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A testa alta
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Andrea
on giovedì 15 maggio 2014
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A testa alta
Di Fabrizio Landolfi
Quello che abbiamo visto domenica scorsa all’Olimpico è una sintesi, amara si, ma non certo umiliante, della stagione che sta finendo. Una Roma impavida e vogliosa di lottare fino alla fine fa una figura tutto sommato egregia, ma perde per il rotto della cuffia contro la Juve dei record che continua a sembrare inarrestabile.
I giallorossi hanno perso una partita che, sebbene lo Scudetto fosse già assegnato, aveva la sua importanza. Lo avevamo detto la settimana scorsa: a prescindere dai punti in classifica, la Roma non vuole essere battuta dalla Juve e viceversa. Quindi non era affatto una sorta di amichevole, come si è visto anche dal forte agonismo messo in campo dai giocatori. Il finale è stato probabilmente il più amaro che si potesse immaginare, con i bianconeri che la spuntano proprio al 94’, quando lo 0-0 sembrava ormai certo, con un gol di Osvaldo. Un ex. Un attaccante che ha giocato due stagioni a Roma e che nessuno, quest’anno, ha mai rimpianto. Neppure quelli che lo consideravano tra i migliori in Italia (ebbene si, a Roma c’era anche chi diceva questo) e si erano indignati alla notizia della sua cessione al Southampton. Insomma, per noi romanisti quel pomeriggio di fine campionato all’Olimpico resterà un ricordo molto sgradevole, ma un dato positivo di cui prendere atto c’è. Questa squadra può anche perdere, ma in campo da sempre tutto (facendo eccezione per la trasferta a Catania, di cui abbiamo ampiamente parlato su questa rubrica). Negli anni, più volte ci siamo ritrovati a commentare delle sconfitte con sdegno e disappunto verso l’atteggiamento dei giocatori. Spesso abbiamo detto di essere pronti ad accettare una sconfitta, ma di non accettare atteggiamenti passivi da chi va in campo. Oggi finalmente abbiamo una Roma che ci mette le cosiddette “palle” (termine usato fin troppo nel mondo del calcio), ed è già un punto da cui partire per prendere la strada che porta ai successi. Per battere gli uomini di Rudi Garcia, qualsiasi squadra, anche la Juve Campione d’Italia che vi è riuscita due volte, deve sudare sette camicie. E’ quello che è avvenuto domenica scorsa, quando gli uomini di Conte hanno sofferto fino ai minuti di recupero.
Dei rammarici restano comunque, ed anche questa sconfitta, come tutte, è accompagnata da qualche polemica. In tanti recriminano, giustamente, per quel gol sprecato da Gervinho. Stavolta l’ivoriano, in effetti, l’ha combinata grossa: scattato in contropiede ed arrivato davanti a Storari, avrebbe potuto segnare molto facilmente e cambiare la storia del match a favore della Roma. Invece ha praticamente alzato la palla addosso al portiere bianconero, facendogli tirare un gran sospiro di sollievo. Qualcuno critica il tecnico Garcia per aver inserito nel secondo tempo Florenzi, anziché Ljajic, quando la squadra aveva bisogno di spingere al massimo e tenere palla nella metà campo avversaria. Tutto resta discutibile, ma in ogni caso la Roma ha rischiato di battere questa Juve (cosa che le era già riuscita in Coppa Italia), andando più volte vicina al gol. C’è da dire che anche i bianconeri avevano già rischiato di andare in vantaggio; a tal proposito, ha fatto veramente bene il portiere Skorupski, al suo esordio in campionato con la maglia giallorossa. Il giovane polacco ha dimostrato grande qualità, risultando decisivo almeno due volte.
E’ poi impossibile non dire nulla sull’episodio della gomitata di Chiellini a Pjanic. E’ comprensibile che tale episodio sia sfuggito all’arbitro e ai suoi collaboratori (la moviola in campo è ancora un tabù) ma si tratta di una gomitata volontaria. Non a caso, il difensore toscano è stato squalificato per 3 giornate mediante la cosiddetta prova televisiva. Eppure il ct della nazionale Prandelli non ha pensato minimamente di escluderlo dalla sua lista di convocati, dimostrando una volta per tutte che quella cosa che è stata chiamata “codice etico” è solo un’operazione di facciata, fatta per sottolineare un’intransigenza, che in realtà non c’è, sul rispetto della lealtà. O forse la si applica quando, tutto sommato, conviene applicarla, ad esempio prima di una partita amichevole dell’Italia, di quelle in cui il risultato conta poco. Ma se si tratta di essere intransigenti ad un mese dal Mondiale (va sottolineato che l’Italia giocherà diverse amichevoli prima di Brasile 2014, quindi in linea teorica Chiellini poteva essere escluso solo per queste partite), e di esserlo con un giocatore su cui Prandelli conta molto, le cose cambiano. Il ct ha detto di non aver visto cattiveria in quel fallo, nonostante il Giudice Sportivo che ha comminato 3 turni di squalifica la pensi diversamente.
Domenica prossima, con Genoa-Roma, finirà un campionato in cui la squadra giallorossa è tornata ad essere grande. La qualificazione diretta alla Champions League è un risultato prezioso. Nel futuro, ovvero già dalla prossima stagione, bisognerà fare ancora meglio e continuare ad inseguire il sogno tricolore. Per il momento, la Roma chiude a testa alta.
Fabrizio Landolfi
Perchè la Roma si è fermata a Catania
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on mercoledì 7 maggio 2014
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Perchè la Roma si è fermata a Catania
Di Fabrizio Landolfi
Ora che l’aritmetica ha già assegnato lo Scudetto alla Juve, ed il secondo posto alla Roma, possiamo anche trarre delle conclusioni. I giallorossi ci hanno fatto vivere una stagione straordinaria, di quelle che non vivevamo da molto tempo e che ci mancavano. E’ vero, non è arrivato nessun trofeo, ma siamo all’inizio di un percorso che nel giro di qualche anno potrà darci soddisfazioni concrete. Il tanto atteso progetto (parola che abbiamo sentito anche troppo spesso, da quando è sbarcata a Roma l’attuale società americana), adesso è iniziato veramente e gli effetti sono ben visibili.
A Catania la Roma ha mollato l’inseguimento alla Juve di Conte, come ha ammesso molto onestamente Francesco Totti nel dopo-partita. Una squadra che crede ancora nella possibilità di strappare lo Scudetto ai rivali, non prende quattro gol dall’ultima in classifica. Soprattutto una squadra come la Roma di quest’anno, che ha dimostrato un’ottima capacità di imporsi in trasferta sui campi difficili, non può avere una debacle come quella del Massimino. Invece abbiamo visto una Roma rassegnata e molto meno combattiva del solito, andare già nel primo tempo sotto di due gol, per poi subirne altrettanti nella ripresa da un Catania che vedeva in quella partita l’ultima spiaggia per salvarsi dalla serie B.
Dobbiamo ammetterlo: tra noi tifosi romanisti qualcuno dice che se lo aspettava, ma un po’ tutti abbiamo provato rabbia. Nonostante la Juve, molto probabilmente, avrebbe comunque vinto lo Scudetto poche ore dopo (ai bianconeri bastava infatti battere l’Atalanta, a prescindere da Catania-Roma), ci sarebbe piaciuto vedere un’altra vittoria dei nostri. Dopo nove successi consecutivi, ci può stare di perdere qualche punto, ma non avremmo voluto essere sconfitti proprio dal Catania al Massimino, trattandosi di una squadra ed uno stadio che sono per noi tra i meno simpatici del mondo. I ricordi di quell’ultima giornata di qualche anno fa, e degli steward (o presunti tali) che minacciavano i nostri giocatori, sono ancora ben nitidi nella memoria. Ed è solo un esempio degli atteggiamenti ostili verso la Roma che abbiamo visto nell’ambiente catanese. Poi andrebbero ricordate le aggressioni subìte da alcuni cronisti romani, in quella famosa trasferta, ed il rancore dei rossoblu per un Roma-Catania finito 7-0, come se fosse una colpa vincere largamente una partita. Insomma, sebbene la cosa poteva essere indifferente per la Juve, già ad un passo dal titolo, noi non avremmo mai voluto perdere a Catania. Non 4-1. Non proprio ora che mancano due giornate alla fine, e i rossoblu si sono rimessi in corsa per la salvezza, giusto grazie alla vittoria ai nostri danni. Questo è il punto di vista di un semplice tifoso.
Poi c’è il punto di vista di un calciatore, che è quantomeno un po’ più freddo e razionale di quello di noi tifosi. La Roma sapeva di poter arrivare allo scontro diretto con la Juve con i giochi già chiusi, oppure con i giochi aperti ma con la possibilità di vedere i bianconeri festeggiare lo Scudetto proprio all’Olimpico. Infatti, in caso di vittoria giallorossa a Catania e pareggio della Juve con l’Atalanta (ipotesi comunque poco probabile), si sarebbe arrivati al tanto atteso Roma-Juve con 6 punti di distacco tra le due squadre. Ci saremmo giocati il tutto per tutto, ma c’era la possibilità che Conte e i suoi vincessero ufficialmente lo Scudetto a Roma, addirittura anche perdendo contro i giallorossi (per via della differenza reti negli scontri diretti, decisiva in caso di parità di punti finale). Questo probabilmente avrebbe fatto più rabbia, ai giocatori di Rudi Garcìa, di una sconfitta contro il Catania ultimo in classifica. A pensarci bene, avrebbe fatto molta rabbia anche a noi tifosi, vedere i vari Chiellini, Bonucci, Lichtsteiner, Marchisio ecc. esultare nel nostro stadio, magari senza nemmeno battere la Roma.
Quindi è molto probabile che sia stato questo ragionamento, unito alla consapevolezza che la Juve, con molta probabilità, avrebbe comunque vinto lo Scudetto in casa contro l’Atalanta, a far scendere in campo a Catania una Roma che non aveva lo stimolo a giocarsi la sfida. Poi, l’assoluto bisogno di punti per non finire direttamente in B dei rossoblu, insieme al famoso fattore campo, ha fatto il resto, ed è finita come è finita.
La cosa è tutto sommato accettabile e non cancella in alcun modo la bellissima stagione disputata dalla Roma, alla quale quest’anno era difficile chiedere di più. Ma domenica prossima c’è un’altra partita “inutile”, con in palio un’altra vittoria “inutile”. Quella contro la Juventus Campione d’Italia, che a questo punto potrebbe assomigliare ad un’amichevole, dato che i giochi sono già chiusi matematicamente. Ma Roma-Juve non è mai un’amichevole, e in questo senso la matematica ci interessa il giusto, ma non troppo. Per quanto inutile si possa considerare un’eventuale vittoria contro i bianconeri, noi tifosi la vogliamo. Se arriverà, ci diranno che è frutto solo del disinteresse della Juve verso un campionato già vinto e festeggiato. Eppure è facile immaginare che ai bianconeri, perdere contro la Roma, non piacerebbe comunque. Come a noi non piacerebbe perdere contro di loro. Quindi perché non giocarsela dando il massimo e provando a vincere? Speriamo che domenica pomeriggio i giocatori della Roma ragionino un po’ come noi tifosi. Quest’anno hanno fatto bene, ma chiudere in bellezza non guasta affatto.
Fabrizio Landolfi
Vincere e sperare...
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Andrea
on giovedì 24 aprile 2014
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Vincere e sperare...
Di Fabrizio Landolfi
Il campionato non è ancora finito, ma comunque vadano le ultime quattro giornate possiamo già dire che la Roma ha disputato una stagione straordinaria, riuscendo a convincere il suo pubblico (e non solo) più di quanto ci si potesse aspettare.
