è sempre efficace, più che spettacolare. Van Basten è sempre stato il mio idolo, da ragazzino."
La partita più importante della tua carriera?
"Forse la partita-Scudetto con la Roma contro il Parma, ma anche la finale degli Europei del 2000, che abbiamo perso".
A soli 13 anni hai lasciato Napoli per approdare nelle giovanili dell’Empoli…
"Una scelta difficile, ma voluta. Aiutò questa scelta la presenza di Nicola Caccia che era mio vicino di porta. Mia mamma ancora adesso si porta dentro il dolore di questa scelta, della lontananza, ma è in queste situazioni che si vede veramente l’affetto dei genitori. Empoli era la situazione ideale per un giovane, venivi seguito anche fuori dal campo. Empoli ha una scuola calcio che pesca molto al Sud. Antonio Di Natale è arrivato dopo di me. Lui è arrivato a giocare in Serie A anche tardi rispetto a quelle che erano le sue qualità".
L’esordio in prima squadra, in C1, sempre con l’Empoli.
"Era da poco che giocavo in prima squadra e dopo poche partite mi infortunai al perone. Poi, quando ripresi, mi riscontrarono una miocardia virale che mi fece stare fermo per un anno circa e non si sapeva se sarei guarito. Io non mi potevo arrendere, avevo 18-19 anni e c’era tanto entusiasmo".
Quanto è servito fare la cosidetta “gavetta”?
"E’ stata la mia fortuna, ho fatto un passo alla volta e così non mi sono montato troppo la testa. Dopo Empoli passai al Genoa, feci un grandissimo girone di andata, poi mi infortunai. E feci fatica nel girone di ritorno. Era il primo anno che giocavo in Serie B e comunque riuscii ad impormi".
Come nasce l’esultanza dell’aeroplanino?
"Nasce per caso, dopo una partita col Cesena. Entrai, segnai e iniziò così, per caso".
La prima doppietta con la Samp fu contro la Roma.
"Sì, in notturna, fu l’unica notte in cui non ho dormito. Arrivare alla Samp fu la realizzazione di un sogno. A dieci anni di distanza sono felicissimo di avere scelto così".
La tua prima doppietta con la Roma fu in un derby
"Una giornata strepitosa, la Lazio era una squadra imbattibile e noi in mezz’ora riuscimmo a fare quattro gol".
Il ricordo più bello delle otto stagioni alla Roma?
"Lo Scudetto, senza dubbio".
Sei riuscito a vivere Roma, in quel periodo?
"Roma l’ho sempre vissuta pienamente, nella giusta maniera, scegliendo gli orari e i posti giusti, però è una città troppo bella e bisogna viverla pienamente".
A Roma ti hanno anche sospeso la patente?
"Mi hanno sospeso la patente, ma mi venne attribuito qualcosa che non feci. Pagai anche più del dovuto. Tante volte abbiamo dei vantaggi ad essere famosi, a volte no. Non ero sulla corsia di emergenza. Tante altre volte ci sono stato e non mi hanno beccato, a tutti capita di avere delle distrazioni. Quella volta era un sorpasso a destra, non credo ci sia il ritiro di patente".
A Trigoria ci fu l’incontro con Maradona.
"Maradona, anche se ero infatuato da Van Basten, è sempre stato un punto di riferimento. Lui era l’essenza del calcio, la genialità del calcio. Quando l’ho conosciuto e ci siamo parlati, ho capito che forse un po’ di strada l’avevo fatta anche io".
I ricordi negativi dell’esperienza a Roma?
"Non ce ne sono, se non quelli degli infortuni".
Dove vorresti vivere dopo la carriera di calciatore?
"Ora come ora, direi Roma, ma poi sono le opportunità del momento che ti fanno scegliere".
Con Fabio Capello hai avuto un rapporto di amore e odio?
"Amore non c’è mai stato, nemmeno odio, ma amore direi di no. C’era un grande rispetto dei ruoli, credo di essere stato un atleta esemplare sotto tanti punti di vista. Ho sempre rispettato le scelte, anche se a volte sembrava il contrario".
L’allenatore che ti ha dato di più?
"Sicuramente Ettore De Marchi, mi ha dato l’educazione sportiva nell’età critica".
Su Mazzarri
