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Albinoleffe - Padova: vietato distrarsi!

Albinoleffe - Padova: vietato distrarsi!

Di Carlo Gazzeri

Se c’è un campionato dove i dettagli fanno tutta la differenza del mondo e dove ogni singolo punto perso o guadagnato è determinante al momento della resa dei conti, quel campionato è la Serie B.

Se c’è un campionato dove ogni volta che ti distrai, scendi in campo con presunzione e sottovaluti l’avversario, vieni puntualmente castigato dal dio del calcio, è sempre la Serie B.

Anche solo pensare di poter andare a Bergamo (sponda Albinoleffe) con la testa allo scontro diretto di sabato contro il Brescia sarebbe per il Padova un delitto di inaudita gravità.

Perché l’Albinoleffe in casa non regala nulla e ha grande voglia di riscatto dopo la non esaltante gita in quel di Zemanlandia (con tanto di cinque gol ricordo da portare in Lombardia) e perché, soprattutto, il Padova ha sì dimostrato di essere squadra solida, esperta e in grado di gestire le partite dall’inizio alla fine, ma non ha ancora quel grado di superiorità che in rarissimi casi concede a chi è più forte di vincere certe partite senza magari la giusta concentrazione e la giusta cattiveria agonistica.

Spetta a Mister Dal Canto, che dal gennaio 2006 al giugno 2007 ha collezionato quarantasette presenze con la maglia dell’Albinoleffe (che proprio nella stagione 2006/2007 fu l’unica squadra non battuta dalla Juventus nel suo anno di purgatorio), far mantenere alta la guardia ai suoi per evitare uno scivolone che sarebbe gravissimo soprattutto da un punto di vista psicologico in quanto andrebbe a minare quella che è ormai una quasi certezza, vale a dire la raggiunta maturità dei biancoscudati nelle gare in trasferta.

Si scrive “scivolone” ma non necessariamente si deve leggere “sconfitta”, perché anche un pari sarebbe un risultato francamente deludente per un Padova che deve continuare ad accumulare un bottino importante in vista dei mesi invernali, storicamente ostici per il club di Viale Rocco. Inutile nascondersi, dunque: i tre punti sono l’obiettivo minimo.

E ancora una volta Dal Canto deve ringraziare società e dirigenza di avergli fornito un parco giocatori di primissimo livello e soprattutto estremamente ricco, perché, nonostante le numerose assenze (ai lungodegenti Pelizzoli, Succi e Hallenius si sono aggiunti i tre nazionali under 21 Donati, Jelenic e Lazarevic oltre agli indisponibili Cuffa e Trevisan), l’undici che dovrebbe scendere in campo non è inferiore a quello visto nelle scorse gare.

Tra i pali piena fiducia al giovane ed esuberante Perin, dietro probabile spostamento di Legati a destra (per necessità più che per scelta, visto che l’arretramento di Osuji appare quanto meno azzardato) con Schiavi e Portin in mezzo e Renzetti a sinistra; a centrocampo dovrebbe avere spazio Milanetto, affiancato a destra da Bovo e a sinistra da Marcolini. Non è però da escludere che Dal Canto ricorra al turnover e dia un turno di riposo all’ex Chievo, lanciando per la prima volta da titolare proprio Wilfried Osuji, fino ad ora poco utilizzato a dispetto di un campionato, lo scorso, da assoluto protagonista tra le fila del Varese di Sannino. In attacco il duo delle meraviglie Cacia-Cutolo sarà affiancato da Drame, che rientra dalla squalifica e dovrebbe agire sull’out di sinistra. Ruopolo, ancora una volta, è destinato a sedersi in panchina ed eventualmente subentrare nella ripresa.