Questa squadra ha imparato a vincere sui campi storicamente più ostici, vedi Cagliari e Firenze. Ma più in generale, la Roma di Rudi Garcia si è dimostrata capace di portare a casa il risultato anche quando non gioca al meglio. La gara vinta sabato scorso contro la Fiorentina ne è una testimonianza lampante. L’avversario era sicuramente di spessore, in più giocava in casa sua, davanti ad un pubblico notoriamente molto caldo che sente particolarmente la sfida con la Roma. I viola di Montella per lunghi tratti hanno fatto la partita: è vero che non hanno creato grossissimi pericoli alla porta di De Sanctis, eppure hanno tenuto palla abbastanza a lungo. Di fronte, una Roma quasi attendista, che ha trovato abbastanza presto il vantaggio con Nainggolan, centrocampista davvero prezioso, per poi aspettare la Fiorentina nella sua metà campo, coprendosi benissimo e ripartendo appena possibile. Non a caso, il raddoppio è mancato per un pelo, con quell’errore di Gervinho davanti a Neto che ha fatto imprecare tutti noi romanisti. L’ivoriano purtroppo ha il difetto di sbagliare qualche gol di troppo, come ha sempre ammesso il tecnico, tuttavia resta un giocatore che fa la differenza come pochi altri in questa squadra, soprattutto tatticamente, grazie alla sua velocità sulla fascia, senza contare che di gol ne realizza comunque un buon numero.
Negli anni scorsi, più volte si era parlato del fatto che alla Roma mancasse quella dote che hanno le grandi squadre, ovvero il saper vincere anche quando non si gioca bene. Si potrebbe dibattere a lungo su cosa significhi, nel calcio, giocare bene, ma semplificando un po’ il concetto possiamo dire che quest’anno la squadra ha dimostrato più volte di saper soffrire, e di avere la freddezza necessaria per non andare nel pallone quando si trova in difficoltà. Una squadra determinata al massimo e a tratti addirittura cinica, che sa fare a meno di titolari importanti, proprio perché il gruppo mette in campo il carattere. La migliore difesa del campionato, con meno di venti gol subìti. Dobbiamo riconoscere a Rudi Garcia che in questa Roma la sua mano si vede chiaramente. Il tecnico francese è riuscito a dare quella solidità in fase difensiva che i suoi predecessori non avevano mai trovato, anche se è giusto ricordare, a difesa di Luis Enrique e di Zeman, che a Garcia è stata messa a disposizione una rosa di qualità più alta rispetto a quanto toccò a loro (basta pensare a Benatìa, Maicon, Strootman, Nainggolan, Gervinho, tutti giocatori arrivati insieme al tecnico francese).
Proprio a proposito della rosa e della qualità necessaria per puntare in alto, Rudi Garcia continuerà ad essere esigente con la società. Il tecnico non ha nascosto di aver parlato chiaro ai dirigenti: vuole restare, per continuare questo cammino iniziato benissimo, ma allo stesso tempo vuole una squadra attrezzata per fare bene in Champions League e contemporaneamente per lottare per lo Scudetto anche il prossimo anno. In buona sostanza, per tenersi stretto Garcia la società giallorossa deve spendere cifre importanti anche nel prossimo mercato. Il tecnico, pur senza dirlo in modo esplicito nelle interviste pubbliche, ha lasciato intendere che in caso contrario potrebbe anche salutare la Roma. Visto che ha fatto molto bene in questa prima stagione, ma soprattutto visto che nel calcio, come tutti sappiamo, per portare una squadra ai vertici è necessario fare investimenti pesanti (sia per l’acquisto dei giocatori che per gli ingaggi da offrire ad essi), possiamo solo augurarci che la società accontenti Garcia.
Tuttavia, non è ancora il momento di pensare al mercato. Possiamo ancora sperare che la Juve faccia un passo falso nelle prossime due giornate (difficile, ma possibile), a patto che la Roma continui a vincere. A quel punto, si arriverebbe allo scontro diretto dell’Olimpico con la possibilità di impensierire seriamente gli uomini di Conte. Per ottenere questo, è bene ripeterlo, la Roma è comunque obbligata a vincere le sue partite, altrimenti sarebbe inutile anche un eventuale passo falso della Juve. Venerdì sera, in casa contro il Milan, i giallorossi devono assolutamente prendere tre punti. Gli uomini di Seedorf vengono da un’annata molto difficile e problematica: nelle ultime giornate hanno avuto un buon miglioramento dal punto di vista dei risultati, arrivando a lottare per l’Europa League, ma si tratta comunque di una squadra che questa Roma può battere tranquillamente.
Fabrizio Landolfi
È finita... si dice alla fine
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on giovedì 17 aprile 2014
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È finita... si dice alla fine
Di Fabrizio Landolfi
Sappiamo già quanto sia improbabile che questa Juve dei record possa avere un crollo proprio alla fine del campionato. Già, perché l’unico evento che potrebbe rimettere in gioco il primo posto della classifica, è appunto un eventuale crollo degli uomini di Conte. Ma quella bianconera è una squadra matura, abituata a vincere e tutt’altro che ingenua. Quindi meglio evitare il tormentone “non succede, ma se succede…” che tenne banco a lungo quattro anni fa, quando la Roma rincorreva l’Inter di Mourinho e nel finale di stagione rischiò di raggiungerla.
Tuttavia, è doveroso riflettere a mente fredda su cosa stia facendo questa Roma. Con il 3-1 all’Atalanta, sono sette le vittorie consecutive dei giallorossi, contando anche il recupero della gara contro il Parma. Ben 79 punti conquistati, e mancano ancora 5 giornate di campionato. Questa Roma sta addirittura facendo meglio di quella che vinse lo Scudetto con Fabio Capello nel 2001. Ma al di là dei numeri, ciò che rende orgoglioso il pubblico giallorosso è la tenacia di questa squadra che non molla, partita dopo partita, pur essendo lontana dalla Juve capolista. Il tecnico Rudi Garcia è riuscito a tirare fuori il meglio possibile da ogni singolo giocatore, andando anche molto oltre le aspettative del pubblico. Chi si sarebbe aspettato un Taddei così? Il brasiliano, oltre ad avere ormai 34 anni, non giocava con continuità da almeno due anni, eppure ora sta vivendo una sorta di seconda giovinezza. A proposito di singoli, fino a poche settimane Adem Ljajic sembrava l’unico con cui il “metodo Garcia” non aveva prodotto gli effetti sperati. Poche presenze rispetto ai compagni di reparto, prestazioni altalenanti e spesso di qualità inferiore a quelle che ci si aspettano da un giocatore indubbiamente talentuoso come lui. Invece contro l’Atalanta anche Ljajic, tornato a giocare da titolare, ha disputato un’ottima partita, lasciando il segno sul match con un gol ed un assist per Gervinho. Con Destro e Florenzi assenti per squalifica, l’attacco della Roma aveva bisogno del serbo: Garcia stavolta è riuscito a prepararlo bene in settimana, gli ha dato fiducia schierandolo titolare, invece di lanciare Bastos dal primo minuto come si ipotizzava alla vigilia, ed è stato ripagato dal giocatore. Restano dei dubbi sulla continuità dell’attaccante, ex della Fiorentina, prossima avversaria della Roma, ma per il momento va bene così.
A Firenze, sabato sera, bisognerà giocare una partita difficile ed imprevedibile, su un campo storicamente ostico per la Roma. Per l’attacco di Garcia, sarà importantissimo non sentire la mancanza di Mattia Destro, quindi servirà in primis il miglior Totti, ma anche chi giocherà accanto a lui (due tra Gervinho, Ljajic e Florenzi) dovrà fare la differenza. A proposito di Destro, questo stop forzato non ci voleva: l’attaccante ha avuto un rendimento impressionante nelle ultime settimane, la tripletta segnata al Cagliari ne è stata solo l’ultima testimonianza. Ma in quella stessa partita Destro ha avuto un gesto di nervosismo, quella manata sul volto dell’avversario, che ora gli costerà quattro turni di squalifica, proprio nel bel mezzo di un ottimo periodo di forma. A discolpa dell’attaccante della Roma, dobbiamo dire che questa squalifica è oggettivamente troppo severa. Al di là del discorso sull’applicabilità della prova tv, quattro giornate sono davvero troppe.
Ma questa Roma ha dimostrato di saper fare a meno, all’occorrenza, anche dei giocatori che rendono più di tutti. Non a caso, ricordiamoci che in questo momento sono fermi per infortunio un certo Benatia ed un certo Strootman. Ma sabato sera a Firenze i giallorossi giocheranno per vincere, contro una squadra di grande qualità che affronta tutti a viso aperto, con un allenatore carismatico e capace, ben conosciuto da noi, come Vincenzo Montella. Totti e compagni sono quasi sicuri del secondo posto, che significa Champions League senza turno preliminare. Ma a questo punto, accontentarsi e basta significherebbe passare queste ultime cinque settimane di campionato a pensare al prossimo anno, alla Champions, agli acquisti estivi ecc. Ma perché accontentarsi? La Juve è ben distante, lo sappiamo, ma come diceva Sylvester Stallone in Rocky Balboa “è finita si dice alla fine”. Non prima.
Fabrizio Landolfi
Roma in Champions League, secondo posto quasi sicuro
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on venerdì 4 aprile 2014
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Roma in Champions League, secondo posto quasi sicuro
Fabrizio Landolfi
La principale buona notizia di questa settimana è che la Roma ha raggiunto un obiettivo che si era prefissata ad inizio stagione: quello di tornare in Champions League. Il prossimo anno i giallorossi giocheranno in Europa, dopo tre anni di assenza dalla massima competizione del continente. Con la vittoria sul Parma, la quinta consecutiva per gli uomini di Garcia, la certezza di rientrare fra le prime tre della serie A è matematica. Ma ancor di più è stato importante aumentare il vantaggio sul Napoli di Benitez, che a 7 giornate dalla fine del campionato dista ben 9 punti dalla Roma. Cinque vittorie consecutive, su Udinese, Chievo, Torino, Sassuolo e Parma, hanno permesso agli uomini di Garcia di accumulare punti pesanti, quasi un’ipoteca sul prezioso secondo posto, che consente di accedere alla Champions senza giocare i preliminari in agosto.
La forza di questa squadra sta nella grande solidità del gruppo: bravissimo Garcia a tirar fuori il meglio possibile da ognuno dei suoi, dai titolarissimi a coloro che giocano meno. Pensiamo ad esempio a Dodò, che non è il giocatore più continuo di questa rosa, eppure è cresciuto notevolmente rispetto alla scorsa stagione. Lo stesso Balzaretti, prima di fermarsi per infortunio, sembrava un altro giocatore rispetto a quello della sua prima annata in giallorosso. Ma soprattutto, non possiamo non citare Rodrigo Taddei, 34 anni, che non giocava con una certa continuità da almeno tre stagioni. Il brasiliano è stato impiegato ben poco dal tecnico per tutto il girone d’andata ed oltre, ma ha saputo farsi trovare pronto nel momento in cui la squadra ha avuto bisogno di lui. Taddei sta giocando in un ruolo per lui nuovo, nel centrocampo a tre: questo gli impone meno sforzo atletico rispetto al ruolo di esterno offensivo, in cui sono necessari gli scatti e le galoppate su e giù per la fascia. Ma allo stesso tempo, non era semplice per un giocatore della sua età adattarsi ad una posizione diversa da quella in cui ha sempre giocato. Il gol segnato contro il Parma, su colpo di testa, è semplicemente il coronamento dell’ottimo lavoro fatto dall’ormai veterano giallorosso in queste ultime gare. Pochi se lo sarebbero aspettato, ma Taddei sta riuscendo nel difficile compito di non far sentire la mancanza di Kevin Strootman, in un centrocampo di cui l’olandese è stato per tutta la stagione il punto di riferimento. Anche domenica scorsa contro il Sassuolo, Taddei aveva fatto la differenza, pur giocando solo gli ultimi venti minuti della partita; quel recupero di palla in scivolata, che ha fatto partire l’azione del 2-0 firmato Michel Bastos, è una fotografia perfetta dello spirito di sacrificio di questo giocatore.
