Spalletti: «Che personalità»

IL TECNICO SODDISFATTO PER IL GIOCO MA ANCHE PER IL CARATTERE DIMOSTRATO DALLA SUA ROMA

«Siamo stati bene in campo e abbiamo saputo soffrire quando il Palermo spingeva»

Francesco Oddi
Da Milano a Palermo, solo andata ma con due vittorie che autorizzerebbero toni trionfalistici: deve fare il pompiere in sala stampa Luciano Spalletti, che sa bene come con due risultati del genere ci sia il rischio che l'ambiente si esalti troppo, con conseguenze facilmente immaginabili. «Non abbiamo dato un segnale al campionato, abbiamo dato un segnale a questa partita. Siamo stati bene in campo, abbiamo agito con personalità, pur soffrendo in alcuni frangenti. Il Palermo nel secondo tempo ha spinto, ma io ho visto una squadra tecnica, che ha tenuto bene in mano la partita, rimanendo convinta delle proprie personalità». Personalità che non ha certo fatto difetto ad Alberto Aquilani, che quattro giorni dopo aver piazzato un assist alla seconda apparizione con la nazionale maggiore, davanti al ct azzurro ha fissato il risultato con una rete da campione. «Alberto ha fatto una buona gara, anzi un grandissimo gol ed una buona partita - continua il tecnico di Montespertoli - è un ragazzo interessantissimo, che ha anche una grande disponibilità nell'ascoltare, una caratteristica che gli permetterà di diventare un giocatore completo».
Inevitabile la domanda sul collega in tribuna, stranamente non si parla di Totti, ma del grande escluso del Mondiale 2006, Christian Panucci, che ha giocato una grande partita al centro della difesa, ruolo rimasto quasi scoperto in nazionale dopo l'addio di Nesta e l'infortunio di Materazzi. «Questi sono giochino che non si fanno tra colleghi, perché diventa scorretto: non sono io che devo segnalare giocatori a Donadoni, lui riesce benissimo a vedere le cose che vuole. Di certo Panucci ha fatto vedere tutta la sua esperienza. È un giocatore che ha un buonissimo piede, fa sempre le scelte giuste, e sa giocare in tanti ruoli. Ma sarà il ct a decidere se prenderlo in considerazione o no».
Polemica sviata anche sulle scelte da fare quando la rosa sarà completa, quando Pizarro tornerà a disposizione nello stesso ruolo dell'eccellente Aquilani di questo avvio di stagione. «Si è sempre parlato della necessità di completare la rosa, questo significa avere più titolari in diverse posizioni. Le scelte dipendono dal momento che sta attraversando un calciatore, oltre che dalle caratteristiche personali. Non si parte mai con una formazione già stabilita, si decide sul momento, basandosi sullo stato di forma. L'anno scorso ci siamo trovati con quindici o sedici giocatori che hanno giocato trentacinque, trentasette partite, quest'anno non dovrebbe succedere. Per me sono tutti titolari, sono i giornalisti a fare le differenze. Oggi (ieri, ndr), se si va a scomporre la nostra prestazione, siamo entrati in campo con grande personalità, convinti delle nostre qualità, affrontando l'avversario a visto aperto.
Magari per quello che abbiamo costruito in altre situazioni è curioso che siamo andati in gol con quella meno pulita, in occasione dell'1-0. Ma la squadra ha fatto bene, macinato gioco, costruito situazioni importanti, senza commettere l'errore degli anni precedenti: la squadra non si è intimorita, non si è accontentata del vantaggio, ma ha continuato a gestirlo con tranquillità. È un dato di fatto che mi fa enormemente piacere. La difesa ha rischiato poco, ma il merito è di tuta la squadra. Se i due centrali non corrono rischi è anche per il lavoro dei compagni, dalle palle che intercettano: se di fronte alla difesa arrivano giocatori che hanno il tempo di leggere la situazione, e prendere la mira, diventa tutto più difficile. Invece la squadra li ha agevolati, ha fatto benissimo. Cicinho lo abbiamo preso per fare il quarto in difesa, non il centrocampista, e non è vero che non abbiamo un vice De Rossi. Barusso in prospettiva lo diventerà, è un giocatore molto fisico, deve solo migliorare un po' con la palla per somigliare a Daniele. E poi abbiamo Brighi, che da equilibrio alla squadra: sulla linea dei mediani siamo a posto. E poi c'è Doni: abbiamo fatto la scelta giusta a puntarci, siamo tutti contenti della crescita che ha avuto. È un grande portiere, ormai me lo dicono tutti».

Da ilromanista.it
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