"Mazzarri è meticoloso, democratico, leale. Non è facile trovare allenatori con queste caratteristiche".
L’amicizia con Cassano?
"Io Antonio credo di capirlo e di conoscerlo abbastanza per giudicarne difetti e pregi. Secondo me ha tanti pregi e quindi cerco di assorbire quelli e i difetti cerco di farglieli notare. Al di là di quello che può sembrare esternamente, Cassano è un ragazzo che sa quello che fa ed è molto intelligente. Per giudicarlo bisogna conoscerlo".
Com’è stato accolto Cassano dai compagni della Sampdoria?
"Benissimo. Ora è un’altra figura rispetto a quando era arrivato. Ora è un atleta. La Sampdoria di quest’anno è una squadra divertente, è un gruppo che vuole crescere".
Il tuo rapporto con Genova.
"In tutte le città dove ho giocato c’è sempre stato un rapporto particolare, spontaneo, senza forzature, mi trovo bene".
L’esperienza al Fulham.
"E’stata un grande esperienza che rifarei, senza dubbio. Londra è una città bella, che ti da’ tanto, che ti apre la mente. Io sono tornato a Roma e ci sarei rimasto volentieri però è prevalsa la voglia di giocare e di rimettermi in gioco e di divertirmi. C’erano tante opportunità ma alla Samp sono particolarmente legato, questo è stato il motivo per cui ho scelto la Samp rispetto ad altre. Se non ci fosse stata la Samp, sarei rimasto a Roma, non credo che sarei andato in altre squadre".
E a Napoli?
"Ci torno spesso e lo faccio molto volentieri, ho la mia famiglia".
Sul Napoli di De Laurentiis
"Il Napoli è stato costruito molto bene, puntando in prospettiva, puntando sui giovani, per questo magari non si possono vedere subito i risultati. Gargano, Hamsik e Lavezzi sono i giocatori che mi hanno più impressionato".
Perchè nel Napoli ci sono pochi giocatori napoletani?
"Non lo so, ci sono stati dei giocatori importanti. Dipende dal livello della società stesso. Sarebbe uno spreco per il calcio italiano se giocatori forti giocassero in serie minori. Forse ci sono andato vicino al Napoli nell’anno in cui abbiamo vinto lo Scudetto a Roma, quando c’era Zeman".
E’ ancora possibile un tuo ritorno a Napoli? Da calciatore?
"Ci può stare, sicuramente mi piacerebbe".
Credi che dopo Calciopoli sia cambiato qualcosa nella classe arbitrale?
"Non lo so. Avere Collina come responsabile degli arbitri da’ molta credibilità. E‘ una persona seria, intelligente e competente. Gli arbitri continueranno a sbagliare, ma l’importante è credere nella buona fede degli arbitri e io ci credo. In passato potevo avere qualche dubbio, ma adesso tutto è più chiaro e più pulito. Credo che per gli arbitri sia importante parlare con i giocatori, senza assumere atteggiamenti plateali. Questo aiuta sì gli arbitri ma anche i giocatori, che si sentono più parte in causa".
Il rapporto con i tuoi genitori?
"Abbiamo un rapporto splendido. I miei genitori sono persone modeste, lavoratori, di sani principi. La mia educazione nasce da lì. Il mio successo non li ha cambiati e naturalmente non ha cambiato me".
Che padre è Vincenzo Montella?
"Presente, il più possibile. L’educazione dei figli credo che si dimostri più con l’esempio che con le parole".
Chi è Vincenzo Montella?
"Una persona sincera, ma non è facile stare vicino a me. Sembro perfetto ma nascondo tanti difetti".
Che compagno di squadra è Vincenzo Montella?
"Bisognerebbe chiedere ai miei compagni. Scherzo molto. Sono abbastanza lunatico".
Quanti amici hai nel mondo del calcio?
"Pochi, non sono molto bravo a tenere i rapporti. Ho tanti buoni conoscenti. Non curo, non cerco i rapporti".
Hobby?
"Hobby particolari non ne ho, solo occasionali. Vado molto al cinema, leggo, vedo qualcosa a teatro. Salemme è strepitoso, a teatro ancora di più che al cinema. E’ geniale. Per quanto riguarda la musica, ascolto un po’ di tutto, mi faccio condizionare dallo stato d’animo del momento".