Più in generale, questa voglia di lottare su ogni palla e questa fame di vittorie sono le qualità più importanti di tutta la Roma attuale, che ha conquistato così tanti punti soprattutto grazie all’atteggiamento. Tornando alla gara vinta col Sassuolo, anche il primo gol era arrivato con una palla “rubata”; era stato il belga Nainggolan, altro giocatore da lodare per la grinta che mette in campo, ad andare a pressare il difensore avversario, soffiandogli il pallone per poi servirlo a Mattia Destro. In questo tipo di occasioni c’è sicuramente un errore, una distrazione, talvolta una “papera” del giocatore avversario, ma è anche vero che per conquistare quei palloni bisogna crederci. Prima di tutto. Bisogna avere la voglia di andare a pressare l’avversario anche quando si hanno, in apparenza, poche chances di metterlo in difficoltà. Oltre alle capacità tecniche, anche questo nel calcio fa la differenza. Questa Roma mette in campo il cuore e la passione, si vede anche dai piccoli dettagli, dalla veemenza con cui Gervinho mantiene la palla nell’area del Parma, in un’azione insistita, e poi lascia tirare in porta Pjanic che segna il 3-1. Si vede dall’intensità con cui la squadra gioca le partite contro squadre di bassa classifica, senza mai rilassarsi..
Questa Roma, lo diciamo un po’ tutti, ha solo la sfortuna di aver trovato una Juventus da record, che macina punti come poche altre squadre sono mai riuscite a fare. Altrimenti avrebbe vinto tranquillamente lo Scudetto. Mancano ancora sette giornate, i punti di distacco dai bianconeri si sono ridotti ad otto e bisognerà giocare quel tanto atteso scontro diretto all’Olimpico, alla penultima di campionato. Già il secondo posto, di suo, sarebbe un risultato straordinario per i giallorossi, ma visto quanto sta riuscendo a far bene questa squadra, non ci si può arrendere fino alla fine. Raggiungere la Juve è quasi impossibile (eccetto casi di miracolo calcistico), ma bisogna far di tutto per riuscire almeno a ridurre il distacco.
Fabrizio Landolfi
Nove punti in tre partite, ma troppi alti e bassi
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Andrea
on sabato 29 marzo 2014
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Nove punti in tre partite, ma troppi alti e bassi
Di Fabrizio Landolfi
Dal punto di vista dei risultati, il periodo attuale è senz’altro positivo per la Roma di Rudi Garcia. Abbiamo sempre detto che ciò che conta è la vittoria: soprattutto negli anni scorsi, nei quali la squadra giallorossa troppo spesso aveva avuto problemi di concretezza, ne avevamo fatto quasi un mantra. Ebbene, tre vittorie consecutive, contro Udinese, Chievo e Torino, ci rendono soddisfatti da questo punto di vista.
Totti e compagni hanno conquistato punti importantissimi, allungando di tre punti il vantaggio sul Napoli, ora a –6 in classifica. Considerando che la Roma dovrà giocare una partita in più (contro il Parma di Donadoni, che domenica si è fermato in casa della Juve dopo una lunga serie positiva), possiamo dire che l’obiettivo del secondo posto è molto vicino. Tuttavia, in queste tre gare vinte nel giro di otto giorni, i giallorossi hanno mostrato qualche difficoltà a mantenere lo stesso ritmo per novanta minuti. In casa con l’Udinese, dopo un ottimo primo tempo la squadra ha rischiato troppo nella ripresa, chiudendo con un sofferto 3-2. A Verona contro il Chievo è risultato più facile gestire la gara, grazie al 2-0 maturato già nel primo tempo, eppure nella parte finale dell’incontro è calata l’intensità della squadra, cosa che ha lasciato l’iniziativa offensiva ai padroni di casa, piuttosto attivi soprattutto con il subentrato Obinna. Contro il Torino la Roma ha vinto meritatamente, ma ha sofferto ancor di più rispetto alla gara con l’Udinese. Il tabellino del match la dice lunga: dopo il pareggio dei granata, arrivato ad inizio secondo tempo, gli uomini di Garcia hanno cercato di spingere più possibile in avanti, ma il gol della vittoria è arrivato solo in zona recupero, grazie all’ottima intuizione di Alessandro Florenzi, inserito dal tecnico pochi minuti prima. La Roma ha faticato molto domenica sera, contro un Toro sornione, quasi completamente schierato in difesa ma pronto a ripartire non appena i giallorossi perdevano un pallone, con la velocità di due specialisti del contropiede come Immobile e Cerci. Non a caso, gli uomini di Ventura hanno rischiato più volte di andare in vantaggio, proprio sulle ripartenze, mentre la Roma faceva molto possesso palla nella metà campo avversaria ma non trovava spazi.
Nella prima parte del campionato, si era notata una caratteristica molto importante di questa squadra, ovvero quella capacità di non farsi mai imbrigliare dalle formazioni che giocano molto chiuse, col classico catenaccio. La Roma manovrava con pazienza e freddezza, spesso non trovava il gol nei primi tempi, ma continuando ad attaccare l’area avversaria pian piano riusciva a “bucare” la difesa avversaria. Adesso, vediamo i giallorossi più in difficoltà quando si tratta di affrontare un catenaccio avversario, anche se contro il Torino l’hanno spuntata lo stesso, sia pure con fatica, sia pure a pochi istanti dalla fine.
E’ doveroso parlare anche di Mattia Destro, autore di ben tre gol in queste ultime tre partite. Il centravanti ha mantenuto la sua media realizzativa, ottima in proporzione ai minuti giocati. Come abbiamo osservato qualche settimana fa, trova il gol abbastanza facilmente quando si gioca contro le cosiddette “piccole”, mentre di fronte ad avversarie d’alta classifica più volte è risultato poco incisivo in campo. E’ probabile che se Destro giocasse un’intera stagione da titolare (cosa che non ha potuto fare quest’anno anche per via della condizione fisica), arriverebbe a segnare 20 gol. L’unico problema è legato a questa sua tendenza a soffrire le partite molto attese, in cui inevitabilmente si creano pressioni forti. Destro ha delle qualità, in più è ancora giovane, quindi può sicuramente migliorare. Ma la società e Rudi Garcia devono riflettere attentamente su quanto ci si possa affidare a lui nel futuro prossimo, ovvero nella prossima stagione, quando la Roma sarà impegnata anche in Champions League e troverà più spesso avversari d’alto livello.
Questa settimana è stata e resterà importante anche per la presentazione del progetto del nuovo stadio, una tappa che ovviamente interessa tutto il pubblico di fede romanista. Le anticipazioni virtuali hanno entusiasmato molti, quindi il giorno in cui potremo finalmente vedere questo impianto moderno ed entrarci, è già molto atteso. Ci vorranno almeno due anni: mentre aspetteremo, sarebbe veramente bello salutare l’Olimpico, che inevitabilmente rappresenta un pezzo della nostra storia, con una vittoria epocale. Uno Scudetto sarebbe il massimo. La squadra è ottima, ci sono le basi per competere ad alti livelli anche nelle prossime stagioni. Crediamoci.
Fabrizio Landolfi
Torna Totti, torna la vittoria. Un caso? Forse no
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Andrea
on mercoledì 19 marzo 2014
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Torna Totti, torna la vittoria. Un caso? Forse no
Di Fabrizio Landolfi
Bella partita Roma-Udinese: vivace, giocata a viso aperto da entrambe le formazioni e ricca di occasioni da gol, di cui alcune concretizzate ed altre sciupate. Tuttavia, i giallorossi hanno sofferto più del dovuto, come ha ammesso Rudi Garcia nel post-gara. Nel primo tempo una Roma ordinata e piuttosto in palla aveva dominato, arrivando al riposo già sul 2-0, ma nella ripresa abbiamo visto troppe amnesie, soprattutto in fase difensiva. Non a caso l’Udinese di Guidolin è riuscita per due volte ad accorciare le distanze, sfiorando ripetutamente un pareggio che sarebbe stato clamoroso, ma non del tutto immeritato.
Come premessa, c’è da dire che la Roma di questo periodo non è più quella squadra formidabile del girone d’andata, che non perdeva mai colpi e riusciva a vincere le partite “in un modo o nell’altro” anche quando incontrava difficoltà. Del resto, sarebbe stato difficile reggere quel ritmo per tutta la stagione, anche senza giocare le coppe europee. Poi gli infortuni, più o meno lunghi, di diversi giocatori importanti hanno fatto il resto. Tuttavia, in generale il rendimento della squadra continua ad essere molto buono, al di là della sconfitta di Napoli e del pari con l’Inter di Mazzarri. L’infortunio di Strootman è una brutta tegola, poichè la squadra ha perso una colonna portante, un giocatore in grado di reggere il centrocampo quasi da solo, che aveva giocato sempre dall’inizio del campionato fino a quella sfortunata serata del San Paolo. Purtroppo l’olandese resterà fermo fino a fine campionato ed oltre, salterà anche i Mondiali con la sua nazionale e tornerà solo nella prossima stagione. A questo punto il fatto di aver acquistato Nainggolan a gennaio diventa provvidenziale per la Roma, che per altre due giornate dovrà fare a meno anche di un altro titolare come Daniele De Rossi, squalificato per quell’episodio, da condannare senza attenuanti, del pugno all’interista Icardi. Per fortuna c’è il belga, da impiegare insieme a Pjanic e Taddei, oppure insieme ad un Florenzi che tornerebbe al suo ruolo “nativo” di centrocampista, dopo aver giocato per tutta la stagione in attacco. A proposito di Taddei, c’è da dire che il brasiliano non ha sfigurato, nè contro il Napoli nè contro l’Udinese, a dispetto dell’età non più giovane e del fatto che non giocasse con una certa continuità da molto tempo.
Tornando a Roma-Udinese, i giallorossi hanno rischiato troppo nel secondo tempo, un po’ per distrazione dei singoli un po’ per un calo di concentrazione generale di tutta la squadra, ma hanno comunque portato a casa tre punti fondamentali. In questo momento, con la Juve che ha praticamente già vinto lo Scudetto (nemmeno i più ottimisti ipotizzano di rimontare 14 punti ai bianconeri), è importante tenere lontano il Napoli per non perdere un secondo posto che la Roma deve assolutamente conquistare, visto quanto ha fatto in questa stagione. C’è da recuperare la gara contro il Parma, quindi i punti di svantaggio sulla Juve potrebbero diminuire ad 11, e quelli di vantaggio sui partenopei potrebbero diventare 6. Ma è pur vero che, prima di considerare già conquistati questi punti, bisogna arrivare alla sfida coi gialloblu e vincerla. Parliamo di un Parma che ha fatto davvero bene nell’ultimo periodo, inanellando ben 16 risultati utili consecutivi, con un Antonio Cassano in gran forma. Quindi sono vietati i cali di concentrazione, la Roma deve continuare a giocare con umiltà e spirito di sacrificio, per raccogliere più vittorie possibile. E poi, è finalmente tornato in campo il Capitano, protagonista di un ottimo rientro con gol. A proposito di gol, è molto importante che con l’Udinese abbia segnato anche Destro, un attaccante che deve acquisire più fiducia nei propri mezzi, ed è stato altrettanto importante, ma anche spettacolare, il gol da fuori area del greco Torosidis (probabilmente, la cosa più bella del secondo tempo della Roma). Ma tornando al Capitano giallorosso, il suo ritorno è stato davvero fondamentale: Totti ha giocato una partita da protagonista assoluto, non tanto per aver segnato la prima rete, ma soprattutto perchè è stato lui il vero ispiratore della manovra della Roma, creando assist a volontà per i suoi compagni, tenendo palla con la maestrìa che condivide con pochi altri calciatori e guadagnando anche qualche calcio piazzato importante. Una settimana fa a Napoli, agli uomini di Rudi Garcia era mancato proprio questo: un giocatore capace di costringere al fallo gli avversari, procurando punizioni da posizioni pericolose. Nella Roma, nessuno meglio di Totti può fare quel lavoro tattico, oltre ad illuminare il gioco con assist ed aperture imprevedibili. Possiamo solo augurarci che il Capitano continui a giocare più a lungo possibile, a prescindere dalla sua età.
