Napoli – Milan 3-1. L’operaio Walter umilia il conte Max

Napoli – Milan 3-1. L’operaio Walter umilia il conte Max

Di Paolo Esposito

L’aveva preparata come a Manchester Walter Mazzarri. Difesa arcigna, anticipo sulla propria trequarti e ripartenze velocissime, in tre, quattro o più uomini. E così è stato. Ma nella notte che porta al giorno di San Gennaro il Napoli schiaccia il Milan in modo evidente anche sotto il punto di vista del gioco, delle idee messe in campo e, soprattutto, sul piano atletico. Dopo centottanta minuti di campionato la classifica dice che gli azzurri hanno già cinque punti di vantaggio sulle milanesi e le romane.

Ma non era cominciata bene. Il gol di Aquilani in avvio era solo il campanello d’allarme di qualcosa che non andava. Troppo timidi, contratti, incapaci di imporre il proprio gioco, i partenopei soffrivano soprattutto Seedorf e lo stesso Aquilani, che s’inserivano molto bene tra le linee e approfittavano di qualche errore da parte degli azzurri in fase di contenimento e ripartenza. Dopo un minuto ecco il pari, direttamente da punizione di Lavezzi, che dalla destra lascia partire un cross sul quale si avventa Maggio. Sponda del laterale destro azzurro per Cavani, che al volo fa 1 a 1, tra le gambe di Abbiati.


Il Napoli non si adagia, anzi, cambia marcia. Il Milan, invece, s’affloscia. Pochi e sterili i tentativi degli avanti rossoneri. Cassano pensa più a protestare che a giocare e Pato è un fantasma. Da un capitombolo assolutamente non falloso del papero brasiliano nasce così l’azione del raddoppio azzurro. Gargano prende palla al limite della propria area e corre per ottanta metri, bevendosi nel frattempo Van Bommel. arriva al limite di quella avversaria e scarica su Cavani, che nel frattempo si era aperto a sinistra. El Matador non si fa pregare, e con un tiro a giro potentissimo mette nel sacco per il due a uno.

A questo punto il Milan è tramortito, senza peraltro giocatori in grado di cambiare passo alla manovra e volto alla partita. Buon inserimento di Aquilani sul lato mancino dell’area, tiro rasoterra e piede miracoloso di De Sanctis, che manda a lato. Poi più nulla. Il Milan scompare, quasi rassegnato al proprio destino, e il Napoli s’impone con la consapevolezza tipica della grande squadra, che sa di avere in pugno la partita.

Nella ripresa, i napoletani, che avevano giocato bene fino a quel momento, diventano giganti. Aronica, Campagnaro e Cannavaro sotterrano Pato e Cassano, tant’è che a fine partita più di un addetto ai lavori ha chiesto se i due avessero davvero giocato. Inler e Gargano strapazzano Nocerino e Van Bommel, Maggio e Dossena fanno venire l’orticaria ad Abate e Bonera. Thiago Silva e Nesta, che avevano dominato contro Messi, Villa e Pedro, sembrano in evidente affanno ad ogni affondo di Lavezzi e ad ogni inserimento di Hamsik. E poi c’è lui, Edinson Cavani, che a metà ripresa chiude i conti con una girata a rete volante dopo una corta respinta della difesa. Coefficiente di difficoltà 9,9 direbbero i tuffatori. Hattrick! E pallone di gara che da quest’anno diventa trofeo per chi mette a segno una tripletta.

Finisce tra gli olè del pubblico, è un trionfo per la squadra azzurra, che rispedisce il diavolo nel suo inferno in modo scorbutico, cinico, impietoso, con buona pace di chi, Adriano Galliani dixit, non aveva paura del Barcellona, figurarsi del Napoli. Per la cronaca, lo stesso Galliani a fine gara non ha voluto rilasciare commenti. Allegri, dal canto suo, si dice comunque contento dei suoi, mentre Mazzarri non lo è del tutto, a cominciare dall’approccio alla gara. Il presidente del Napoli, in perfetto stile De Laurentiis, dice che il Santo Patrono “potrebbe non fare il miracolo” o, meglio, “l’ha già fatto stasera”.

Paolo Esposito

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