SOMIGLIA A DAVIDS, È STATO CAMPIONE D’EUROPA UNDER 21È DRENTHE L’ALTERNATIVA
Nel caso in cui sfumasse Malouda, la Roma andrebbe
sull’olandese: ottime relazioni, anche sul carattere
Di Daniele Lo Monaco
Malouda e Baptista, Baptista e Malouda,
non si scappa da qua. Cresce
la Roma di Spalletti in attesa dei
due uomini che dovrebbero far spiccare l’ultimo
saltino in avanti, quello che proietterebbe
la squadra giallorossa sulla vetta di
quasi tutti i pronostici del campionato italiano
e sul livello delle più forti pretendenti alla
Champions League. I contatti di Conti e
Pradè con dirigenti, mediatori e procuratori
sono quotidiani e le piste da seguire restano
diverse: di sicuro sui due uomini già citati c’è
la stessa convergenza di opinioni che c’era
qualche tempo fa su Mutu. Baptista, in particolare,
è l’obiettivo più a portata: il Real l’ha
messo ormai nella lista dei partenti, il giocatore
e il suo procuratore hanno capito che
l’interesse della Roma non è una chiacchiera
da corridoio ma una realtà riconosciuta,
così quello che secondo molti operatori di
mercato è un affare già concluso in realtà
aspetta la sua definizione su cifre, pagamenti
e ingaggi. Ma da qualsiasi parte la si veda, i
parametri sono giusti: per il cartellino si tratta
al di sotto dei quindici milioni, l’ingaggio
rientra nel tetto, tecnicamente il giocatore
non si discute. Baptista, insomma, arriverà,
salvo clamorose sorprese, e non si discute.
Semmai la Roma è maggiormente preoccupata
dall’esito della trattativa con il Chelsea
per Malouda, l’esterno di gamba di cui
Scolari non sembra avere intenzione di fare
a meno. Così la società giallorossa batte anche
altre piste e quella principale, nel caso in
cui la strada per Malouda dovesse rivelarsi
sbarrata, porta a Royston Drenthe, talentuosissimo
motorino di sinistra olandese pescato
nel Feyenoord esattamente un anno fa dal
Real Madrid per la modica cifra di 14 milioni
di euro. Il mancino del Suriname che somiglia
in maniera impressionante nelle modalità
di corsa e nelle attitudini al connazionale
Edgar Davids non è stato protagonista di
una grande stagione nelle merengues, chiuso
nel ruolo da fenomeni come Robinho,
Robben e Sneijder: appena 7 le partite giocate
da titolare, 18 le presenze totali, 2 gol segnati
(di cui uno, però, strepitoso) su un totale
di 745 minuti. Ora Drenthe, ventuno anni
compiuti da poco, è la stella della nazionale
olimpica olandese (vanta sette gol in venti
presenze), sostanzialmente il gruppo che lo
scorso anno ha conquistato il titolo europeo
under 21 e nel quale proprio lui s’è messo in
evidenza fino ad essere eletto miglior giocatore
della fase finale. E’ alto appena 167 centimetri,
ma è un fascio di muscoli. Dotato di
grandissima forza fisica e impressionante rapidità
di movimento, è uno dei riconosciuti
maestri dell’”elastico”, quella giocata (mostrata
spesso anche da Ronaldinho) attraverso
la quale si sconcerta il difensore avversario
spostando la palla tenendolo incollata al
piede da una parte e poi la si porta dall’altra
con un fulmineo contromovimento.
Su di lui pendeva semmai qualche perplessità
dal punto di vista caratteriale. In
Olanda finiva spesso nel mirino degli arbitri
(9 cartellini gialli e uno rosso nella stagione
2006-2007) e anche fuori dal campo è stato
descritto come un ragazzo un po’ troppo esuberante.
Ma poi alla Roma hanno ricevuto lusinghiere
relazioni e tutte le incertezze sono
state rimosse. Quest’anno, peraltro, ha avuto
appena un’ammonizione in tutta la stagione.
Il costo del suo cartellino vista la sostanziale
inattività ha conosciuto una certa svalutazione:
la Roma pensa di poterlo trattare
sulla base di 10 milioni, magari a scendere.
Ma per il momento il Real non ha ancora
sciolto le riserve sul suo conto: l’infortunio
di Sneijder e l’incertezza su Robinho hanno
consigliato prudenza a Mijatovic. Tatticamente,
Drenthe ha cominciato come terzino,
ma poi l’attitudine alla fase offensiva ha
spinto i suoi allenatori a schierarlo esterno
alto. Nel Real, vista l’abbondanza di giocatori
di fascia, ha giocato anche interno, ovviamente
d’assalto. Anche con la Roma nella
doppia sfida di Champions League è sceso in
campo sia all’andata (dodici minuti) sia al ritorno
(ventinove): giusto il tempo per capire
che quella squadra che il Real s’è trovata di
fronte era tatticamente insuperabile. All’Olimpico
aveva giocato qualche secondo pure
nella sfida contro la Lazio. Così già conosce
anche questa differenza.
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