«La prima è sempre difficile, contava vincere. La Supercoppa ci ha dato fiducia»
Francesca Spaziani Testa
«Dovevamo partire bene e l'abbiamo fatto. Ora non resta che proseguire su questa strada». A Palermo, e alla prima di campionato, Alberto Aquilani lascia il segno, con una grande prestazione ma soprattutto con un gol capolavoro al minuto 27 del primo tempo, ciliegina sulla torta. Quella rete, quel tiro dai 35 metri che non t'aspetti, è per le cento presenze con la maglia della sua Roma, festeggiate proprio ieri. È un po' anche per Roberto Donadoni, il commissario tecnico della nazionale, sugli spalti del Barbera per ammirare lui, il Principino , e poi De Rossi, Tonetto. Perché no, pure Christian Panucci, che per la doppia sfida con Francia e Ucraina, visto il ko di Materazzi, può sempre tornar buono.
A Palermo, d'altronde, la prova dei singoli è ottima. Ma, sin dal primo minuto, impressiona soprattutto il collettivo, il gruppo. E allora i sogni di gloria paiono davvero giustificati, anche se la parola scudetto si scaccia via e all'esordio in Champions di metà settembre ancora non ci si pensa. «Non so se questa squadra esprima un gioco migliore di quello dello scorso anno - commenta Aquilani ai microfoni di Sky , poco dopo il fischio finale dell'arbitro Morganti - perché nell'ultima stagione abbiamo disputato un grande campionato. Quello che so è che tra noi c'è tanta soddisfazione, perché era importantissimo partire bene e l'abbiamo fatto, contro una grande squadra come il Palermo. Non era per niente facile». Tre punti, i primi, da riportare a Roma. E «un buon auspicio per il prosieguo del campionato». Lo chiama così, Alberto, il 2-0 ai siciliani, arrivato giusto giusto una settimana dopo il trionfo del Meazza e la conquista della Supercoppa Italiana: «Le vittorie ci hanno dato morale. L'ultima con l'Inter, poi, è stata una grossa iniezione di fiducia. Noi, comunque, siamo una squadra in salute. Stiamo bene e ce la possiamo giocare con tutti. Dobbiamo solo continuare così».
In salute è certamente lui, Aquilani, che sulla linea mediana del campo non fa rimpiangere Pizarro, fuori per infortunio, e che fa bene, benissimo, anche sulla trequarti, dove Spalletti lo sposta dopo l'ingresso di Brighi. Il calvario della scorsa stagione, frutto degli infortuni, è alle spalle. La rinascita , oggi, è certificata. Ma con il Pek prossimo al rientro e con Perrotta praticamente fisso alle spalle di Totti, il posto da titolare è tutt'altro che una certezza. «Stare in panchina non mi stupirebbe - spiega Alberto, tranquillissimo - Anzi. Io sono a disposizione dell'allenatore, che è quello che decide. E quando vengo chiamato in causa cerco sempre di dare il massimo, mi faccio trovare pronto. È ovvio che, potendo scegliere, vorrei giocare, ma preferisco vivere partita dopo partita». Fa il ragazzo responsabile, Aquilani. E Spalletti, pochi minuti più tardi, liquida la questione con una brevissima considerazione: «Abbiamo una rosa ampia e giocatori che possono ricoprire più ruoli. Per quanto mi riguarda, Alberto e Pizarro sono tutti e due titolari».
Da ilromanista.it






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