Lo scorso anno il clamoroso 2-1 subito dal Padova all’Atleti Azzurri d’Italia, arrivato con una rete subita in contropiede nel minuto finale, fu uno degli ultimi atti della sfortunata (sciagurata, suggeriscono di scrivere Italiano e El Shaarawy) gestione Calori. Quest’anno la prospettiva è decisamente cambiata: il Padova guarda tutti dall’alto e per continuare a sognare deve fare bottino pieno, senza scaramanzie, senza attenuanti. Solo così si può lottare per dei grandi traguardi.

Carlo Gazzeri

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Empoli - Padova 2-4: Così si gioca solo in Paradiso

Empoli - Padova 2-4: Così si gioca solo in Paradiso

Di Carlo Gazzeri

Padova: Perin, Donati, Schiavi, Portin, Renzetti, Bovo, Italiano, Marcolini, Cutolo, Cacia, Lazarevic. Dal Canto. A disposizione: Cano, Franco, Osuji, Ruopolo, Jelenic, Milanetto, Jidayi.

Empoli: Pelagotti, Ficagna, Stovini, Mori, Regini, Valdifiori, Coppola, Signorelli, Tavano, Coralli, Saponara. All. Aglietti. A disposizione: Dossena, Pucciarelli, Coppola, Moro, Buscè, Mchedlidze, Dumitru.

Arbitro: Tozzi di Ostia Lido.

Note. Giornata calda e assolata, 30 gradi, terreno in buone condizioni.

Ci sono partite in cui una squadra vince normalmente ed altre in cui una squadra vince mostrando l’essenza del suo futbol, svelando in toto la sua natura, dando una dimostrazione del proprio credo calcistico. Oggi il Padova ha fatto tutto quello che, nonostante le tante vittorie, non era ancora riuscito a fare: una prova di forza spaventosa, una lezione di calcio, ma calcio champagne, Krug millesimato del 1995.

E il 2-4 finale è persino un risultato che sta stretto alla squadra di Dal Canto, punita nelle uniche due amnesie difensive, peraltro non gravi soprattutto alla luce delle assenze di Legati e Trevisan, capitate all’alfa e all’omega della partita.

Pronti via, infatti, e l’Empoli passa con Tavano, abile a incunearsi tra le maglie della retroguardia scudata, mettere a sedere Perin e depositare in rete il vantaggio toscano. Ma è una gioia effimera: la curva empolese non fa nemmeno in tempo a finire il classico coro post marcatura che è già uno a uno grazie a un tocco sporco di Portin che finalizza la prima di tante discese di Donati, oggi tra i migliori in campo. Il Padova non si accontenta e continua a pressare alla ricerca del vantaggio che arriva, dopo due pericolosi tiri di Cutolo parati da Pelagotti, al 24’: lo stesso Cutolo riceve palla sulla sinistra, salta due uomini e serve in mezzo il pallone sul quale si avventa il portiere empolese che però, invece di bloccare, si fa sfuggire clamorosamente la sfera e Cacia, da buon killer d’area di rigore, commette il più facile degli omicidi e porta in vantaggio i suoi. L’indemoniato Cutolo prova a chiuderla già nel primo tempo ma Pelagotti questa volta si fa trovare pronto e riscatta l’errore precedente deviando in angolo il violento e ravvicinato tiro dell’attaccante napoletano: all’intervallo è “solo” 1-2.

La ripresa inizia con un Padova più cauto ma mai realmente minacciato dall’ Empoli, squadra indubbiamente valida davanti ma troppo leggera a centrocampo. E così il neoentrato Milanetto, che evidentemente ha un discreto feeling coi gol da manuale del calcio (chiedere conferma alla Sampdoria), chiude la gara al 24’ con un clamoroso destro di prima dal limite dell’area sulla corta respinta di Dumitru: palla sotto il sette, 1-3 e partita in discesa per gli uomini di Dal Canto.

Il Padova potrebbe limitarsi a gestire il doppio vantaggio ma la ostinata volontà di dipingere gioco, coniugata alla palese superiorità tecnica e fisica, fa sì che tre minuti dopo arrivi anche il quarto gol, firmato da Cutolo con un potente mancino di prima intenzione su assist di Cacia dalla sinistra.

