Roma, Riise: Il fulmine innamorato del sole (Il Romanista)

Il fulmine innamorato del sole

"Thunderbolt" arriva dal
profondo Nord della Norvegia
ma ha scoperto la felicità
«aprendo la finestra sul cielo
di Roma», non a Liverpool.
L’amicizia con Aquilani

Di DANIELE GALLI
Sfatiamo subito uno stereotipo. John Arne Riise non è il
classico nordico dagli occhi di ghiaccio. Uno che non ride
e che muggisce, invece di chiacchierare. Avete presente
Raikkonen? Ecco, mai paragone fu meno calzante. Con
il finnico Kimi, il nostro uomo ha in comune solo il freddo che
cala nelle vene direttamente dalle banchise polari. John Arne
è ben altro: dna del classico italiano da spiaggia e una passione
innata per il calcio. E non solo. È un giocherellone, ama le donne
e ha le tasche bucate. Perché adora fare la cicala per le cose
belle, e questo gli ha creato qualche grattacapo. Sin da bambino.
Aveva 9 anni e un sacchetto di spicci in mano per giocare
nella sua natale Aalesund, quarantamila abitanti che si conoscono
tutti e fanno affari d’oro con lo stoccafisso. Li spese tutti
e il babbo lo rimproverò: «No, John Arne, non puoi chiedermene
altri. Adesso, il denaro è finito». In Norvegia hanno detto
e scritto che Riise si sarebbe quasi rovinato per accontentare
la sua ex moglie, Guri Møller Havnevik, da cui ha avuto la
piccola Arianna, 7 anni. La figlia vive ora con Guri e il nuovo
compagno della donna. Per John Arne è un cruccio perenne,
cui cerca di non pensare dedicandosi alla passione di una vita:
il football.
Riise inizia a dare quattro calci al pallone quasi per scherzo
nello sconosciuto club dell’Hessa IL. Non c’è nemmeno una
prima squadra, è roba da dilettanti. Nel 1995, a 15 anni, il ragazzino
viene ceduto all’Aalesund FK, prima divisione norvegese.
Classe superiore, e di gran lunga, alla media, una trafila
completa in tutte le nazionali giovanili, questo ragazzone viene
immediatamente notato dai dirigenti del Monaco, che nel
’98 lo portano in Francia. Ormai Riise non è più uno sconosciuto
e nel 2001 passa al Liverpool per quattro milioni di euro. In
sette anni diventerà “Thunderbolt”, fulmine o saetta, che dir si
voglia. La potenza del suo sinistro, che piega le mani ai portiere,
diventa leggenda. Con questa maglia John vince una Champions
nel 2004/05 (ricordate il 3-0 del Milan a Istanbul, poi trasformatosi
in 3-3 con beffa ai rigori pro Reds?), oltre a qualche
coppetta e a un paio di Supercoppe europee. Nella sua Aalesund,
di fronte al “Color Line Stadion” c’è una statua che gli assomiglia
mica per caso. Seppure non sia dedicata espressamente
a Riise, nell’immaginazione popolare è il simbolo di un
uomo che i fiordi è riuscito a prenderli a calci. Unica macchia
in carriera, un’autorete quest’anno in semifinale di Coppa dei
Campioni con il Chelsea. Capita. Eppure, in Inghilterra sostengono
che tanto sia bastato a Rafa Benitez per tagliare fuori John
Arne dalla rosa.
Nell’ultimo periodo della sua permanenza a Liverpool nulla
pare andare più per il verso giusto. Il peso economico del divorzio
da Guri si fa sentire. In questo panorama, dove il successo
pubblico e quello privato non sempre scorrono paralleli, si
affaccia la Roma. È amore a prima vista. Spalletti stravede per
“pesi e centimetri” (ma non solo) di questo norvegese di gran
classe. Gli unici dubbi riguardano il suo ambientamento. Che
ci fa nel Belpaese uno cresciuto a due passi dall’Artico? Invece,
è una scommessa vinta. A sorpresa, per chi non lo conosce, Riise
si fa apprezzare dai suoi nuovi compagni di squadra per lo
spirito gioviale. Viene seguito nei suoi primi spostamenti da
Salvatore Scaglia, perché il team manager romanista è nato a
Oslo. In breve tempo la nuova saetta romanista lega con Cassetti
e diventa amicone di Aquilani. Alberto lo "scarrozza" in
lungo e in largo per la Capitale, dove John Arne vive con la sua
Maria Elvegård, 27 anni e fisico invidiabile.
All’inizio, Riise e il Principino si parlano più a gesti che in
inglese. Fino a quando non decidono di provare a dialogare in
italiano. Sebbene la strada della completa comprensione sia
ancora lunga, il sistema funziona. Anche perché, nel frattempo,
John Arne sta prendendo lezioni (cinque a settimana) da
un’anziana insegnante che vive da anni nel nostro Paese. Nel
tempo libero, Riise gioca spesso a “Winning Eleven”, versione
giapponese del videogioco pallonaro“Pro Evolution”. Avversario
preferito, proprio l’amico Aqui. In pochi mesi “Thunderbolt”
si innamora perdutamente di Roma. Agli amici ha confidato
«che alzarsi la mattina, aprire la finestra e venire baciati
dal sole, invece che dalle nuvole di Liverpool, mi mette di buon
umore». Questione di feeling. Quello con Roma già c’è.

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