Da Romanews.eu

Iscriviti all'RSS per essere sempre aggiornato! Clicca sull'immagine sottostante per iscriverti!


Bookmark and Share

Roma-Fiorentina: Numeri e Curiosità

Attualmente al secondo posto, posizione utile per evitare i preliminari, i capitolini sfidano la Fiorentina, ad una settimana dalla cocente sconfitta di Torino con un’altra pretendente ad un posto nell’Europa che conta, la Juventus.

Sfida numero 139 quella di domenica all’Olimpico, ed il numero “stranamente pari”, 138 delle gare fin qui disputate, prende corpo in virtù di uno spareggio per la Uefa che favorì i toscani all’ingresso in Europa, con un gol “doloroso” per i colori giallorossi se si pensa a realizzarlo fu “il bomber di Crocefieschi” Roberto Pruzzo, 106 gol con la maglia della Roma ma in quell’occasione vero e proprio giustiziere; era il 30 giugno 1989, lo stadio era il “Renato Curi” di Pian di Massiano in quel di Perugia il finale fu 1 a 0 per i viola.

Come dicevamo 138 i precedenti fin qui disputati nei campionati a girone unico, e il bilancio pende dalla parte dei toscani che vantano 44 vittorie, 56 sono i pareggi e 38 i successi dei capitolini;

in queste gare sono state 169 le segnature fiorentine per una media di 1,22 gol a partita, 163 le reti della Roma con una media di 1,18 gol a partita.

Nei 68 match disputati a Roma, netta però la prevalenza dei padroni di casa, che vantano 28 successi, 13 sono le gare vinte dagli ospiti e 27 i pareggi. Sono 98 i gol realizzati dai giallorossi per una media di 1,44 gol a partita, mentre per i toscani la media è di 1 gol a partita avendone realizzati in totale 68.

L’ultima vittoria dei giallorossi risale allo scorso campionato e precisamente al 5 novembre 2006, allorquando la squadra di Spalletti, reagendo furiosamente al gol del fiorentino Ujfalusi, si impose con il finale di 3 a 1 ribaltando il risultato con un gol di De Rossi da fuori complice Frey, e con una doppietta del brasiliano Taddei.

Per trovare l’ultimo successo dei viola, bisogna tornare indietro di 16 anni precisi; era infatti il 23 febbraio del 2002 quando la Fiorentina si impose all’Olimpico per 1 a 3 guidata dal “bomber di Reconquista”, Gabriel Omar Batistuta che mise a segno la doppietta iniziale alla quale provò a rispondere un altro grande attaccante della storia giallorossa: Rudy Voller; dopo il gol del tedesco che dimezzò lo svantaggio, ci pensò il brasiliano Dunga a chiudere l’incontro a pochi istanti dal triplice fischio.

Proprio il mattatore di questa gara, Batistuta, passato poi alla Roma nel fortunato anno dell’ultimo scudetto giallorosso, è il giocatore che in assoluto ha segnato di più in questa gara: 8 gol.

Di queste 8 realizzazioni, forse la più importante è proprio l’ultima, l’unica tra le altre ad essere segnata in maglia giallorossa e fu quella siglata proprio nell’anno del tricolore giallorosso, e che servì a sbloccare verso il finale, una difficile gara che la Roma non riusciva a far sua; era il minuto 82’ dell’ottava di andata del campionato 2000-2001 il 26 novembre del 2000;

L’argentino violò la rete della sua ex squadra con un destro dal limite suggerito da un preciso appoggio di Guigou, facendo letteralmente esplodere lo stadio ormai rassegnato al pareggio.

Non esultò, ma l’emozione ebbe il sopravvento e sbottò a piangere; i tifosi dotati di grande memoria, ancora oggi ricordano l’argentino “consolato” dal brasiliano Zago.

Oltre a questi molto importanti, ricordiamo altri due precedenti;

Il primo ci riporta indietro di circa 27 anni, era il 25/10/1981, quando Paulo Roberto Falcao da Xenxere, regalò all’Olimpico forse uno dei più bei momenti della sua storia romana.

Al 35° del primo tempo, seguendo come suo solito, con maestria il volgere dell’azione, sfruttò in piena area di rigore un pallone proveniente dalla fascia destra, inventando un passaggio di tacco al volo per Pruzzo, che infilò Galli di testa. Azione da antologia che bissò il primo gol di Agostino Di Bartolomei siglato 15 minuti prima.

La domenica purtroppo fu rovinata dal brutto infortunio occorso a Carlo Ancelotti.