Fabrizio Landolfi
Lazio-Milan: la partita delle contestazioni, ma tra le due non c’è paragone…
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Lazio-Milan: la partita delle contestazioni, ma tra le due non c’è paragone…
Di Marco Cannaviccio
Domenica sera si affronteranno Lazio e Milan, due squadre che per certi versi stanno vivendo una situazione simile, ma fino ad un certo punto. I media nazionali hanno fatto un gran chiasso per la protesta di 300 persone a San Siro, con approfondimenti, speciali e grandi discussioni sulle ragioni che hanno portato questi tifosi a lasciare mezza curva deserta contro il Parma. Una squadra tra le più vincenti in Europa negli ultimi 15 anni, un presidente che, a parte questi ultimi due anni, ha sempre fatto grande il Milan, portandolo sul tetto del mondo più di una volta; eppure 300, e ripeto 300, persone contestano con tutta Italia che si ferma a guardare e a dargli importanza.
Dall’altra parte invece abbiamo la Lazio con Lotito. Una protesta che contro il Sassuolo ha coinvolto più di 40.000 persone, ma che sui media ha avuto meno risalto rispetto alle 300 anime che hanno lasciato mezza curva vuota. Contro l’Atalanta poi, i laziali hanno lasciato deserto l’intero stadio, non una piccola frazione di esso, ma tutto; anche qui, due paroline e tutto è tornato a tacere. Anzi, dai comunicatori nazionali e, cosa ancor più grave, a volte anche romani, si è cercato di prendere le difese di Lotito, di domandarsi se fosse giusta questa contestazione. Ma stiamo scherzando? A Milano 300 persone contestano un presidente fenomenale che ha vinto tutto e gli si da pure ampio risalto, mentre a Roma ci si domanda come mai Lotito non sia ben visto e soprattutto si fanno passare sottotraccia proteste che coinvolgono migliaia di persone a favore di una curva mezza vuota?!
Certo, il Milan ha un potere maggiore, ma non si può parlare solo di Milan, Juve e Inter in Italia, non è accettabile. Hanno stufato. Nel resto d’Italia ci sarebbe da parlare ad esempio di una Roma strepitosa che meriterebbe di lottare fino alla fine per il campionato, di un Napoli che sono anni che lotta per il vertice, di una Fiorentina a cui lo scorso anno il Milan (guarda caso) ha rubato la Champions. E poi, quando si parla di proteste e contestazioni a presidenti, bisognerebbe essere onesti intellettualmente e dare risalto alle vere proteste, quelle che coinvolgono decine di migliaia di persone esasperate da anni di prese in giro (Lazio, Bari, Ascoli ecc.) e non parlare di qualche centinaio di tifosi che protestano per una stagione sottotono.
Purtroppo il mondo giornalistico italiano è, come il resto del paese, allo sbando più completo, e accadrà cosi che domenica i supporters laziali metteranno in scena la terza fase della contestazione a Lotito (primo tempo di contestazione e striscioni con domande al presidente, secondo tempo sostegno incondizionato alla squadra), ma i media domenica sera parleranno solamente di un paio di cori magari contro Galliani e Berlusconi fatti da 50 persone. Questa purtroppo è la situazione in Italia dove, se ti chiami Inter, Milan o Juve si parlerà di te 24h su 24, con approfondimenti anche sulle volte in cui il cuoco della zia della nuora di Galliani è andato in bagno, mentre se fai parte del resto d’Italia puoi anche portare in piazza migliaia di persone e creare eventi come mai se ne sono visti negli stadi italiani, ma nessuno ne parlerà. Povera Italia.
Marco Cannaviccio
Due punti persi, De Rossi ingiustificabile, Destro non pervenuto
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on mercoledì 5 marzo 2014
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Due punti persi, De Rossi ingiustificabile, Destro non pervenuto
Di Fabrizio Landolfi
Vincere sabato sera, in casa contro l’Inter, era fondamentale per il cammino di questa squadra. Il fatto che anche il Napoli abbia avuto un passo falso, pareggiando per 1-1 a Livorno, limita i danni in ottica secondo posto, perchè lascia invariata la distanza dai partenopei, coi quali la Roma dovrà giocare nel prossimo fine settimana al San Paolo. Ma nell’ottica dell’inseguimento alla Juve, la sostanza resta la stessa: i giallorossi di Garcia hanno perso due punti, in una gara che tutto sommato potevano vincere abbastanza facilmente. Adesso, visti gli 11 punti di distacco e nonostante la Roma abbia una partita da recuperare, appare velleitaria qualsiasi speranza di rimonta sui bianconeri.
L’Olimpico semivuoto a causa della squalifica di curve e distinti è la cornice più triste che una partita di calcio possa avere. A tal proposito c’è da dire che la legge contro la discriminazione territoriale viene applicata solo in un senso: durante Napoli-Roma di Coppa Italia abbiamo sentito molti cori d’insulto ai danni dei romani, ma nessuno ha pensato di squalificare le curve del Napoli. Tale provvedimento è stato preso solo per i cori, deprecabili, verso i napoletani, cantati in campionato dai sostenitori romanisti. Qualcuno, prima o poi, dovrà pur spiegarci perchè.
Detto questo, resta il fatto che la Roma doveva e poteva vincere contro l’Inter, invece abbiamo visto una gara in cui ha regnato la noia e le due squadre si sono annullate a vicenda, ma nulla più. Probabilmente i giallorossi hanno pagato le diverse assenze di giocatori titolari, ma anche una condizione fisica che da qualche giornata non è delle migliori. A centrocampo Strootman avrebbe bisogno di un turno di riposo, che Garcia non ha potuto concedergli viste le precarie condizioni di Pjanic: l’olandese è una colonna portante di questa squadra, ma da agosto ad oggi non si è fermato mai, quindi è comprensibile un momento di calo. Ed anche nelle prossime gare, difficilmente Garcia potrà fare a meno di Strootman, dato che Daniele De Rossi ha preso tre turni di squalifica. Subito è partita la levata di scudi, da parte di buona parte della tifoseria, in difesa del vicecapitano. Tuttavia, sarà impopolare dirlo, ma De Rossi ha procurato alla Roma un danno abbastanza grave da poter meritare qualche critica, sebbene sia il giocatore più amato dopo Francesco Totti. Quel pugno sleale e gratuito, sul viso di Icardi, ha portato una squalifica che darà diversi problemi di formazione al tecnico, in un momento in cui già diversi giocatori non sono in ottima forma. Senza contare che la Roma, per quel gesto, sarebbe potuta rimanere in inferiorità numerica dal primo tempo, se l’arbitro avesse visto bene la dinamica, poi chiarita meglio dalle immagini televisive. E’ stato squalificato anche l’interista Juan Jesus, per un gesto analogo durante la stessa partita, ma questo non cambia le cose.
Il punto è che Daniele De Rossi ha un rendimento in campo di livello inferiore a quello che ci si aspetta da lui, o quantomeno non ha ritrovato la continuità e l’intensità che aveva qualche anno fa. In più, non è nuovo a questo tipo di comportamenti (ricordiamo ad esempio il pugno a Mauri nel derby di un anno fa), che non fanno bene nè a lui nè tantomeno alla Roma, alla quale servono giocatori affidabili anche da questo punto di vista. Stiamo parlando del calciatore più pagato di tutta la serie A italiana, blindato dalla società giallorossa con un contratto da 6,5 milioni all’anno, per neutralizzare le sirene di Manchester, Madrid o Parigi. Alla luce di tutto questo, è giusto pretendere di più da De Rossi, con tutto il rispetto per quello che rappresenta a Roma.
Sempre a proposito di singoli, veniamo anche a Mattia Destro: il centravanti ha giocato da titolare contro l’Inter, ma si è visto veramente poco, confermando la sua tendenza a non incidere nelle gare in cui si hanno di fronte avversarie di un certo livello. Contro la Sampdoria Destro ha segnato una doppietta, riscattandosi dalla scialba prestazione di Napoli. Una settimana dopo a Bologna, pur senza strafare, l’attaccante giallorosso ha giocato una buona partita. Poi ecco arrivare l’Inter di Mazzarri e Destro quasi sparisce dal campo. E’ vero, nel girone d’andata ha segnato un gol alla Fiorentina, squadra che precede l’Inter in classifica, e pur avendo giocato poco è il primo marcatore della squadra con 6 reti. Ma al momento è difficile fare affidamento su Destro, soprattutto in un certo tipo di partite. E’ molto presto per parlare di mercato, ma nella prossima estate sarebbe bene che la Roma si desse l’obiettivo di aggiungere, ad una rosa ottima, un attaccante che garantisca più qualità e personalità, per poter fare a meno, quando è necessario, di Francesco Totti.
Fabrizio Landolfi
Lazio, contestazione a Lotito fase 2: con l’Atalanta stadio vuoto
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on martedì 4 marzo 2014
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Lazio, contestazione a Lotito fase 2: con l’Atalanta stadio vuoto
Di Marco Cannaviccio
Dopo la bellissima serata di Lazio-Sassuolo, in cui un popolo è tornato ad essere tale, con 45.000 tifosi che hanno contestato aspramente e manifestato la loro rabbia e il loro dissenso nei confronti di una dirigenza che ogni giorno che passa si allontana sempre di più dall’essenza della lazialità, i tifosi laziali non si fermano, anzi rilanciano: contro l’Atalanta, tra poco più di una settimana, la Curva Nord resterà vuota e anche la maggior parte degli abbonati degli altri settori seguiranno l’esempio dei ragazzi della curva.
Dopo l’appello a riempire lo stadio, adesso è il momento di svuotarlo, per dare un segnale forte, per dimostrare che il tifoso laziale può riempire o svuotare la propria ”casa” come e quando vuole e che soprattutto non si riconosce e mai si riconoscerà in questa dirigenza. Solite frasi fatte e totalmente deliranti hanno accompagnato il post Lazio-Sassuolo da parte del gestore Claudio Lotito, il quale come al solito ha provato in ogni modo a sminuire la portata della protesta, ma stavolta è caduto male: impossibile cercare di mettere una toppa ad una protesta totalitaria da parte dell’intero stadio e lui lo sa bene, ma ovviamente non poteva parlare diversamente, inventando i soliti numeri falsi e descrivendo ridicole ”occulte regie”.
Ecco allora che contro l’Atalanta si è presa la decisione più sofferta, ma necessaria: abbandonare la propria casa per una domenica per lasciarlo solo, lui con i suoi quattro burattini che comanda. Naturalmente lo stadio non potrà mai essere deserto, non perché molti siano dalla sua parte, ma perché a scendere in campo è la Lazio, la nostra amata Lazio, a cui molti non riescono a rinunciare in nessun caso. Su radio, tv e forum a Roma non si discute di altro e la decisione di alcuni è la seguente: capiamo la protesta, ma noi andiamo lo stesso a sostenere la squadra, anche essendo contro Lotito e sapendo benissimo che lui strumentalizzerà tali presenze a suo favore. Purtroppo questo atteggiamento andrà a favore dell’attuale azionista di maggioranza, il quale parlerà di poche centinaia di tifosi che lo contestano, mentre la maggioranza è con lui (anche se allo stadio magari saranno solo in 3mila ndr), ma tutti ormai sanno che non è cosi, grazie a Lazio-Sassuolo, in cui hanno manifestato il proprio dissenso Curva Nord, Tribuna Tevere, Curva Sud e addirittura Tribuna Monte Mario, in poche parole tutto lo stadio al gran completo. La prossima partita sarà solamente il secondo passo di un lungo cammino intrapreso e da cui non si può più tornare indietro: o noi o lui, punto.