I quindici minuti finali servono solo a Lazarevic per divorarsi un paio di gol (quando lo sloveno imparerà a essere più cinico sotto porta potrà dire la sua ad altissimi livelli) e all’Empoli per rendere meno pesante il passivo con il tocco sotto porta di Ficagna che risolve una mischia in area e fa 2-4 al 37’ senza però evitare all’undici di Aglietti i fischi dei (pochi) tifosi rimasti fino al novantesimo.

Il Padova vola a diciassette punti, riacciuffa il Torino ieri vittorioso a Marassi, stacca il Brescia (a quindici punti insieme al Sassuolo) e si candida sempre di più a lottare fino alla fine per la promozione diretta. Ma non è la classifica il primo motivo di soddisfazione per la squadra e per i tifosi: la squadra di Dal Canto esprime un gioco che raramente si è visto in serie B (il Cesena di Bisoli due anni fa è forse il termine di paragone più adatto), un gioco volto all’attacco e fatto di passaggi brevi e triangolazioni che prevalgono sul lancio lungo, prerogativa dei soli Italiano, Milanetto e Marcolini, tre che in materia hanno la laurea con tanto di lode e la cui intelligenza calcistica è abbondantemente illegale per la categoria. Se poi davanti c’è la possibilità di schierare un funambolo come Cutolo e un finalizzatore come Cacia non è difficile spiegare né la posizione di classifica né l’entusiasmo dei tifosi.

Pagelle

Perin 6: incolpevole sui gol, non ha altri interventi difficili da compiere.

Donati 7: strepitoso nell’azione dell’1-1, dove con un grande anticipo evita il contropiede empolese e poco dopo serve a Portin la palla del pari. Spinge per novanta minuti, la sua assenza causa Nazionale Under 21 peserà non poco.

Schiavi 6: si lascia sfuggire Tavano sull’1-1 ma poi entra bene in partita e non concede quasi nulla, anche se Coralli è un avversario ostico.

Portin 6.5: prova ordinata e coronata da un gol tanto inaspettato quanto pesante.

Renzetti 6: non spinge come al solito ma una sua diagonale difensiva è fondamentale per stroncare le velleità di rimonta empolesi.

Bovo 6.5: il soldato di fiducia di Dal Canto sfoggia l’ennesima prestazione fatta di corsa e interdizione. Presenza indispensabile. (Osuji 6: perde l’uomo in occasione del 2-4 ma al di là di questa sbavatura si dimostra utilissimo).

Italiano 7: ogni suo lancio crea il panico nella retroguardia avversaria, sfiora il gol nella ripresa con un gran destro da fuori. (Milanetto 7: il tempo di entrare e lasciare il segno con una prodezza da sigla).

Cutolo 8: sfiora il gol per ben tre volte nel primo tempo, serve a Cacia l’assist dell’1-2 dopo una serpentina spettacolare, salta l’uomo come e quando vuole, segna l’1-4 con un sinistro sotto l’incrocio. Hombre del partido.

Cacia 7.5: trasforma in oro ogni pallone che tocca, nella fattispecie porta in vantaggio i suoi da vero rapinatore dell’area di rigore (terzo gol in tre gare da titolare) e poi dopo un doppio dribbling serve a Cutolo la palla del quarto gol ricambiando il favore ricevuto nel primo tempo. (Ruopolo s.v.)

Dal Canto 7.5: “Eh ma ha almeno cinque giocatori che sarebbero titolari nella categoria superiore”. Funzionasse così, il Padova non sarebbe stato nove anni in C1. Dà l’impressione di sapere perfettamente quale deve essere il ritmo di gioco della squadra in ogni istante della partita. I giocatori, inoltre, sanno a memoria i movimenti da fare. Sempre. Non è che li faccia studiare?

