L’ANALISI TATTICA DELLA PARTITA DI DOMENICA SCORSA EVIDENZIA COME LA PRESTAZIONE GIALLOROSSA SIA COMPLETAMENTE SPACCATA IN DUE PARTIE se il problema fosse soltanto fisico?
Nel primo tempo più occasioni e gioco, nella ripresa la Roma si è allungata e il Napoli ha avuto vita facile
Di DANIELE LO MONACO
A rivederla con calma, con la coscienza dello sviluppo
osservato dal vivo, e con le possibilità d’approfondimento
che garantiscono la visione televisiva e le statistiche
della Digital Soccer, il risultato della sfida tra Roma e
Napoli ha una spiegazione logica che rasenta l’esattezza
scientifica. Il primo tempo è stato decisamente giallorosso, il
secondo azzurro pur nella sua successione di avvenimenti più
istintiva. Le occasioni sono state 7 a testa (3-1 nel primo tempo,
4-6 nella ripresa). Le recriminazioni una per squadra: il
calcetto di Baptista su Santacroce che ha aperto l’autostrada
ad Aquilani nel primo tempo, la trattenuta di Contini su Aquilani
che avrebbe dovuto essere punita col rigore subito dopo
il pareggio del Napoli nel secondo. E fin qui siamo agli elementi
oggettivi e più visibili. Ma quanto bisogna preoccuparsi
di questa veste inedita e confusa della nuova Roma?
L’unica certezza che autorizza qualche risposta, però, è
che sul risultato e sull’evoluzione della partita di domenica
ha pesato come un macigno il diverso grado di preparazione
tra le squadre. E questa interpretazione trova oggettivo riscontro
in diversi dati: intanto perché il primo tempo, giocato
con le squadre in parità numerica, è stato sapientemente
gestito dalla Roma che ha sofferto solo un paio di incursioni
casuali e ha rischiato di prendere il gol sostanzialmente solo
sul cross di Vitale maldestramente deviato da Mexes. E’ vero
che la Roma ha lasciato troppi spazi sul lato sinistro, ma era
un rischio calcolato perché, come ha spiegato Spalletti nella
conferenza-stampa di fine partita, in fase di non possesso Baptista
non doveva ripiegare su Maggio, ma tenere a bada Santacroce,
mentre dall’altra parte Cassetti si occupava dell’esterno
omologo di Maggio, Vitale. Così, a cascata, la corsia sotto
la Monte Mario era meno densa di uomini e questo favoriva
le iniziative sporadiche degli azzurri (perché Riise attendeva
in zona l’ex sampdoriano lasciandogli tanti metri), ma
anche la maggior parte di quelle giallorosse, gol compreso. I
dati del primo tempo raccontano nel dettaglio la capacità di
gestione romanista, il maggior numero di pericoli creati, la
sostanziale superiorità tecnica e tattica: peccato per i numerosi
errori individuali, magari, ma questo è un dato destinato
a migliorare.
Nella ripresa i dati cambiano sensibilmente, ma soprattutto
negli indici di qualità. Il baricentro della squadra è aumentato
(da 57 a 66 metri), ma sono spariti i cambi di gioco,
sono aumentate del doppio le palle a scavalcare il centrocampo
e sono sensibilmente calate le azioni partite dalla difesa, segno
di impazienza e scarsa lucidità. Logico, mentre passava il
tempo e aumentavano nervosismo e fatica. Senza Cicinho,
poi, sono drasticamente mancate le iniziative sul fronte destro
(nel primo tempo l’86% dei cross è partito da destra, nella
ripresa il 44%) e sono aumentate le iniziative personali (12
dribbling riusciti contro 2). Le occasioni degli azzurri sono
nate sostanzialmente dalle irresistibili progressioni di Lavezzi,
un paio di volte determinate da altrettante ingenuità di
Baptista in disimpegno, e quindi c’è poco da approfondire. Dove
semmai i difensori della Roma sono tornati a sollevare perplessità
è nel piazzamento nelle marcature strette e nell’atteggiamento
generale: Juan è tornato a fare il libero scalando
diversi metri dietro Mexes (0 fuorigioco avversari è un dato
davvero inusuale per una squadra che propone gioco offensivo),
confermando la tendenza attendista che caratterizza la
fase di non possesso giallorossa. Il brasiliano è stato anche disattento
nella marcatura di Denis sul gol, restandogli davanti
sulla traiettoria che infatti l’ha scavalcato.
Infine un pensierino sulle punizioni dal limite, efficacissima
risorsa che la Roma sfrutta male: tre calci piazzati nella
ripresa sono stati caratterizzati più dalle discussioni tra i giocatori
per calciarle che dalla pericolosità delle conclusioni.
Baptista e De Rossi hanno calciato male a giro, scansando
Aquilani e Vucinic che avevano invece in serbo le botte violente.
Non sarebbe il caso di curare meglio in allenamento le possibili
soluzioni e sfruttare davvero gli specialisti?
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