Altro ricordo relativo a questa classica del nostro campionato, è legato ad un Roma-Fiorentina un po’ più recente, e precisamente a quello che si disputò all’Olimpico il 17 ottobe 1998.

In panchina per la Roma c’era Zeman, la partita si mise subito male a causa di un gol di Batistuta che marcato vanamente da Wome si involò verso la porta sotto la sud e trafisse cimenti con una botta delle sue.

Troppa foga nella rincorsa dei giallorossi non servì a nulla, se non ha far espellere prima Di Biagio e poi Candela insieme a Falcone.

In nove contro dieci il miracolo dell’allenatore Boemo, che azzeccò una mossa a tanti sembrata assurda: fuori Del vecchio e dentro Bartelt, era il 33° del secondo tempo.

In soli 12’ l’argentino segnò la sua unica partita da protagonista vero con giocate ubriacanti, facendo prima pareggiare Alenitchev al 89° servendolo dopo una serpentina da vertigini in area di rigore tutto defilato sulla destra, e subito dopo Totti, al 3° minuto di recupero, impegnando con un diagonale Toldo, sulla respinta del quale si avvento l’attuale capitano della Roma insaccando e facendo impazzire il popolo romanista.

Analizzando i precedenti tra i due allenatori troviamo 11 precedenti con 1 sola vittoria di Spalletti, 3 di Prandelli e ben 7 pareggi. Il tecnico di Certaldo nei 12 precedenti con i viola vanta 4 vittorie, 7 pareggi ed 1 sconfitta.

Stesso numero di precedenti di Prandelli con la Roma, che però solo 1 volta è uscito vittorioso da questo scontro, 5 sono stati i pareggi e ben 6 le sconfitte.

Cosa curiosa, entrambi gli allenatori hanno fatto il loro esordio in “A” lo stesso giorno, il 31 agosto 1997, ed entrambi persero la loro prima partita nella massima serie;

Spalletti perse proprio con la Roma alla guida dell’Empoli sul neutro di Firenze per 1 a 3, e Prandelli invece alla guida del Lecce perse contro la Juventus a Torino per 2 a 0.

Da Romanews.eu

Iscriviti all'RSS per essere sempre aggiornato! Clicca sull'immagine sottostante per iscriverti!
Bookmark and Share

Losi: "Totti è tutto, Lui è il grande"

Giacomo Losi, difensore della Roma degli anni ’50-’60, è pronto a lasciare il suo record a Francesco Totti. Il capitano giallorosso, infatti, con la gara contro la Fiorentina di domenica, raggiungerà il primato di presenze con la maglia giallorossa, finora detenuto, appunto, proprio da “Core de Roma”. “Mi piacerebbe che tutto avvenisse al centro del campo, nel cuore dello stadio – dice Losi -, con Totti che prima della partita mi aspetta a centrocampo e io che gli metto la fascia da capitano al braccio”. “Il record? È logico che ci tenevo – prosegue Losi all'agenzia Dire - ma essere superato da uno come Francesco non è un dispiacere, anzi. Per lui sarà un'inezia, ne giocherà ancora di partite... Se ci fosse anche Sensi – continua il difensore – tutto sarebbe ancora più meraviglioso. Tutti i presidenti che ho avuto io da calciatore non ci sono più, ma lui sarebbe la loro ideale continuazione. Suo papà faceva il dirigente della Roma quando presidente era Sacerdoti, il mio primo presidente, e lo stesso Franco Sensi fu vicepresidente sotto la presidenza di Anacleto Gianni”. Poi non lesina immensi complimenti al numero 10 giallorosso. “Totti è già la leggenda della Roma – conferma l’ex capitano giallorosso – , è il più grande giocatore che questa società abbia mai avuto. Il migliore di tutti, al mondo. Noi due ci sentiamo spesso, chiacchieriamo di calcio e una volta mi disse ‘Mister, vorrei vederla accanto a me il giorno in cui conquisterò questo record’”. Per l’occasione, probabilmente, prima della gara contro il Parma (1° marzo, ore 18, stadio Olimpico), ci sarà un breve festeggiamento per il raggiungimento del record di presenze e Losi sa già cosa dire a Totti: “Io sono arrivato qui, adesso tu devi andare avanti”. Perché “questo può essere l'anno buono per vincere la Champions, la squadra è attrezzata e ha le capacita per arrivare fino in fondo. E poi vincere un trofeo del genere sarebbe di gran lunga più importante della Coppa delle Fiere alzata da me nel 1961”. E Totti può farcela visto che «lui è tutto, è 'Il Grande’. De Rossi – conclude Losi – è sulla strada buona per raggiungerlo e andare ancora più avanti». Infine una speranza per domenica. “Alla Fiorentina vorrei che Totti facesse una bella tripletta”, le parole dell'attuale detentore del record di presenze con la maglia della Roma. Ancora per pochi giorni.