Carlo Gazzeri

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Empoli - Padova: per continuare a sognare

Empoli - Padova: per continuare a sognare

Di Carlo Gazzeri

Dopo la brillante vittoria col Modena, il Padova va a Empoli in cerca di tre punti che, alla luce del big match di venerdì sera tra le due grandi favorite alla promozione, Sampdoria e Torino, permetterebbero ai biancoscudati di guadagnare punti su almeno una delle due super compagini a prescindere dall’esito della sfida di Marassi e si rivelerebbero ancor più fondamentali da un punto di vista psicologico.

Al Castellani, impianto dedicato al più grande bomber della storia empolese, morto prematuramente nel 1944 dopo essere stato deportato nel campo di concentramento di Mauthausen, va in scena una sfida che, in un certo senso, negli anni passati è sempre stata emblematica dell’ intera annata del Padova, svelando le condizioni dei biancoscudati, mettendone a nudo i limiti o rafforzandone le convinzioni: nella stagione 2009/2010, infatti, il Padova rimediò una pesante sconfitta (4-0) dal fortissimo Empoli di Eder e Coralli e da lì iniziò una disperata lotta per la salvezza che ebbe buon esito solo dopo i playout; l’anno scorso, invece, la sfida di Empoli consacrò il talento di El Shaarawy che con un coast to coast di cinquanta metri concluso con un piatto destro a fil di palo realizzò una delle reti più belle del campionato e permise al Padova di strappare un punto pesantissimo (2-2 il finale) per uscire definitivamente dalla bagarre per non retrocedere e di ottenere nello stesso tempo la consapevolezza che il raggiungimento dei playoff non sarebbe stato del tutto utopistico.

Quest’anno il trend tende decisamente dalla parte della squadra di Dal Canto ma l’Empoli, dopo aver trovato, a spese della Reggina, la seconda vittoria stagionale (3-2 con un po’ di patemi nel finale), vuole dimostrarsi squadra solida tra le mura amiche e cercare quei tre punti che le permetterebbero di rimanere aggrappata, seppure a fatica, alla parte alta della classifica (i nostalgici del Televideo leggano pure colonna di sinistra).

I biancoscudati in settimana hanno recuperato gli acciaccati Trevisan, Marcolini, Lazarevic e Cacia mentre non sarà della partita Ivan Pelizzoli, fermato (purtroppo con ogni probabilità a lungo, si parla di almeno otto settimane di stop) da una lesione parziale al tendine del retto femorale della gamba sinistra. In porta quindi dovrebbe andare Cano, anche se il ballottaggio col giovane talento Perin verrà risolto solo all’ultimo, in difesa classica linea a quattro con Donati, Schiavi, Trevisan (che sostituisce lo squalificato Legati) e Renzetti, centrocampo a tre con Bovo, Italiano (in vantaggio su Milanetto) e Marcolini, davanti Cutolo, Cacia e Lazarevic, vista l’assenza, sempre per squalifica, di Drame. Le sorprese più grandi rispetto alle previsioni della vigilia potrebbero essere proprio nel reparto avanzato, con Dal Canto tentato dall’idea di far accomodare in panchina Lazarevic, spostare Cacia a sinistra e inserire come prima punta Ruopolo per sfruttare la fisicità e la condizione della punta ex Atalanta.

L’Empoli dal canto suo punta tutto sulla freschezza dei suoi giovani (Saponara primis) e sulla leadership di Tavano, capocannoniere del torneo con sei centri in altrettante gare disputate e già autore di una doppietta al Padova l’anno scorso quando ancora vestiva la maglia amaranto del Livorno.

A testimoniare l’imprevedibilità della gara ci sono le quotazioni dei bookmakers, che alla vigilia pagano 2.70 sia la vittoria dei padroni di casa sia quella ospite. Evidentemente il Padova (cinque punti in tre uscite esterne) deve ancora dimostrare qualcosa per convincere che il mal di trasferta di Caloriana memoria è stato definitivamente curato dal dottor Dal Canto. Dopo l’esame di maturità di sabato scorso, è già tempo di laurea.