Marco Cannaviccio
Unico Pensiero: vincere Sabato contro l'Inter
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on venerdì 28 febbraio 2014
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Unico Pensiero: vincere Sabato contro l'Inter
Di Fabrizio Landolfi
La Roma di Garcia ha ottenuto tre punti pesanti sabato sera a Bologna, vincendo di misura una partita giocata in modo poco spettacolare, ma con grande ordine tattico. Ancora una volta a fare la differenza sono stati il carattere e la forza del gruppo, di cui uno dei giocatori più emblematici è il belga Radja Nainggolan, autore del gol-vittoria, il primo per lui in maglia giallorossa.
E’ quasi paradossale che un nuovo arrivato come l’ex del Cagliari possa rappresentare così bene lo spirito di una squadra, eppure Nainggolan mostra davvero una voglia di vincere che sprizza da tutti i pori. Uno dei pochi errori di Rudi Garcia, infatti, è stato quello di tenerlo fuori nella sfida con la Lazio, mandando in campo al suo posto il trio De Rossi-Strootman-Pjanic, lo stesso che avrebbe giocato tre giorni dopo nella trasferta di Coppa Italia a Napoli (vista la squalifica di Nainggolan). A Bologna, in verità, la Roma poteva fare meglio in alcune singole occasioni: nel secondo tempo è stata più volte vicina al raddoppio, ma non ha saputo concludere al meglio le azioni, per poi rischiare una beffa clamorosa nel finale, quando il greco Christodoulopoulos ha colpito di testa indisturbato davanti a De Sanctis. Per fortuna dei giallorossi, l’attaccante del Bologna si è mangiato un gol che pareva già fatto, spedendo la palla a lato, ma il rischio è stato davvero grande, alla fine di una gara in cui tra l’altro gli uomini di Garcia erano stati molto bravi in fase difensiva, chiudendo puntualmente gli spazi.
Nel frattempo, si discute molto di arbitraggi ed episodi, dato che nell’ultima giornata di campionato abbiamo visto situazioni abbastanza clamorose. La Juve ha vinto il derby con il Toro per 1-0, ma quel rigore negato ai granata, netto ed evidente, ha fatto arrabbiare molto il pubblico romanista, che ha ancora speranze di rimonta sui bianconeri per lo Scudetto. Durante il derby della Mole, vi sono stati altri episodi a sfavore del Torino, come la mancata espulsione di Vidal, già ammonito, che meritava il secondo giallo almeno in un’occasione. E’ vero che questa Roma ha perso per strada alcuni punti che si potevano conquistare facilmente; pensiamo a quella serie di pareggi contro Torino, Sassuolo, Cagliari ed Atalanta che hanno rovinato una media-punti strepitosa. Di quelle gare, però, ricordiamo anche diversi calci di rigore negati ingiustamente ed un gol regolare annullato a Bradley contro l’Atalanta. In altri casi, bisogna dirlo senza faziosità, vi è stato qualche errore arbitrale a favore della Roma (pensiamo ad esempio ad un rigore assegnato a Gervinho contro l’Inter, per un fallo che in realtà era fuori area). Se si va a scavare nella montagna di situazioni da moviola che si accumula nel corso di un campionato, si può dire tutto ed il contrario di tutto, ed è quello che sta facendo in rete qualche tifoso di parte avversa alla Roma, che pubblica video sugli “aiutini” avuti dalla Roma, omettendo però gli “aiutini” avuti dalle squadre avversarie della Roma. Ma, oltre a tutto questo, bisogna riflettere su quante situazioni a favore ha avuto la Juve di Antonio Conte, una squadra già di per sè molto difficile da fermare, che probabilmente vincerebbe comunque lo Scudetto, anche senza episodi arbitrali favorevoli. La partita di domenica scorsa contro il Torino contiene forse i più clamorosi tra questo tipo di episodi, ma ve ne sono stati tanti altri anche in precedenza. Tutto ciò, ovviamente, non viene menzionato da chi monta con consapevole malafede i video di cui sopra.
In considerazione di tutto quello che stiamo vedendo in questa stagione, c’è da dire che la Roma difficilmente avrebbe potuto fare di meglio: ha avuto solo la sfortuna di trovarsi a concorrere con una Juventus che, oltre a viaggiare a ritmi da record, riceve anche qualche sconto di troppo dai direttori di gara. Il pubblico romanista ha ragione a protestare ed indignarsi per questo fenomeno (per nulla nuovo), tuttavia è altrettanto importante che la squadra non si faccia distrarre dalle polemiche. Chi va in campo non deve mai pensare agli arbitri, ma solo a dare il massimo e portare a casa il risultato. Le possibilità di rimonta sulla Juve sono poche, ma è doveroso difendere il secondo posto: non bisogna far riavvicinare il Napoli di Benitez, contro il quale la Roma andrà a giocare tra due giornate. Ma adesso è vietato pensare alla sfida contro i partenopei: i giallorossi devono concentrarsi su quella di sabato sera con l’Inter di Mazzarri, una squadra che ha avuto delle difficoltà in questa stagione, ma sembra essere in ripresa. Sabato, in un Olimpico che sarà semivuoto a causa della squalifica delle curve (altro fenomeno in cui la Giustizia Sportiva, in Italia, non è stata uguale per tutti), la Roma deve scendere in campo in forma e concentrata, perchè i tre punti in palio sono importantissimi. Conquistarli, significherebbe poter andare a Napoli con una maggiore tranquillità, visto il distacco in classifica. E poi, malgrado tutto, non abbiamo ancora perso di vista la Juve capolista.
Fabrizio Landolfi
Libera la Lazio! 40.000 persone contro la gestione Lotito
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on martedì 25 febbraio 2014
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Libera la Lazio! 40.000 persone contro la gestione Lotito
Di Marco Cannaviccio
Una partita come tante, contro una squadretta ultima in classifica e dall’appeal praticamente inesistente si è trasformata in un moto d’orgoglio per un popolo, quello laziale, ostaggio di un personaggio che fa dell’arroganza, della supponenza e dell’antipatia cronica i suoi cavalli di battaglia; stiamo parlando naturalmente di Claudio Lotito.
Ecco allora che il tifoso della Lazio, stanco dopo dieci anni di umiliazioni da parte di questo falso moralizzatore, decide di manifestare appieno il suo dissenso e si organizza cosi una ”simpatica rimpatriata” con tutti quei tifosi che non frequentano più lo stadio da quando questo personaggio è al comando della Lazio. Un Lazio- Sassuolo, che in condizioni normali non avrebbe attirato più di 20.000 persone, ha portato 40.000 tifosi sugli spalti dell’Olimpico, tutti con il proprio foglio con su scritto ”LIBERA LA LAZIO” da esporre in faccia alla persona che da una decade ormai, ci sta facendo vergognare ed avvelenare ogni giorno di più, grazie alle sue prese in giro, alla sua non voglia di crescere, al suo fare spavaldo ma al tempo stesso inetto e ridicolo.
Tante facce vecchie che non si vedevano da molto tempo sono tornate solo per questa partita in un luogo che un tempo era la loro casa, la loro vita. Tutti uniti, come i vecchi tempi. E poco importa se davanti alle tv il clown continua a sciorinare i suoi freddi numeri, tessendosi da solo le proprie lodi, perché quello che un popolo doveva dimostrare, soprattutto a se stesso, lo ha dimostrato: ha dimostrato di essere ancora vivo, di essere unito e compatto contro una presidenza che non lo rappresenta sotto nessun punto di vista e mai lo rappresenterà, aldilà dei risultati sportivi.
Questa persona, padrona di due squadre di calcio nelle quali, nonostante i buoni risultati ottenuti (soprattutto a Salerno), viene contestata e osteggiata apertamente, non sarà assolutamente facile mandarla via e con tutta probabilità il corteo e la manifestazione di quest’oggi non scalfiranno la sua prosopopea e il suo smisurato ego, ma una cosa è certa: non esiste calcio senza i tifosi e nessuna persona al mondo potrà mai sostituire e oltraggiare l’amore della gente verso la propria squadra… la Lazio è dei tifosi e di nessun altro, Lotito vattene.
Marco Cannaviccio
Riscatto di Destro in campionato, la Roma non molla
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on venerdì 21 febbraio 2014
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Riscatto di Destro in campionato, la Roma non molla
Di Fabrizio Landolfi
Per questa Roma, l’ambizione di inseguire la Juventus in cima alla classifica è ancora viva, nonostante i nove punti di distacco, che potrebbero diventare sei quando si recupererà la partita contro il Parma, rinviata per pioggia. Tutti sono consapevoli di quanto sarà difficile raggiungere i bianconeri, e lo sarà anche tenere lontano il Napoli di Benitez, per tenersi stretto un secondo posto che a questo punto la Roma non deve proprio farsi sfuggire.
Ma a proposito di Napoli, era la Coppa Italia il traguardo più alla portata dei giallorossi, che avrebbero giocato la finale nel loro stadio: sarebbe stata un’occasione anche per rifarsi, in parte, della sconfitta contro la Lazio dello scorso anno. Invece tale possibilità è sfumata, con la brutta sconfitta subìta al San Paolo, dopo che gli uomini di Garcia, seppure con fatica, avevano battuto i partenopei nell’andata. E’ stato un gran peccato, ma ormai la Coppa è andata e l’unica cosa a cui pensare era ripartire, senza crollare dal punto di vista psicologico per una sconfitta che, per quanto pesante, è stata solo la seconda in stagione. La Roma è ripartita con il piede giusto, continuando a credere nel suo gioco e battendo 3-0 la Samp all’Olimpico, in una gara in cui ha dovuto fare a meno di Totti. Stavolta la squadra ha sopportato tranquillamente l’assenza del Capitano, poichè Mattia Destro nell’attacco ha inciso come doveva. Oltre alla bella punizione di Miralem Pjanic, ha deciso la partita proprio una doppietta dell’attaccante classe ’91, che è andato a segno prima di testa su calcio d’angolo e poi con una giocata da vero centravanti di peso, in cui ha ricevuto la palla, l’ha difesa con il corpo neutralizzando il pressing di Gastaldello e l’ha messa in rete con un gran tiro di potenza.
Su Destro e sul suo rendimento, è doveroso fare una riflessione. Premettiamo che si sta parlando di un giocatore che è stato fermo per infortunio per circa sei mesi, perdendo completamente quella forma fisica che ha poi riacquistato col tempo. Detto questo, i numeri sono dalla sua parte: Destro è attualmente il giocatore che ha segnato più gol in questa Roma, in cui non c’è un vero e proprio goleador, ma a turno vanno a segno un po’ tutti. Sei gol segnati per Destro, in nove partite giocate, di cui solo cinque dall’inizio ed altre quattro da subentrato. Non si può dire che questo attaccante non abbia fatto la differenza, quando Rudi Garcia lo ha impiegato. Eppure pochi giorni fa in Coppa Italia, in una partita che aveva grande importanza e allo stesso tempo si annunciava già molto dura alla vigilia (affrontare questo Napoli, per giunta in casa sua, non sarà mai una passeggiata), il tecnico francese ha dato fiducia all’attaccante di Ascoli Piceno, anche perchè Totti non era in condizione di giocare da titolare, ma in campo Destro ha deluso. Pochi palloni toccati, poca mobilità, scarsa partecipazione al gioco della squadra ed appena due conclusioni tentate che non hanno impensierito il portiere partenopeo. Contro la Sampdoria in campionato, Mattia Destro sembrava un altro giocatore. Di certo tra le due avversarie c’è una certa differenza tecnica: la Sampdoria, o almeno la Sampdoria che abbiamo visto domenica all’Olimpico, è una squadra ben più abbordabile del Napoli. Ma sarebbe troppo semplicistico dire che Destro riesce a far la differenza solo con le cosiddette piccole, mentre non è adatto ai match contro le grandi. Questo giocatore ha delle qualità importanti, anche dal punto di vista fisico, ma finora, da quando gioca nella Roma (cioè da due stagioni) non ha mostrato la giusta continuità. Probabilmente è per questo che Garcia, un allenatore che non ama “aspettare” i giocatori, gli ha lasciato poco spazio.
