Il club francese offre 15 milioni, la Roma dice no: «Incedibile». Totti: «Bene così»
Francesco Oddi
Fine agosto, tempo di Mancini: rischia quasi di diventare una tradizione, in chiusura di mercato una squadra non è soddisfatta della campagna di rafforzamento, e prova a prendersi il brasiliano della Roma. Era successo due anni fa con la Juventus, quando la dirigenza bianconera era ancora composta dalla Triade degli Intoccabili, è capitato di nuovo due giorni fa, questa volta con il Lione. Missione segreta, il presidente Jean-Michel Aulas in persona a Roma, insieme al direttore amministrativo Marino Faccioli, la richiesta l'ha ufficializzata proprio Daniele Pradè, nel mettere la parola fine ad una trattativa mai nata. «Non c'è stato né un incontro, né una trattativa con il Lione per Mancini - ha fatto sapere il direttore generale del club giallorosso - bensì solo una corretta richiesta da parte del Lione in merito al calciatore. Ma la risposta della Roma è stata che Mancini è incedibile». «Se vogliono tenere un giocatore così importante fa piacere - gli ha fatto eco Spalletti, che venti minuti prima della partita di Palermo non aveva molta voglia di rispondere alla domanda di Sky - è un valore aggiunto che abbiamo da mettere sul piatto della bilancia».
E si che il Lione di milioni di euro avrebbe avuti: ne ha presi tredici solo dalla Juventus per il portoghese Thiago, un paio in più per Abidal dal Barcellona, tredici e mezzo, ma di sterline, dal Chelsea per Malouda. Dopo sei scudetti di fila, tutte le relative Supercoppe, ed una serie lunga quanto remunerativa di gettoni di presenza in Champions League, il club francese sta annaspando nella parte bassa della classifica: il campionato è iniziato da neppure un mese, ma è già scattato il campanello d'allarme sulla prosecuzione del miracolo Lione, che ogni anno come l'Araba Fenice rinasceva dalle sue ceneri dopo aver ceduto i pezzi migliori. Avevano puntato il diciannovenne attaccante Willian Borges del Corinthians, elemento ancora in cerca di affermazione definitiva, pienamente in linea con la politica societaria, dieci giorni fa lo Shakhtar Donetsk li ha battuti in volata prendendoselo per diciannove milioni di dollari. Nel frattempo il Lione ha perso in casa del Lorient, e la dirigenza ha alzato il tiro, provando a prendere il giocatore rimasto nell'immaginario collettivo per il gol, con annessa umiliazione al quotatissimo Reveillère, che ha sancito l'eliminazione dall'ultima Champions League. L'offerta, secondo L'Equipe di ieri, era di quindici milioni di euro, il telegiornale di La7 ha rilanciato la notizia, chiamando di fatto la smentita pubblica di Pradè.
Che non è stata l'unica: ieri il Lione, sul sito ufficiale, ha smentito persino il viaggio a Roma del presidente, aggiungendo, nello stesso comunicato, che la squadra è già competitiva, non ha bisogno di acquisti, e «la ricerca di un giocatore offensivo non costituisce quindi una priorità nelle strategie del club». Che sia vero no, non è un problema della Roma: Mancini non partirà, per non rovinare tutto quanto di buono la dirigenza ha costruito in questa campagna acquisti. La sua cessione (secondo i giornali inglesi il Liverpool era disposto a offrirne venti di milioni di euro, non i quindici del Lione) sarebbe stata presa in considerazione solo per evitare di arrivare ad un anno dalla scadenza del contratto senza rinnovo. Non succederà: la firma non c'è ancora, ma l'accordo si, con lo stesso ingaggio e gli stessi premi garantiti a Mexes, che aveva offerte da mezza Europa, una clausola rescissoria ben inferiore al valore di mercato, ma ha scelto di prolungare il contratto con la Roma. Mancini è dello stesso avviso, ai primi di settembre Gilmar Veloz sarà nella capitale per mettere nero su bianco un rinnovo che ormai non viene più considerato problematico. In serata, a Controcampo, Totti ha giudicato positivamente la permanenza di Amantino: «Meglio così, è un giocatore importante, ci servirà».
Da ilromanista.it






0 commenti:
Posta un commento