Carlo Gazzeri

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Padova - Modena 2-0: Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare

Padova - Modena 2-0: Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare

Di Carlo Gazzeri

Tabellino

PADOVA (4-3-3): Pelizzoli; Donati, Schiavi, Legati, Renzetti; Bovo, Italiano, Marcolini (dal 28' st Cuffa); Cutolo (dal 15' st Lazarevic), Cacia, Drame (dal 39' pt Trevisan) (Perin, Osuji, Milanetto, Ruopolo). All. Dal Canto

MODENA (4-4-2): Caglioni; Turati, Diagouraga, Perna, Rullo; Giampà, Della Bona, De Vitis (dal 10' st Bassoli), Ciaramitaro (dal 31' pt Carraro); Bernacci, Fabinho (dal 28' st Gilioli) (Guardalben, Stanco, Milano, Spezzani). All. Bergodi

Arbitro: Filippo Merchiori di Ferrara (Paganessi-Fiorito). Quarto uomo Peretti

Marcatori: Cacia (Pd) al 29' st, Italiano (Pd) al 35' st

Ammoniti: Drame, Legati, Cacia (Pd), Dalla Bona, Perna (Mo)

Espulsi: Legati (Pd) per doppia ammonizione

Spettatori: 7.972

La più nota regola del gioco del calcio assegna tre punti a chi vince, uno a chi pareggia e zero a chi perde. Affermare però che la vittoria di oggi dei biancoscudati vale solo le tre lunghezze – giusto quelle che permettono di balzare in testa alla classifica con Brescia e Torino – è quantomeno riduttivo, non fosse altro perché l’ultima volta che il Padova aveva giocato in dieci per buona parte della partita era coincisa con la buia notte di Novara e oggi qualche maligno sugli spalti era già pronto, sullo zero a zero a venti dalla fine con un Padova mai realmente pericoloso, ad affermare che, in dieci, Dal Canto le partite non le sa gestire.
Sì perché quando dopo poco più di mezz’ora (si può iniziare qui la cronaca visto che i primi trenta minuti sono stati decisamente noiosi eccezion fatta per un sinistro di Cutolo deviato a fil di palo) l’arbitro mostra il secondo giallo a Legati e il maxischermo dell’Euganeo si accende per segnalare i vantaggi di Brescia, Torino e Sampdoria un po’ di sconforto subentra nell’animo dei giocatori in campo e dei tifosi in tribuna.
Eppure proprio la difficoltà porta il Padova a reagire con un forcing dettato più dalla rabbia agonistica che dalla lucidità tattica, inevitabilmente venuta meno col passaggio dal 4-3-3 al 4-4-1 (dentro Trevisan per lo spento Drame, Cutolo spostato a sinistra e Cacia unica punta a tentare di far salire la squadra). Ma nonostante la squadra si alzi di venti metri e si renda pericolosa dalla distanza prima con Cutolo e poi con Italiano, il vantaggio non arriva e il primo tempo si chiude 0-0 tra i fischi di un pubblico legittimamente inviperito con l’arbitro Merchiori il quale, per non farsi mancare nulla, aveva in precedenza espulso anche il Direttore Sportivo dei biancoscudati Rino Foschi, alla sua prima (e difficilmente ultima) espulsione stagionale.
Nel secondo tempo ti aspetti un Padova arrembante nonostante l’uomo in meno e invece Dal Canto, abile a capire che una squadra che schiera Italiano (trentaquattro anni) e Marcolini (trentasei) nella zona nevralgica del campo non può assolutamente sostenere tre quarti d’ora di forcing, imposta un Padova attendista, inserisce Lazarevic e invoglia il Modena ad alzare il baricentro con l’evidente fine di castigarlo in contropiede. Detto, fatto: i canarini iniziano a spingere ma né Bernacci (segnalatosi più per plateali proteste che per controlli di palla giusti) né Carraro (talentuoso ma ancora acerbo) riescono a finalizzare un pressing peraltro troppo sterile per impensierire il Padova, che, invece, alla prima ripartenza di un certo spessore, punisce l’avversario, e lo fa con Cacia che a sedici dalla fine controlla il lancio di Italiano, approfitta di un malinteso in chiusura tra i centrali del Modena, dribbla Caglioni e di sinistro mette in rete l’uno a zero.
Reazione del Modena? Nemmeno per sogno. Il Padova vola sulle ali dell’entusiasmo, vede i gialloblù storditi e al trentacinquesimo minuto li finisce con un calcio di punizione di Italiano che infila l’estremo difensore emiliano con un rasoterra potente, anche se non imparabile, sul secondo palo.
Gli ultimi minuti servono solamente al pubblico per consumare la propria vendetta contro il direttore di gara a suon di cori mentre in campo Lazarevic tenta invano di mettersi in mostra e Gilioli prova una conclusione velleitaria al minuto 41’: finisce due a zero dopo tre minuti di recupero.
Alla vigilia si era parlato di prova di maturità: il Padova ne esce alla grande, confermandosi una squadra solidissima e dimostrandosi capace di gestire con sapienza le difficoltà. Ed è proprio questa la più grande differenza rispetto alla squadra dell’anno scorso, forse più bella da vedere (citofonare El Shaarawy) ma meno solida e compatta, più sorpresa e meno certezza.
Doveva essere una vittoria scontata, è stata difficilissima, sudata e perfino, per come si erano messe le cose, insperata: ecco perché non vale solo tre punti.