Da Romanews.eu

Iscriviti all'RSS per essere sempre aggiornato! Clicca sull'immagine sottostante per iscriverti!

Bookmark and Share

La seconda vita di Hidetoshi Nakata

PARIGI, 29 gennaio 2008 – Prima, ogni suo movimento era seguito da uno sciame di giornalisti e da una corte di assistenti e fan. Oggi, viaggia per il mondo, da solo, zaino in spalla. E’ la nuova vita di Hidetoshi Nakata, la prima vera star del calcio giapponese, forgiata tra Serie A e Premier League, che dorme se capita tra i rifugiati della guerra irachena e non rinuncia mai a una partitella di calcio con i ragazzini per strada.
SCOPRIRE – "Quando ero calciatore – racconta Nakata all’Equipe – ho viaggiato molto, ma ho visto solo hotel, stadi, aeroporti. Avevo voglia di partire da solo alla scoperta di paesi e popoli che mi affascinano. Ho voglia di vedere da me il mondo, non attraverso i giornali o la tv".
RIFUGIATI - Così, l’ex centrocampista di Perugia, Roma, Parma, Bologna, Fiorentina e Bolton, andato in pensione a 30 anni dopo i Mondiali tedeschi, si è messo uno zaino in spalla e ha cominciato a viaggiare. Prima l’Asia: Cambogia, Vietnam, Laos, Indonesia, Buthan. Poi Medio Oriente, dalla Giordania fino al sultanato dell’Oman ai confini con l’Iraq, in un campo di rifugiati. "La gente ha paura di quei posti perché non sa che oltre alla guerra c’è gente stupenda. Se si viaggiasse di più ci sarebbero meno pregiudizi idioti". Parole sante.
ORIZZONTI – Il nuovo Nakata è lontano dai canoni di idolo metrosexual in cui era stato rinchiuso. Basta mesh e look ultratrendy. Spazio a capello lungo da viaggiatore e barba incolta. "Sono un ragazzo semplice e voglio che la gente mi veda come un tipo normale, non come un calciatore famoso. Quando la gente mi riconosce, spiego che sono un semplice cittadino alla ricerca di nuovi orizzonti".
CALCIO – Il passato però ritorna e Nakata non rifiuta mai una partitella che sia su un campo sterrato del Laos o una stradina di qualche paesello del Sud America dove è arrivato da poco: "Ho sempre la stessa passione da quando ho dieci anni. Per me è altrettanto piacevole giocare a piedi nudi per strada o in uno stadio mitico. E poi giocare una partitella è il modo migliore per farsi degli amici, viaggiare, scoprire il mondo vero. Il calcio è uno sport incredibile, praticato ovunque, amato in ogni paese che ho visitato".
TAPPE – Dopo l’America del Sud tocca l’Africa. Ancora una volta da solo, zaino in spalla, alla scoperta di un continente che non ha mai visto e che vive della sua stessa passione d’infanzia. "Questo giro del mondo – spiega il giapponese – mi serve per capire qual è il mio ruolo e come, nel mio piccolo, posso essere utile al mondo".

Da gazzetta.it
Bookmark and Share
 
HOME | PRIVACY | SERIE A | LIGA | PREMIER LEAGUE | BUNDESLIGA | LIGUE 1 | CHAMPIONS LEAGUE | EUROPA LEAGUE | BRASILEIRAO | PRIMERA DIVISION ARGENTINA | NAZIONALI

TOP 100 SOCCER SITES The Soccerlinks Hit List Sport Blogs - Blog Catalog Blog Directory Listed on Soccer Blogs Aggregatore Sports Top Blogs Sports Blogs - Blog Top Sites Miglior BlogTop Italia Blog DirectorySports Blogs - Blog Rankings
Licenza Creative Commons
Questo opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Italia