Finora questa squadra, dal punto di vista tattico, ha saputo (quasi sempre) fare a meno della classica prima punta, grazie alle giocate imprevedibili di Totti e alla capacità di spingere degli esterni. Ora che il Capitano dovrà restare fuori per altro tempo (sicuramente non sarà a disposizione per sabato a Bologna), Destro avrà ancora occasioni per dimostrare di essere l’attaccante di cui ha bisogno questa Roma. Tutti noi speriamo che vi riuscirà, come vi è riuscito contro la Samp.
Fabrizio Landolfi
Libera la Lazio: la Curva Nord chiama a raccolta i tifosi della Lazio
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on sabato 15 febbraio 2014
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Libera la Lazio: la Curva Nord chiama a raccolta i tifosi della Lazio
Di Marco Cannaviccio
Un appuntamento a cui non poter mancare, una partita non di cartello a cui accorrere in massa per dare un segnale forte e deciso alla presidenza della Lazio e alla comunicazione. Questo è l’intento dell’iniziativa lanciata dalla curva nord della Lazio e ripresa da radio,tv, giornali e social network di fede biancoceleste, ovvero quella di riportare tutti allo stadio il 23 febbraio in occasione di Lazio-Sassuolo, per ”contarci” e vedere quanti effettivamente (oltre a chiacchierare su forum, su facebook e al bar) hanno intenzione di alzare il sedere e fare qualcosa contro la gestione Lotito.
Lasciare lo stadio vuoto è già stato fatto e la cosa fu strumentalizzata dal presidente Lotito, il quale disse (e lo ripete ancora) che chi lo contesta è solamente una sparuta minoranza del pubblico laziale. Adesso quindi si cambia, si fa l’opposto: tutti allo stadio, chi non ci va da tempo, chi ha smesso di andarci per colpa di Lotito, chi ci va saltuariamente, tutti; Tutti quelli che non ne possono più di questa gestione, delle favolette di Lotito, del solito disco che si ripete da dieci anni, tutti quanti sono chiamati a raccolta per dare un segnale forte alle istituzioni. Il segnale che la gente laziale è stanca, non ne può più di essere presa in giro da un personaggio come Lotito e che a contestarlo non è una ”sparuta minoranza” come dice lui, ma la stragrande maggioranza!
Marco Cannaviccio
Nel Derby due punti persi, al San Paolo la Roma non c'era
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on venerdì 14 febbraio 2014
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Nel Derby due punti persi, al San Paolo la Roma non c'era
Di Fabrizio Landolfi
Quella attuale è una settimana negativa per i colori giallorossi. Prima o poi, lo sapevamo, sarebbe dovuto accadere. Anche in una stagione entusiasmante, che possiamo considerare di rinascita, come quella che sta vivendo la Roma, capita un momento buio. Non possiamo non constatare che in queste ultime due gare l’armata di Garcia ha perso colpi; non a caso, il tecnico francese ha subìto le prime critiche, in parte condivisibili, da parte del pubblico.
Domenica scorsa contro la Lazio, i giallorossi potevano e dovevano vincere piuttosto tranquillamente, per quanto “tranquillo” si possa immaginare un qualsiasi derby. Quando l’allenatore avversario, prima di una sfida così sentita in città, ammette che si accontenterebbe di un pareggio e si augura qualche infortunio dei rivali (battuta o meno, scherzando si dice la verità), significa che si sente spacciato. Dunque si è favoriti, non dai pronostici, che lasciano il tempo che trovano, ma dall’approccio alla gara di una squadra, la Lazio, che già in partenza si sente “autorizzata” a non vincere il derby. In campo, gli uomini di Reja non hanno mai tirato in porta, ma di fatto sono riusciti a non prenderle, chiudendosi indietro ermeticamente. Qualcuno, non solo di parte laziale ma anche di parte romanista, ha criticato Rudi Garcia per la risposta a distanza a Reja, sugli eventuali infortuni: eppure la replica del francese non era stata poi così dura. Il giornalista Roberto Renga ha addirittura sentenziato che “Garcia ha sbagliato più di Reja, perchè non può insultare un allenatore che conosciamo da trent’anni”. Di insulti, in realtà, ne ha sentiti solo Renga, e di obiezioni da fare ve ne sarebbero altre. Ad esempio, se il rispetto vale per tutti, il fatto che Reja sia conosciuto da trent’anni (da chi, oltre a Renga?) non dovrebbe entrarci nulla.
Ma al dì là di questo tipo di polemiche, avulse dal calcio giocato, il tecnico della Roma qualcosa ha sbagliato. Dato che Pjanic e Strootman avrebbero dovuto giocare necessariamente a Napoli, per via della squalifica di Nainggolan, era il caso di impiegare quest’ultimo nel derby. Un giocatore che garantisce dinamismo, corsa, fase offensiva e fase difensiva. Mettendo in campo il belga, Garcia avrebbe potuto far riposare almeno uno tra i due titolari, che non a caso sono arrivati sottotono alla gara di Napoli. Tuttavia ai giocatori, per vincere contro la Lazio e recuperare due punti alla Juve capolista, sarebbe bastato avere un pizzico di lucidità in più per buttare dentro la palla, in una delle tante occasioni create dalla Roma.
Al San Paolo, invece, è stata una vera disfatta: i giallorossi non sono riusciti a scendere in campo con il solito spirito, per poi andare completamente in affanno nel secondo tempo, quando il Napoli è diventato padrone del campo. Per una squadra non abituata a giocare più gare ravvicinate, giocarne tre in una settimana può causare stanchezza, ma non possiamo dimenticare che c’era in palio una finale, da giocare all’Olimpico. La Roma, mercoledì sera, avrebbe dovuto giocare la cosiddetta partita della vita, contro un Napoli che ha probabilmente il miglior attacco in Italia, ma che era riuscita a superare sia in campionato sia nella gara d’andata. A proposito dell’andata, è vero che il 3-2 in casa non è un risultato che fa star tranquilli, ma è pur sempre una vittoria: il demerito non c’è stato una settimana fa, bensì al San Paolo, dove la Roma si è fatta sopraffare dall’avversario e dalla stanchezza. Per la prima volta abbiamo visto la squadra piuttosto nervosa, come testimonia ad esempio l’espulsione evitabile rimediata da Strootman, ma anche qualche protesta di troppo sul 3-0, quando il tempo per provare a recuperare era già poco. Garcia ha lasciato fuori Totti, dando fiducia a Mattia Destro: una scelta che possiamo considerare normale, visto che il Capitano aveva già giocato due gare in settimana. Ma la prestazione di Destro è stata davvero nulla: l’attaccante non si è quasi mai fatto trovare dai compagni, ha toccato pochissimi palloni e non ha mai tirato in porta. E’ vero, si tratta di un giocatore che è stato fermo per circa sei mesi, dopodichè non ha mai ripreso a giocare con continuità, ma in questa stagione stiamo vedendo un certo Luca Toni, che di acciacchi fisici ne ha avuti tanti, oltre ad avere 14 anni più di Destro, fare la differenza nel Verona di Mandorlini, una formazione che tra l’altro sta ottenendo risultati egregi. Perchè Destro non ha quella fame agonistica, pur essendo un centravanti giovane che deve ritagliarsi il suo spazio? A Napoli, purtroppo, non ha dimostrato di poter fare la differenza in questa Roma. A tal proposito, durante la partita abbiamo invocato l’ingresso in campo di Francesco Totti, ma quando Garcia lo ha messo dentro il Capitano non è sembrato certo in gran forma. Questo spiega per quale motivo l’allenatore lo aveva tenuto fuori, dopo due gare consecutive da titolare giocate in quattro giorni. Piuttosto, il tecnico ha ritardato nel sostituire Torosidis, in bambola già nel primo tempo di fronte ai vari Higuain, Mertens ed Hamsik: Garcia ha messo Maicon al posto del greco solo dopo aver subìto il gol del 2-0, ovvero nei primissimi minuti della ripresa. A Napoli abbiamo visto in grave confusione anche Daniele De Rossi: sarà impopolare dirlo, ma il centrocampista di Ostia da troppo tempo non fa più la differenza come alcuni anni fa. Il centrocampo della Roma avrebbe tanto bisogno di quel giocatore instancabile e sempre presente in ogni azione che era Daniele ai tempi di Spalletti, soprattutto quando Strootman non riesce a dare il meglio di sè (per fortuna, è capitato solo nelle ultime due gare). Ma in generale, abbiamo visto una prestazione insufficiente di tutta la squadra: salvabili solo Gervinho, l’unico attivo e pericoloso per gli avversari, ed il nuovo acquisto Michel Bastos, giocatore poco propenso alla fase difensiva, che però ha spinto abbastanza sulla sua fascia.
E’ un vero peccato aver perso così malamente a Napoli, anche perchè è sfumata la possibilità di vincere un trofeo oggettivamente alla portata di questa Roma, che deve rialzarsi e rigenerarsi subito per non perdere altri punti in campionato. Ora c’è bisogno più che mai di una buona striscia di vittorie, per mettere pressione alla Juve e tenere lontano questo Napoli contro il quale, Coppa Italia a parte, la sfida andrà avanti.
Fabrizio Landolfi
Una Roma corsara, Gervinho inarrestabile, e adesso il derby
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on venerdì 7 febbraio 2014
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Una Roma corsara, Gervinho inarrestabile, e adesso il derby
Di Fabrizio Landolfi
Quella di Rudi Garcia dimostra e conferma sempre di più di essere una squadra combattiva, piena di uomini con grande personalità e molto unita. La mano dell’allenatore si vede, indubbiamente, ma va dato merito anche ai giocatori di dare sempre il massimo, in ogni partita. I giallorossi lottano su tutte le azioni, quando perdono palla inseguono senza demordere e soprattutto non si arrendono in nessuna situazione.
Per quanto visto fino a questo punto della stagione, alla Roma possiamo rimproverare qualche errore in fase difensiva e qualche occasione da gol sciupata, ma non possiamo rimproverare nulla dal punto di vista dell’impegno in campo, della famosa grinta, che in passato avevamo invocato a gran voce, soprattutto in alcuni periodi in cui vedevamo una squadra ben dotata tecnicamente ma senza la giusta cattiveria agonistica. In Coppa Italia contro il Napoli abbiamo visto una gran partita, giocata bene e a viso aperto da entrambe le squadre. I giallorossi hanno subìto una rimonta, dal 2-0 del primo tempo al momentaneo 2-2. Una rimonta che poteva costare cara nell’ottica del passaggio del turno. Poi lo spirito di sacrificio della squadra e quell’abitudine a non cedere mai fino alla fine hanno permesso alla Roma di fare suo il match d’andata. I giochi non sono ancora fatti, bisognerà andare a Napoli a fare una battaglia difficile: c’è in palio l’accesso ad una finale, il 3-2 è un risultato che mantiene vivo il testa a testa, ma se non altro la Roma avrà a disposizione due risultati. Eppure, al San Paolo bisognerà scendere in campo per la vittoria, con la stessa fame agonistica dell’andata, senza pensare al risultato dell’Olimpico. Quel che resterà comunque, di quella serata, è la bellezza e lo spettacolo di una partita avvincente, come se ne vedono sempre meno nel calcio italiano.