Pagelle del Padova

Pelizzoli 6: inoperoso.
Donati 6: al rientro dopo tre gare, dimostra di non aver perso la sua solita verve e non disdegna qualche sortita offensiva.
Legati 5: ingenuo, ma entrambe le ammonizioni sono esagerate.
Schiavi 7.5: man of the match a mani bassissime, nonostante il fisico da armadio ha l’intelligenza giusta per guidare la difesa senza sbagliare mai, né in fase di chiusura né di ripartenza. Caudillo sui generis.
Renzetti 6: primo tempo da spettatore non pagante, cresce nella ripresa e una sua discesa di cinquanta metri ridà al Padova la carica emotiva per portare a casa i tre punti.
Bovo 6: finché ne ha, lotta, anche se con poca lucidità.
Italiano 7: chiude la gara con una punizione velenosa, ma al di là del gol è bravo a dettare i tempi in un pomeriggio difficile.
Marcolini 6.5: più stanco del solito, sopperisce con l’intelligenza calcistica che è di altra categoria. (Cuffa 6: solido ed esperto).
Drame 4.5: giornataccia a parte, un giovane di diciannove anni non può prendere quattro cartellini gialli in cinque partite. (Trevisan 6: fa bene il suo compito, è più in condizione di Legati).
Cacia 7: altro gran gol, questa volta rispetto a Verona aggiunge lucidità e brillantezza fisica.
Cutolo 5.5: un po’ egoista nel primo tempo quando non serve Cacia, viene giustamente sacrificato sull’altare del 4-4-1 e quindi sostituito. (Lazarevic 5.5: non riesce ad essere un valore aggiunto, forse ha bisogno di giocare con più continuità).

Dal Canto 8: miglior partita da quando allena il Padova. Lezione su come si gestisce una partita di calcio con l’uomo in meno.

Carlo Gazzeri

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Padova: Prova di maturità per i biancoscudati