E’ evidente che in questa Roma, rispetto allo scorso anno, stiano facendo la differenza soprattutto i calciatori arrivati nella scorsa estate. Uno Strootman in più a centrocampo, accanto ad un De Rossi, si fa sentire pesantemente, oltre ad essere in grado di segnare gol spettacolari come quello contro il Napoli che ha fatto esplodere l’Olimpico. In difesa, un centrale come Benatia accanto a Castan ha dato al reparto un’affidabilità ed una forza fisica impressionante, così come Maicon sulla fascia destra garantisce una spinta veloce e continua, oltre ad offrire una gran dose di esperienza ad alto livello. Anche il belga Nainggolan, che purtroppo salterà la semifinale di ritorno per squalifica, si è integrato perfettamente nella squadra ed è stato incisivo dalla prima partita giocata, come se militasse nella Roma da anni. Ma sebbene il punto di forza maggiore dell’armata di Garcia sia la compattezza del gruppo, c’è da dire che è Gervinho l’uomo più sorprendente. Nella gara contro il Napoli l’ivoriano è stato decisivo al 100%, autore di due gol e di una prestazione straordinaria. Un giocatore che gli avversari si ritrovano in ogni parte del campo, a lottare per conquistare palloni e a ripartire con quello scatto fulmineo che è la sua qualità principale. L’intesa tra Gervinho e Francesco Totti è semplicemente formidabile: la classe del Capitano 37enne, capace di fornire sempre assist preziosi, unita alla velocità dell’esterno ivoriano, permette alla Roma di creare moltissime occasioni da gol. A questo proposito, vanno fatti i complimenti anche a Rudi Garcia per aver creato questo modulo tattico difficile da decifrare per gli avversari, in cui Totti gioca nella zona centrale, piuttosto lontano dalla porta, con Gervinho e Ljajic (oppure lo stesso Florenzi, altro gran corridore) che svariano su entrambe le fasce, a volte scambiandosi le posizioni, altre volte addirittura sovrapponendosi. In più, nelle azioni che partono da una giocata del Capitano si inserisce spesso almeno uno dei centrocampisti: il Pjanic o Strootman di turno che va ad attaccare l’area avversaria, mentre Daniele De Rossi resta più attivo in fase di copertura che non in attacco. Gli stessi esterni, poi, danno spesso una mano in difesa quando sono gli avversari a spingere e mettere sotto pressione la difesa romanista.
Domenica c’è il derby, quindi prima di pensare a giocarsi l’accesso alla finale di Coppa Italia a Napoli, la Roma deve concentrarsi sulla sfida più attesa e snervante che ci sia. Sarà sempre così nella Capitale, a prescindere dagli obiettivi che potranno avere Roma e Lazio il derby è sempre il derby, e non si gioca ma si vince, come ebbe a dire Mister Garcia prima della stracittadina d’andata, poi vinta 2-0 dai giallorossi. La qualità c’è, la squadra è in un buon momento di forma fisica ed ha imparato ad affrontare un certo tipo di partite, in cui la fame agonistica conta più di tutto. Dunque domenica bisogna essere freddi e spietati come Lupi, battere la Lazio di Edi Reja e replicare il successo dell’andata.
Fabrizio Landolfi
…E guerra sia
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on domenica 2 febbraio 2014
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…E guerra sia
Di Marco Cannaviccio
Le azioni che compiamo portano a delle conseguenze, sempre. Nessuna persona a questo mondo deve e può pensare di essere libero di far ciò che le pare e piace senza subirne poi le conseguenze, belle o brutte che siano. Un presidente di una società di calcio, molto più di altri, dovrebbe ricordarsi questa cosa. Si, perché se io compro una squadra, non rilevo solamente un’azienda e i propri dipendenti, ma tutto il mondo che c’è dietro e che la manda avanti, ovvero i tifosi e la passione di queste persone verso la propria squadra del cuore.
Purtroppo questa cosa il buon Claudio Lotito non la sa, o fa finta di non saperla, o magari se ne frega altamente; male, molto male. Una persona supponente, arrogante, ridicola, patetica, bugiarda e senza dignità che ha acquistato due squadre riuscendo a farsi odiare da entrambe le tifoserie nel giro di pochissimi mesi nonostante i risultati sportivi in entrambi i casi non siano stati malvagi. Un record, a pensarci bene. Questo è avvenuto proprio per il modo con cui si pone questo personaggio, un uomo pieno di sé che non fa mai mea culpa e che anzi non accetta la minima critica.
Il caro Lotito però, a forza di andare dritto per la sua strada si sta scavando la fossa da solo: dichiarazioni abominevoli, ricatti, minacce, frasi irripetibili e in ultimo campagne acquisti fatte appositamente per indebolire l’organico, sono i suoi modi di fare e, secondo lui, di avvicinare la gente alla squadra.
Il tifoso della Lazio, ormai stanco e impotente di fronte a questo vero e proprio stupro della propria identità e della lazialità, sembrava ormai inerme e svuotato di qualsiasi energia, incapace di ribellarsi ad una mediocrità che aveva inconsciamente accettato. Ma a tutto c’è un limite. Lo scorso gennaio la squadra era seconda in classifica, ma invece di compare e rinforzarsi, Lotito decise bene di mettere fuori squadra Cavanda e prendere Pereirinha e Saha, ovvero il nulla. La scorsa estate la telenovela o presa per i fondelli di Yilmaz, andata come tutti sappiamo, unita ad una campagna acquisti fallimentare. Oggi, dopo la fine del calciomercato, l’ennesima operazione volta a uccidere e distruggere le anime dei tifosi: Hernanes ceduto, 18 milioni incassati e NON reinvestiti, niente, zero, nemmeno un euro.
Stavolta però, il caro gestore di questa società, ha fatto male i propri conti. Mentre al termine delle passate sessioni di mercato c’era ancora qualche isolato difensore di Lotito tra i supporters laziali e tutti gli altri erano ormai rassegnati, questa volta c’è rabbia, tanta rabbia e una irrefrenabile voglia di cambiare le cose, a qualsiasi costo. Le prime avvisaglie si erano percepite pochi giorni fa, quando la Curva Nord aveva annunciato una mega contestazione senza eguali per la partita Lazio-Sassuolo del prossimo 23 febbraio, con tutti i comunicatori dell’etere romano di fede laziale che hanno immediatamente aderito spargendo la voce, uniti come mai li avevamo visti nella storia recente. La cessione di Hernanes ha fatto traboccare il vaso, una sorta di dichiarazione di guerra aperta, che subito è stata raccolta e accettata dal pubblico laziale. Contestazione a Formello prima e a Villa San Sebastiano ( residenza del patron laziale) poi, una petizione su internet contro la sua gestione che in meno di due giorni ha raccolto più di seimila adesioni, sono solo alcune delle iniziative intraprese dal tifo della prima squadra della capitale.
La gente, adesso come non mai, è unita. Tutti sono stanchi, arrabbiati e pronti all’azione come non accadeva da molti anni ormai. La curva è tornata a ruggire e a manifestare la propria opinione con rabbia, i più miti non lo sopportano più, i comunicatori (anche quelli a lui un tempo asserviti per interesse) si sono svegliati. Il popolo si è unito, di nuovo. Lotito è accerchiato, la guerra è solo all’inizio.
Marco Cannaviccio
Il carattere vincente della Roma di Garcia
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on venerdì 24 gennaio 2014
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Il carattere vincente della Roma di Garcia
Di Fabrizio Landolfi
Oggi finalmente possiamo guardare la Roma e riconoscervi una squadra dal grande carattere. Determinata, coraggiosa, tosta, capace di soffrire quando è necessario. In tante occasioni, negli ultimi anni (e non solo) abbiamo rimproverato alla squadra giallorossa di non avere appunto il giusto carattere, la giusta mentalità, nonostante i mezzi tecnici fossero buoni, a volte ottimi.
Martedì sera Totti e compagni si sono presi una rivincita, parziale ma importante e meritata. La Juve inarrestabile che in campionato vince largamente contro tutti, ed ha vinto largamente anche contro la Roma poche settimane fa, almeno in Coppa Italia si è dovuta arrendere alla fame di vittoria e riscatto dei giallorossi. Si dirà che nella formazione bianconera mancavano troppi titolari. In realtà, le assenze che si sono fatte sentire sono quelle di Tevez e Llorente: non è poco, anche perchè Giovinco e Quagliarella, oggettivamente, non sono dello stesso livello. Ma la Juve vista all’Olimpico non sembrava disinteressata alla Coppa Italia, ed era evidente che non volesse perdere contro la sua inseguitrice in campionato. Quindi stavolta ha sbagliato Antonio Conte, il tecnico più “invidiato” d’Italia, nel lasciar fuori due pezzi da novanta come Tevez e Llorente, che poi ha messo dentro nell’ultima parte di gara.
Ma torniamo alla Roma: i giallorossi hanno sudato sette camicie per superare il solido muro difensivo della Juve, riuscendoci solo al 78’ con quel gol di Gervinho che rimarrà a lungo nella memoria del pubblico. In precedenza, gli uomini di Garcia avevano fatto molto possesso palla, cercando sempre la manovra offensiva, ma non avevano mai impegnato seriamente Storari, bloccati dal duro catenaccio degli avversari. Capitan Totti, pur risultando sempre prezioso in fatto di assist, non ha giocato la sua miglior partita: stretto dal pressing costante degli juventini ha provato più volte a sfondare e a tirare da lontano, senza successo. Rudi Garcia ha messo in campo Pjanic al momento giusto, quando la Juve iniziava ad essere meno lucida, ed è stata la mossa vincente. Il bosniaco, entrato al posto di Florenzi, dopo pochi minuti ha preso palla ed attaccato lo spazio in verticale, propiziando l’azione del gol decisivo di Gervinho. Bravissimo anche Strootman, nella stessa azione, a crossare in area dalla linea di fondo campo per il tocco decisivo dell’ivoriano.
In fase difensiva, martedì sera la Roma è stata meno impegnata del solito, poichè la Juve ha creato ben pochi pericoli. Eppure si poteva far meglio: Benatìa è ricorso troppe volte al fallo per fermare Giovinco, rischiando anche un’espulsione che sarebbe stata giusta, per fallo da ultimo uomo sull’attaccante bianconero. Lo stesso De Sanctis ha rischiato grosso, su un intervento che sembrava abbastanza banale, facendosi anticipare di testa da Peluso. E’ invece a centrocampo che la Roma ha giocato davvero una grande partita, così come aveva fatto sabato scorso contro il Livorno e la settimana precedente contro il Genoa. Il belga Nainggolan è stato davvero un ottimo acquisto per la squadra giallorossa: un centrocampista completo, forte fisicamente ed affidabile dal punto di vista tecnico, che non molla mai nei contrasti. Il suo profilo è molto simile a quello dell’olandese Strootman, altro centrocampista che sta facendo la differenza come pochi in questa Roma. Vanno fatti i complimenti anche a Maicon, protagonista di un’ottima gara in cui ha spinto per novanta minuti sulla sua fascia risultando incontenibile, ma anche al greco Torosidis, meno tecnico del brasiliano ma ugualmente costante nella corsa e nella spinta sulla fascia. Più in generale, è stato lo spirito con cui è scesa in campo la squadra, a permetterle di vincere contro un’avversaria difficile come la Juve. Quando si affrontano giocatori con grande grinta e fame agonistica come Vidal, Chiellini e Bonucci, ma anche Marchisio ed Isla, bisogna avere più fame di loro. Stavolta abbiamo visto una Roma davvero unita, aggressiva e rabbiosa al punto giusto, che durante i contrasti non ha mollato di un centimetro. Il lavoro del tecnico Rudi Garcia è veramente da applausi, sia per il carattere che è riuscito a dare alla squadra sia per come ha gestito la stessa.