Padova: Prova di maturità per i biancoscudati

Di Carlo Gazzeri

Padova vs Modena – Stadio Euganeo, sabato 24 settembre ore 15.00

Va in scena domani, sabato 24 settembre, la quinta giornata del campionato di serie B (ci sarebbe da aggiungere “win”, ma è poco romantico). Il Padova affronta il Modena e lo fa sia per proseguire un cammino finora esaltante (tre vittorie e due pari esterni su campi difficilissimi come quelli di Genova e Verona) sia per ottenere risposte ai numerosi interrogativi che, nonostante gli undici punti su quindici disponibili e il secondo posto dietro alla sorpresa Sassuolo, sono sorti alla luce di una gara, quella in casa Hellas, dove i biancoscudati hanno sofferto più del previsto: la difesa è il fortino inespugnabile visto con Bari e Reggina o è quella, ben più distratta, colpita cinque volte in tre gare esterne? Milanetto è davvero in grado di fare la differenza oppure hanno ragione i sostenitori di Italiano nel sottolineare la miglior visione di gioco del capitano? Cacia è un bomber al quale non si può rinunciare o per il 4-3-3 di Dal Canto è più adatto Ruopolo, meno cattivo sotto porta ma più generoso e abile a far salire la squadra, nonché ad aprire spazi per i devastanti inserimenti delle talentuosi ali biancoscudate?

L’esame è di quelli sulla carta relativamente facili ma in realtà nasconde più di un insidia, sia per la difficile posizione in classifica del Modena, alla ricerca disperata di punti per non perdere troppo presto il contatto con la prima parte della classifica sia perché tra i canarini è in rampa di lancio il classe ’92 Federico Carraro, ignoto ai più ma in realtà elemento di grande talento, in prestito dalla Fiorentina dove ha letteralmente dominato il gioco a livello giovanile conducendo i gigliati allo scudetto allievi nel 2009. Ma non è tutto: Federico – che, ironia della sorte, è di Padova ed è cresciuto nelle giovanili del Padova - gode di una grande stima da parte di mister Bergodi, certamente rafforzata dalle tre reti realizzate nell’amichevole infrasettimanale di mercoledì con la primavera.

Sarebbe potuto essere della partita un altro ex, anzi in questo caso si dovrebbe parlare di grande ex, visto che l’anno scorso Davide Di Gennaro ha deliziato la platea dell’Euganeo con numeri di alta classe e gol di pregevole fattura prima di essere falcidiato da una serie di infortuni muscolari che lo hanno escluso dalla splendida cavalcata della truppa di Dal Canto. Proprio l’ennesimo infortunio ha costretto l’ex Milan a saltare una trasferta in cui sarebbe stato fondamentale per aumentare la pericolosità offensiva della sua squadra contro una difesa che in casa non concede gol in campionato dal pirotecnico 3-2 con il Livorno datato 21 maggio 2011.

Il Padova dal canto suo si presenta a ranghi completi se si escludono i lungodegenti Succi e Hallenius. La decisione dello staff tecnico di operare le ultime sedute di allenamento a porte chiuse rende difficile capire quale potrà essere la formazione titolare: in particolare l’attacco, continuamente cambiato da Dal Canto nelle prime cinque gare, è un rebus. Davanti a Pelizzoli dovrebbero scendere, da destra a sinistra, Donati (con accantonamento, quindi, dell’esperimento di Legati terzino), lo stesso Legati, Schiavi e Renzetti; a centrocampo Cuffa è favorito sul rientrante Bovo in posizione di mezz’ala destra mentre a sinistra giocherà Marcolini – decisamente il migliore in questo inizio di stagione – e in regia Milanetto è destinato a spuntarla su Italiano sempre che non si opti per dare un po’ di riposo all’ex Genoa, apparso poco brillante al Bentegodi. Capire chi giocherà davanti è invece un terno al lotto: le alternative più plausibili sono quella che prevede Drame rifinitore dietro a Cacia e Ruopolo e quella che invece vedrebbe Dal Canto riproporre il classico tridente con Cutolo a destra, Cacia (favorito in tal caso su Ruopolo) in mezzo e Lazarevic o Drame a sinistra.

Come nelle ultime due uscite i biancoscudati saranno spinti dall’entusiasmo di una piazza che ribolle di passione e che anche sabato – secondo le previsioni – porterà allo stadio diecimila persone a cui, evidentemente, l’alta quota non dà le vertigini.

Carlo Gazzeri

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