In campionato sarà difficile inseguire una Juve che oggi ha ben otto punti di vantaggio, ma il secondo posto con conseguente ingresso in Champions è sicuramente alla portata dei giallorossi. L’unico rimpianto, in questo momento, è quello di non aver avuto una Roma così nei due anni scorsi.
Fabrizio Landolfi
Lazio-Juve e la polemica creata ad arte
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Andrea
on martedì 21 gennaio 2014
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Lazio-Juve e la polemica creata ad arte
Di Marco Cannaviccio
Chi vive la quotidianità romana sa bene come nella capitale si viva di calcio 24 ore su 24. Decine di radio private e altrettanti siti locali non fanno altro che parlare tutto il giorno solo di calcio, di Roma e di Lazio e da sempre la rivalità cittadina tra le due compagini romane è la più accesa della penisola.
In questo contesto la partita nel 2010 vinta dall'Inter ai danni della Lazio, con vari tifosi laziali felici di tale risultato, aveva avuto una cassa di risonanza incredibile e per certi versi immotivata: polemiche a non finire sul fatto che i tifosi biancocelesti preferissero perdere una partita inutile per loro ma fondamentale per i nerazzurri, impegnati a due giornate dal termine nella corsa scudetto contro gli odiatissimi cugini romanisti si erano alzate da ogni dove. In tutta Italia personaggi sportivi e non fecero a gara per condannare aspramente il gesto dei laziali, ritenuto assolutamente antisportivo, come se il calcio e lo sport in generale vivesse davvero sulle logiche di De Coubertin.
La cosa assurda, o almeno cosi parrebbe in apparenza, è come i più accesi accusatori di tale comportamento fossero niente di meno che i comunicatori romani stessi; ma come, gente che vive e mangia calcio a Roma da anni, si stupisce se i laziali vogliono che la Roma non vinca il campionato e sono pronti a sacrificare una loro partita (ripeto, inutile ai fini di classifica) pur di non fare un favore ai rivali? Si, o almeno questo poteva sembrare a chi non vive nella capitale. Perché in realtà la verità è ben più profonda: la comunicazione romana è da sempre più ''vicina'' alla causa giallorossa rispetto di quanto lo sia a quella biancoceleste (ma qui la colpa è anche della società di Lotito ndr) e i vari giornali, radio, siti, sono stati costretti a recitare un copione, quello del finto stupore e dell'indignazione popolare, perché è quello che voleva sentirsi dire il tifoso romanista in quel momento.
Questi signori al tempo fecero finta di non ricordare vari episodi che videro coinvolti i supporters romanisti nel corso degli anni, come ad esempio, nel lontano '73, in un Roma-Juve tifarono contro la Roma proprio per non far vincere lo scudetto ai laziali; o quando in un Roma-Udinese preferirono sostenere i bianconeri di Udine per mandare in B, nemmeno la tanto odiata Lazio, ma semplicemente la Fiorentina. Ma senza tornare tanto indietro negli anni, basterebbe far ricordare a costoro che hanno una memoria un po' troppo corta, come si presentò nel 1999 il loro beniamino e tifosissimo giallorosso Claudio Amendola a ''Quelli che il calcio'' il giorno di Roma-Milan, in una delle ultime giornate di campionato in cui Lazio e Milan si stavano contendendo lo scudetto: andò allo stadio con una sciarpa rossonera, ma in questo caso, come in tutti quegli altri, non ci furono polemiche né processi, chissà come mai.
Se a qualcuno venisse in mente di dire che questi brutti episodi (per modo di dire..) accadono solamente in Italia, beh forse dovrebbero farsi un giro per l'Europa e informarsi cosa accadde in un Liverpool-Chelsea, quando i Blues erano in lotta contro gli odiati rivali dei Reds, ovvero il Manchester UTD: la risposta è semplice, i tifosi del Liverpool tifarono Blues, perché per nessuna ragione al mondo bisognava favorire gli odiati Red Devils.
Ora, con questi esempi e digressioni storiche, nessuno qui vuole dire che sia bello e faccia piacere sperare che la propria squadra non faccia punti ed esser costretti a veder vincere altre compagini davanti ai propri occhi per non far trionfare i rivali, anzi. L'ideale per ogni tifoso sarebbe quello di vedere la propria squadra fermare gli acerrimi nemici e magari fargli perdere il titolo, ma se ciò purtroppo non è possibile, si deve fare di necessità virtù.
Ecco però che sabato si giocherà Lazio-Juve, a poche settimane dal derby capitolino poi, quindi quale occasione più ghiotta per i falsi moralisti della comunicazione romana e nazionale di mettere zizzania e creare una polemica ad arte? Accade quindi che da ieri pomeriggio (domenica ndr) sono iniziate a circolare voci e articoli che davano notizia di una richiesta di sconfitta da parte dei tifosi laziali ai loro giocatori in vista della prossima sfida di campionato per non favorire i rivali concittadini nella corsa al titolo. Fermo restando che paragonare quel Lazio-Inter con questa semplice partita di metà stagione quale è in realtà Lazio-Juve è un delitto ed è da incompetenti cronici, ma soprattutto la notizia è falsa. Forum, radio e gruppi sui social network hanno dimostrato il loro dissenso e hanno allontanato queste accuse con una rabbia talmente forte che i giornali in questione sono stati costretti a smentire e riscrivere il pezzo, parlando di qualche laziale che preferirebbe perdere e di una stragrande maggioranza che invece vuole vincere senza se e senza ma.
Ma d'altronde questi comunicatori sicuramente non ricorderanno un episodio che può riassumere al meglio la situazione attuale: nell'anno 2001, quando mancavano poche giornate al termine del campionato la Roma era prima e la Juve seconda, si incontrarono Lazio e Juve e cosa accadde? Tifo assodante per i ragazzi all'epoca guidati da Dino Zoff e trionfo laziale per 4-1. Perché? Semplice, perché nonostante i bianconeri si stessero giocando il titolo contro la Roma, non era una situazione da dentro o fuori come quella di Lazio-Inter del 2010. La Juve aveva ancora diverse giornate per riprendere la Roma e quindi il sacrificio della Lazio non era obbligatorio; un conto è la partita decisiva, un conto una semplice partita che non decide un bel niente. Ecco perché sabato sera i supporters laziali faranno il loro classico ed incessante tifo per i loro beniamini, incuranti di quello che comporterebbe alla classifica un'eventuale risultato positivo, eventualità tra l'altro remota vista la forza della Juve e la disparità dei valori in campo. Se poi la Lazio sarà brava a fermare i bianconeri ( per la gioia di questi pseudo comunicatori) tanto meglio, anche perché il campionato ha appena passato il giro di boa e i campioni d'Italia avrebbero ancora tutto il tempo di far tornare i giallorossi a distanza di sicurezza e vincere il campionato in scioltezza.
Marco Cannaviccio
La Juve è lontana, ma i Giallorossi sono ripartiti
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on mercoledì 15 gennaio 2014
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La Juve è lontana, ma i Giallorossi sono ripartiti
Di Fabrizio Landolfi
Fino a poche settimane fa, commentando il campionato della Roma, ci si chiedeva come avrebbe reagito la squadra di Garcia, dal punto di vista del morale, dopo una sconfitta. I giallorossi non avevano mai perso, pur collezionando qualche pareggio di troppo (complici alcune sviste arbitrali a sfavore da non dimenticare) che li aveva fatti allontanare dalla testa della classifica. Poi è arrivata la batosta dello Juventus Stadium, la prima sconfitta stagionale, ma la squadra ha ripreso benissimo il suo cammino: vittoria in Coppa Italia sulla Samp e vittoria in campionato sul Genoa.
Contro i blucerchiati la Roma aveva sprecato qualche palla-gol di troppo, lasciando aperta fino al fischio finale una partita dominata sul piano del gioco, ma di fatto decisa solo dal gol di Torosidis nei minuti iniziali. Domenica scorsa contro il Genoa, invece, abbiamo visto una squadra più concreta, capace di creare molto e di chiudere il primo tempo già sul 3-0. Rudi Garcia ha impiegato Mattia Destro solo negli ultimi venti minuti, quindi meno di quanto lo aveva impiegato una settimana prima a Torino, quando aveva preferito Ljajic al centravanti, suscitando qualche disappunto tra i tifosi. Probabilmente il tecnico, per il momento, non considera Destro un titolare di questa Roma, anche a causa del fatto che l’ex del Siena ha dovuto saltare tutta la prima parte della stagione. Tuttavia, ci si augura di rivederlo presto nell’undici titolare, magari con la soluzione del 4-2-3-1, con Capitan Totti alle sue spalle. Uno schieramento molto offensivo e sfrontato, con cui la squadra ha già dimostrato di poter giocare, sebbene anche il più prudente 4-3-3 abbia dato bei risultati.
Il protagonista della gara vinta 4-0 sul Genoa è stato senza dubbio Alessandro Florenzi, autore di un gran gol in rovesciata con cui ha sbloccato il risultato. Il giovane centrocampista, adattato da Garcia al ruolo di esterno offensivo, ha anche servito la palla del 3-0 a Maicon, in quella che è stata fin qui la giornata più bella della sua carriera (ancora tutta da vivere). Florenzi è cresciuto molto rispetto allo scorso anno, si sta dimostrando efficace un po’ in tutte le fasi del gioco e sta segnando piuttosto spesso, oltre a farsi apprezzare per la “generosità” con cui gioca per la squadra, senza risparmiarsi mai. Dobbiamo dare atto anche a Zdenek Zeman di aver fatto bene a dare fiducia a questo giovane proveniente dal vivaio romanista, lanciandolo nello scorso campionato e dandogli la possibilità di fare esperienza.
Sempre a proposito di singoli, Roma-Genoa ci ha mostrato che Francesco Totti sta tornando quello di sempre, dopo un periodo di difficoltà dovuto probabilmente ai postumi dell’infortunio che lo ha costretto a rimanere fermo per due mesi. Il gol del 2-0 porta la sua firma, così come l’assist da calcio d’angolo per il colpo di testa vincente di Benatìa, altro giocatore sempre più decisivo e prezioso per la Roma di Garcia.
Riguardo alla classifica, è davvero difficile inseguire questa Juve inarrestabile, che domenica scorsa ha portato a casa l’undicesima vittoria consecutiva. I bianconeri hanno subìto una sconfitta, per mano della Fiorentina, e sono stati fermati sul pari dall’Inter; per il resto, solo vittorie. Un rendimento davvero formidabile, che ricorda quello dell’Inter di qualche anno fa. Purtroppo la Roma, quasi ogni volta che riesce a fare un grande campionato, con la possibilità di competere per lo Scudetto, trova davanti a sè una squadra schiacciasassi che conquista punti dappertutto. Ieri l’Inter di Mancini e poi di Mourinho, oggi la Juve di Conte, che i giallorossi torneranno ad incrociare in Coppa Italia, tra pochi giorni. Sarà un’occasione per rifarsi dopo la sconfitta subìta in campionato, ma anche per dare un segnale alle altre squadre. Prima però bisogna concentrarsi sulla gara di sabato prossimo contro il Livorno, in piena lotta per la salvezza: la Roma deve continuare a giocare con la stessa fame che abbiamo visto contro il Genoa, per vincere e tenersi stretto il secondo posto in classifica.
Fabrizio Landolfi